28 settembre 2007

Qualcosa di rosso



A modo nostro, per questa cosa qui.

24 settembre 2007

Il 6 ottobre

Dopo cinque anni di chiusura, riapre il Palazzo delle Esposizioni di Roma con una mostra su Stanley Kubrick. Non dico altro.

21 settembre 2007

Difficile da discernere

Pochi mesi fa la NASA annunciò con un certo clamore la possibile presenza di tracce di acqua liquida sulla superficie marziana. Nell'ultimo numero di Science, nuove analisi condotte su immagini ad alta risoluzione concludono che per ora non c'è niente che confermi davvero la presenza di acqua, e che le stesse tracce potrebbero essere state prodotte semplicemente da detriti asciutti. È un altro esempio dell'estrema cautela con cui vanno maneggiate le conclusioni di indagini scientifiche soggette a forti incertezze. Mi ha colpito che l'editoriale di Science usi praticamente la stessa scelta di vocaboli ("difficult to discern", difficile da discernere) usata recentemente dai climatologi italiani a proposito dei cambiamenti irreversibili del clima.

20 settembre 2007

"An infantile fixation on putting people into space"

La NASA riapre le selezioni per astronauti (solo cittadini americani, sorry). Ma, nel frattempo, arrivano le pesanti critiche del premio Nobel Steven Weinberg alle missioni spaziali con equipaggio umano.

19 settembre 2007

Da rosso a blu?

Dicevamo del ‘terraforming’ di Marte. Si tratterebbe di modificare artificialmente l’ambiente del pianeta, in modo da renderlo gradualmente adatto alla vita. È un’idea originariamente proposta, tra gli altri, da Carl Sagan negli anni ‘70, e più di recente propagandata da Zubrin, come si diceva ieri, nel libro ‘The case for Mars’.
È ormai opinione piuttosto condivisa tra gli esperti che Marte abbia avuto in passato un clima più caldo, simile alla Terra, e acqua liquida in superficie. Poi, Marte avrebbe perso gran parte dell’atmosfera, per varie ragioni: cessazione dell’attività vulcanica (che assicura il riciclo dei gas intrappolati nelle rocce), scarsa gravità superficiale (che fatica a trattenere i gas più leggeri) e assenza di campo magnetico (che protegge l’atmosfera dal vento solare). A quel punto, con una pressione atmosferica bassissima e senza effetto serra, la temperatura marziana è scesa a livelli incompatibili con la presenza di acqua liquida.
Zubrin e gli altri seguaci del terraforming marziano, propongono di invertire il processo, in modi teoricamente sensati ma alquanto fantasiosi dal punto di vista pratico. L’idea sarebbe di riscaldare la superficie del pianeta (attraverso specchi in orbita e con la produzione artificiale di grandi quantità di anidride carbonica e di altri gas serra: una cosa, quest’ultima, che sulla Terra purtroppo abbiamo imparato a fare piuttosto bene). In una seconda fase, si impianterebbero cianobatteri e alghe in grado di attivare la fotosintesi su scala globale, producendo ossigeno. Al termine del processo (che secondo Zubrin e soci richiederebbe solo poche centinaia di anni, una stima a dir poco ottimistica), Marte dovrebbe avere un’atmosfera respirabile, clima temperato e acqua liquida. E allora via con le colonie.
Come si vede, si tratta di fantasticherie a briglia sciolta, e non è sorprendente che per ora il loro unico risultato sia stato quello di aver ispirato gli autori di fantascienza. Per esempio Kim Stanley Robinson (peraltro socio della Mars Society di Zubrin), che nella trilogia ‘Red Mars’, ‘Green Mars’ e ‘Blue Mars’, ha immaginato le fasi del terraforming e della colonizzazione marziana, in una saga che copre duecento anni di storia futura.

18 settembre 2007

Mission to Mars

Quelli che nel deserto dello Utah si stanno esercitando per una futura missione su Marte (se ne parlava ieri a Condor) non fanno capo a nessuna delle agenzie spaziali ‘istituzionali’. Sono un gruppo di entusiasti, riuniti in una associazione privata ‘no profit’ che si chiama Mars Society, che fa lobby in favore della corsa al pianeta Rosso, e che ha tra i suoi sostenitori anche qualche vip, come il regista James Cameron. Il capo è Robert Zubrin, uno la cui filosofia è che si possano mandare uomini su Marte entro i prossimi dieci anni a prezzi irrisori, partendo senza il combustibile per il rientro e senza scorte di ossigeno. Tanto, quando arriviamo su Marte troviamo tutto quello che ci serve per sopravvivere lì e per tornare a casa, dice lui. Zubrin è un visionario o un sognatore, vedete voi. Tra le altre idee che tenta di far passare c’è quella del ‘terraforming’ e della conseguente colonizzazione di Marte, su tempi inferiori a un secolo (di questo ne riparliamo).

In realtà, i piani ufficiali della NASA e dell’ESA per mandare uomini su Marte sono molto più laboriosi e a lunga scadenza. Servono una serie di passi intermedi: missioni robotizzate, prelevamento e trasferimento sulla Terra di campioni di suolo marziano, probabilmente installazione di basi abitate permanenti sulla Luna. Non se ne parla, nella migliore delle ipotesi, prima del 2030. E anche con tutto l’ottimismo, vista la situazione complessiva dei programmi spaziali e i ritardi accumulati negli ultimi anni, sembra difficile immaginare di vedere un nuovo Armstrong su Marte prima di quella data.

