30 aprile 2010

E per il fine settimana

Ci sono i post del Carnevale della fisica numero 6, ospitato questo mese sul brillante blog dei Rudi Matematici.

29 aprile 2010

Un post per il Post /3

Il New York Times e "The Big Bang Theory" (la serie tv). Su il Post.

28 aprile 2010

Come vede Hubble?


A proposito di belle immagini di zone dove si formano le stelle, questo è un dettaglio della nebulosa della Carena (non si vede nei nostri cieli, ma solo nell'emisfero australe), una foto semplicemente meravigliosa, pubblicata proprio in questi giorni per celebrare i venti anni del telescopio spaziale Hubble (qui trovate anche quelle ad alta risoluzione). La foto ricorda un'altra vecchia e celebre immagine di Hubble, quella dei cosiddetti "pilastri della creazione":


Ora, uno potrebbe chiedersi: come si fa un'immagine del genere? E soprattutto: se potessi vedere quelle cose coi miei occhi vedrei esattamente quello che vedo in queste immagini? Non esattamente. Quello che vediamo è il risultato di un'analisi di immagini prese con filtri diversi, e i diversi colori (assegnati arbitrariamente) danno informazioni sulla diversa composizione del materiale interstellare (l'ossigeno è blu, l'azoto e l'idrogeno sono verdi, lo zolfo è rosso). Se avete tempo, qui c'è una spiegazione molto ben fatta di come si fa.

27 aprile 2010

La culla delle stelle


Nel frattempo, Planck continua a inviare a terra immagini interessanti. Non sono ancora quelle della nascita dell'universo, ma quelle di una zona della nostra galassia dove nascono le stelle, la nebulosa di Orione. La nebulosa è a "soli" 1500 anni luce, e si vede anche a occhio nudo. Se qui si fa un po' fatica a riconoscerla è perché Planck la vede nelle microonde, mostrando cose che sfuggono nelle immagini ottiche.

(Credits: ESA/LFI & HFI Consortia)

26 aprile 2010

Hawking e la guerra dei mondi

Stephen Hawking è stato intervistato dal Times e ha detto che sarebbe meglio non cercare attivamente di contattare gli alieni, perché potremmo pentircene (per capirci, lui la vede alla Independence Day, non alla Contact). Se state ridendo sappiate che io rido con voi, ma sappiate anche che anni fa l'argomento fu oggetto di un editoriale su Nature. Detto questo, chi segue questo blog da un po' potrebbe avere un'idea di come la penso sulla questione. Le distanze tra le stelle sono troppo grandi da coprire, anche alla velocità della luce; e la mia stima del numero di civiltà tecnologiche nella nostra galassia è vicina a zero (decidete voi se includere o no la nostra nel conto). E comunque Hawking sembra credere che l'enorme numero di stelle nella galassia (o di galassie nell'universo) implichi necessariamente una grande probabilità che esista altrove vita intelligente: lo pensano in tanti, ma è sbagliato. (Poi, quanto all'aver paura, Arthur Clarke diceva: "Forse siamo soli nell'universo, forse no: entrambe le prospettive sono terrificanti".)

25 aprile 2010

Un post per il Post /2

I piani di Obama per lo spazio. Su il Post.

23 aprile 2010

Guarda che Sole

Il Solar Dynamic Observatory è un telescopio spaziale della NASA fatto per osservare, be', il Sole. L'altro giorno hanno acceso la camera per la prima volta e hanno visto questo:


(Se avete uno schermo grande e un computer potente, dovete assolutamente andare qui e guardare tutti i filmati ad alta risoluzione.)

22 aprile 2010

Cominciamo

Il mio primo post per il Post.

Rita 101

Oggi, Rita Levi-Montalcini compie 101 anni, e la rete festeggia con una diretta online che inizia stasera alle 21.

Con un battuta, si potrebbe dire che questa è una buona occasione per un "Rita Levi-Montalcini 101" (nel gergo universitario americano, 101 è il corso di base di un certo argomento). Iscrivendosi all'Associazione Levi-Montalcini, oltre a sostenere il suo impegno sociale e per la diffusione della cultura scientifica,  si riceve in omaggio "Alla scoperta dei Premi Nobel - Rita Levi-Montalcini". È un libretto denso di informazioni sulla sua vita e sulla sua attività scientifica. Tra l'altro, ci si può trovare una introduzione sintetica e chiara al Nerve Growth Factor, il fattore di crescita nervoso per la cui scoperta la Levi-Montalcini ha avuto il Premio Nobel per la medicina nel 1986. Per uno che, come me, di neurobiologia ne sa poco, è una lettura interessante.

