
A modo nostro, per questa cosa qui.
Dicevamo del ‘terraforming’ di Marte. Si tratterebbe di modificare artificialmente l’ambiente del pianeta, in modo da renderlo gradualmente adatto alla vita. È un’idea originariamente proposta, tra gli altri, da Carl Sagan negli anni ‘70, e più di recente propagandata da Zubrin, come si diceva ieri, nel libro ‘The case for Mars’.
Quelli che nel deserto dello Utah si stanno esercitando per una futura missione su Marte (se ne parlava ieri a Condor) non fanno capo a nessuna delle agenzie spaziali ‘istituzionali’. Sono un gruppo di entusiasti, riuniti in una associazione privata ‘no profit’ che si chiama Mars Society, che fa lobby in favore della corsa al pianeta Rosso, e che ha tra i suoi sostenitori anche qualche vip, come il regista James Cameron. Il capo è Robert Zubrin, uno la cui filosofia è che si possano mandare uomini su Marte entro i prossimi dieci anni a prezzi irrisori, partendo senza il combustibile per il rientro e senza scorte di ossigeno. Tanto, quando arriviamo su Marte troviamo tutto quello che ci serve per sopravvivere lì e per tornare a casa, dice lui. Zubrin è un visionario o un sognatore, vedete voi. Tra le altre idee che tenta di far passare c’è quella del ‘terraforming’ e della conseguente colonizzazione di Marte, su tempi inferiori a un secolo (di questo ne riparliamo).