17 settembre 2007

Il mio global warming è peggiore del tuo

L'allarme della scorsa settimana sulla temperatura che si alza in Italia quattro volte di più che altrove adesso viene criticato autorevolmente come un'esagerazione (a voler essere teneri). Il problema è che anche un fenomeno complesso (e serio, per le sue potenziali conseguenze) come quello del cambiamento climatico, rischia di ridursi a chiacchiera da bar, a luogo comune, a terreno di gara per le semplificazioni più selvagge.

Ogni tanto, bisognerebbe ricordare che la scienza è un metodo, un processo, non una serie di affermazioni semplicistiche da ripetere come un mantra. A chi ha tempo e voglia, suggerisco di leggere questo articolo (in inglese) di Freeman Dyson, un grande fisico con idee eretiche. Non perché tutto quello che sostiene sia condivisibile, né perché io sia davvero in grado di valutare, dati alla mano, la correttezza di certe affermazioni. In realtà, va letto proprio per il motivo opposto: per tenere presente che il progresso scientifico si nutre di discussioni continue, di confronto con i fatti, e anche di sfide al dogma.

07 settembre 2007

Sembra interessante

Non ho ancora avuto tempo di provare Sky di Google Earth, la funzione che permette di visualizzare dati astronomici reali (per esempio i cataloghi dello Sloan Digital Sky Survey) in modo interattivo. Oggi su arXiv c'è un'introduzione scritta da alcuni degli astronomi che hanno collaborato alla sua creazione.

05 settembre 2007

Ancora una cosa

Che poi, pensandoci bene, uno dei più bei film degli ultimi anni, 'Eternal sunshine of the spotless mind', è anche un film di fantascienza, con un pesante debito nei confronti di P.K. Dick. Segno che la fantascienza e il fantastico spesso danno il loro meglio proprio quando un artista geniale sa usarli come uno dei tanti colori della sua tavolozza.

04 settembre 2007

Invece

Invece, ad esempio, 'The Prestige' di Chris Nolan è un bel film di fantascienza atipica. Tanto per cominciare è ambientato nel passato, e poi dentro ci sono: illusioni e illusionisti, cose che non sono come sembrano, uno dei più leggendari e controversi fisici/inventori di tutti i tempi (non dirò chi è né chi lo interpreta), congegni elettrici e meccanici di epoca vittoriana e altre diavolerie completamente anacronistiche, in puro stile steampunk.
Bravi attori, una storia solida e soprattutto niente uso smodato della computer grafica. Nolan ha un indubbio talento nel dirigere film con un meccanismo intricato (anche se qui non raggiunge i livelli del geniale 'Memento'). E il libro da cui è tratto il film è di Christopher Priest (che tanti anni fa scrisse l'ottimo 'Mondo alla rovescia').

03 settembre 2007

Anche questo non scherza

Come buco, cioè. Dopo quello su Marte ce n'è un altro, ben più grande, che ha colto di sorpresa gli astronomi. Anzi i cosmologi, in questo caso. Lawrence Rudnick, Shea Brown e Liliya Williams dell'Università di Minnesota hanno scritto un articolo che uscirà a dicembre su 'The Astrophysical Journal', che annuncia la scoperta di un 'vuoto' nella distribuzione di galassie del catalogo NVSS. Il vuoto appare fisicamente collegato a una 'macchia fredda' nella distribuzione di temperatura della radiazione cosmica di fondo osservata da WMAP. La cosa viene interpretata come una manifestazione del cosiddetto 'effetto Sachs-Wolfe integrato': quando i fotoni del fondo cosmico attraversano una zona in cui la densità dell'universo sta variando rispetto alla media, perdono o acquistano energia, apparendo quindi più caldi o più freddi della media. L'effetto era già stato osservato diverse volte in passato usando gli stessi dati, ma solo in modo statistico. La nuova analisi sembra invece dimostrare l'esistenza di una correlazione tra l'assenza di galassie e la temperatura della radiazione cosmica di fondo in una particolare zona del cielo: secondo gli autori, il 'buco' nella distribuzione di materia dovrebbe avere un raggio di almeno 140 Megaparsec (circa 420 milioni di anni luce). Una regione enorme, ben al di là delle previsioni del modello cosmologico standard. Un risultato anomalo, quindi, che richiederà ulteriori indagini.

Troppo buono

A Giovanni De Matteo 'La musica del Big Bang' è piaciuto.

01 settembre 2007

Ecco, appunto

Ieri ho visto 'Sunshine'. È un film di fantascienza che, purtroppo, fa venir voglia di dare ragione a Ridley Scott. La parte "scienza" è totalmente assurda (il Sole si sta spegnendo (!) e un'astronave viene mandata in missione per "riaccenderlo" con una "bomba stellare" (?)), e la parte "fanta" è solo un misto di situazioni già viste (un po' 'Solaris' - quello di Soderbergh, più che quello di Tarkovsky, un po' 'Alien', un po' '2010: L'anno del contatto'). Certo, come regista Danny Boyle ci sa fare, e l'aspetto visivo del film è stupefacente. Ma al di là dell'esercizio di calligrafia, e dell'omaggio di un cineasta ai maestri del genere (però evitiamo paragoni con Kubrick, per cortesia) cosa resta? Se l'unico merito del film è quello di provare a differenziarsi da certi blockbuster hollywodiani, apprezziamo lo sforzo. Però ridateci 'Armageddon', che almeno ci divertiamo.