21 aprile 2010

Metafisica

«Supponiamo che un ittiologo stia esplorando la vita negli oceani. Butta la rete nell'acqua e tira su una varietà di pesci. Nel guardare il pescato, procede come fa solitamente uno scienziato, sistematizzando ciò che esso mostra. Arriva a due generalizzazioni: nessuna creatura del mare è lunga meno di cinque centimetri, e tutte le creature del mare hanno le branchie. Entrambe le cose sono vere per ciò che ha pescato, ed egli assume, provvisoriamente, che esse rimarrebbero vere se dovesse ripetere la pesca un numero arbitrario di volte. Nell'applicare questa analogia, la pescata sta per l'insieme delle conoscenze delle scienze fisiche, e la rete sta per l'apparato sensoriale e sperimentale che usiamo per ottenerle. Gettare la rete equivale a fare un'osservazione; le conoscenze che non sono (o non possono) essere ottenute tramite un'osservazione non sono ammesse nelle scienze fisiche. Un osservatore esterno potrebbe obiettare che la prima generalizzazione è sbagliata. "C'è un mucchio di creature del mare più corte di cinque centimetri, solo che la tua rete non è adatta ad afferrarle." L'ittiologo ignora l'obiezione con sussiego. "Tutto ciò che non può essere preso dalla mia rete è per definizione fuori dagli scopi della conoscenza ittiologica." In breve, "Ciò che la mia rete non può prendere non è un pesce". Oppure — per tradurre l'analogia — "A meno che tu non stia semplicemente tirando a indovinare, stai vantando una conoscenza dell'universo fisico scoperta in qualche modo diverso dal metodo delle scienze fisiche, ed effettivamente non verificabile usando tale metodo. Sei un metafisico, puah!"»

— Arthur Eddington, The Philosophy of Physical Science [la traduzione è mia]

20 aprile 2010

Ecco il Post

Oggi inizia l'avventura de il Post, il nuovo quotidiano online (o comunque lo si voglia chiamare) ideato e diretto da Luca Sofri. Dico solo due cose. La prima: è veramente bello. La seconda: tenete d'occhio la sezione blog.

16 aprile 2010

Visto?

Poi bisognerà capire tutti i dettagli, ma adesso tutti si accorgono che i tanto strombazzati tagli alla NASA non erano tagli.

14 aprile 2010

Guardarsi l'ombelico (su scala galattica)

Restando in tema di SETI, c'è sempre quel vecchio problema posto da Fermi: "Dove sono tutti quanti?" (nel senso di altre forme di vita intelligente nella galassia). Le due spiegazioni più semplici e popolari sono sempre state 1) non ci sono 2) si sono già estinte/autodistrutte.

Ma secondo uno psicologo del New Mexico, invece, stanno tutti chiusi in casa a giocare con la Xbox:
Basically, I think the aliens don’t blow themselves up; they just get addicted to computer games. They forget to send radio signals or colonize space because they’re too busy with runaway consumerism and virtual-reality narcissism. They don’t need Sentinels to enslave them in a Matrix; they do it to themselves, just as we are doing today. Once they turn inwards to chase their shiny pennies of pleasure, they lose the cosmic plot. They become like a self-stimulating rat, pressing a bar to deliver electricity to its brain’s ventral tegmental area, which stimulates its nucleus accumbens to release dopamine, which feels…ever so good.

12 aprile 2010

Comunicare fisica

Questa settimana, ai Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN, c'è Comunicare Fisica. La novità di questa edizione è lo spazio dedicato ai blogger che si occupano di scienza, invitati a raccontare la loro esperienza sul campo. A me tocca giovedì, e venerdì si chiude con la tavola rotonda.

10 aprile 2010

Variazioni su un tema di Drake

Cinquant'anni fa, l'8 aprile del 1960, un astronomo del National Radio Astronomy Observatory in West Virginia puntò un radiotelescopio di 26 metri verso un paio di stelle tra le più vicine al Sole, Tau Ceti e Epsilon Eridani. L'astronomo si chiamava Frank Drake, e quello che stava cercando di captare erano eventuali segnali radio trasmessi da civiltà extraterrestri tecnologicamente avanzate. Il tentativo durò 4 mesi, per un totale di circa 150 ore di osservazioni utili. È superfluo dire che Drake non trovò un bel niente, altrimenti oggi sarebbe uno degli uomini più famosi della storia dell'umanità e noi passeremmo il tempo su un social network galattico a leggere i messaggi di stato di esseri blu con quattro dita. Comunque, quello era un periodo di grande ottimismo (gli anni '60, voglio dire), in cui lo spazio, gli omini verdi e le tute di spandex spopolavano sugli schermi, e gli scienziati pensavano che in capo a pochi decenni avremmo avuto le prove che l'umanità non era l'unica specie cosciente a combinare guai nell'universo. Per un po', ci fu tutta una gara a puntare radiotelescopi verso lo spazio sperando di sintonizzarsi su una tv aliena. Il cosiddetto progetto SETI andò avanti a fasi alterne fino a quando qualcuno decise che erano soldi buttati e la cosa si trasformò in un'impresa finanziata privatamente; ma questa è un'altra storia.

Comunque, Drake è noto soprattutto per aver proposto un metodo per stimare il numero di possibili civiltà in grado di comunicare, la cosiddetta equazione di Drake:


Equazione per modo di dire, visto che si basa su una serie di probabilità (quanto è probabile che una stella abbia pianeti abitabili? Quanto è probabile che su un pianeta abitabile si formi davvero la vita? Quanto è probabile che una volta formatasi la vita questa diventi intelligente? Quanto è probabile che una volta diventata intelligente non faccia saltare in aria il pianeta con la sua intelligenza? E così via), numeri che uno può tirare un po' a casaccio, ottenendo con lo stesso grado di plausibilità una galassia che pullula di trasmissioni oppure il vuoto totale. (L'unica quantità, lì dentro, che sappiamo stimare con una certa precisione è il tasso medio di formazione stellare nella galassia: meno di dieci l'anno.) Se volete divertirvi [*], in giro ci sono un sacco di calcolatori in cui potete inserire i vostri numeretti; il più bello, secondo me, lo trovate qui (una volta nella pagina, bisogna lanciare l'applicazione cliccando sull'immagine a sinistra).

Per finire, un paio di usi alternativi di statistica alla Drake. Il solito xkcd, la riformula per stimare il numero di persone che immaginano di aver incontrato un alieno:


Mentre qui c'è un articolo di uno studente di dottorato inglese che la usa per stimare la probabilità (bassina) di, ehm, trovare una fidanzata.



[*] Nel caso vi interessi, la mia stima del numero di civiltà in grado di comunicare nella nostra galassia è: zero.

08 aprile 2010

Oggetti misteriosi

I titolisti sono sempre contenti se possono dare una notizia di astrofisica usando la frase "oggetto misterioso", ma poterlo fare due volte nel giro di qualche giorno è un caso abbastanza raro.

In entrambi i casi, si tratta di cose scure che passano davanti a una stella, ma non si capisce benissimo che roba sia. Ora, non vi aspettate chissà quale cosa fantascientifica. Sarebbe bello poter assistere in diretta alla costruzione di una sfera di Dyson, ma non è questo il caso. Qui si tratta solo di oggetti astrofisici sulla cui natura non c'è ancora chiarezza.

Per cominciare, c'è questa immagine:


L'oggetto misterioso non è quella cosa a scacchi che si vede in alto nell'immagine di destra. Quello è semplicemente ciò che resta quando si prova a cancellare la luce della stella più luminosa (che domina nell'immagine di sinistra). Nel farlo, spunta fuori in basso a sinistra un pallino più debole (che nell'immagine di sinistra si vede a malapena). Ecco: quel coso lì, non si riesce a capire se sia una stella molto piccola o un pianeta molto grande. Se fosse un pianeta, si sarebbe formato troppo rapidamente, cosa che manda in confusione quelli che hanno elaborato i modelli di formazione planetaria. D'altra parte, per essere una stella non sembra avere abbastanza massa. Quindi, forse è un pezzo di stella avanzato, o forse un pianeta che non si forma nel modo che pensiamo essere consueto. Chissà.

Poi, c'è un'altra cosa che è invece il risultato di molte osservazioni a distanza di tempo, sicché se ne può fare un filmatino:


Si sapeva da almeno 175 anni che c'è qualcosa che gira lì intorno con un periodo di 27 anni. Ma ora si vede piuttosto bene che la cosa che impalla la luce della stella è una specie di disco schiacciato. Cosa sarà? Una nube o un disco di polveri, probabilmente. In attesa di chiarire la questione, la cosa straordinaria è essere riusciti a ottenere un'immagine così chiara.

03 aprile 2010

Cose alla radio

Quelli di voi che seguono il programma del Trio Medusa su Radio Deejay sapranno che, il venerdì, Matteo Curti ha un angolo dedicato a questioni scientifiche (ovviamente leggero, in tono con il resto della trasmissione). Uno dei momenti ricorrenti è il tentativo di rispondere alle domande improbabili dei cosiddetti "scienziati" di Viterbo, un duo di autoproclamati cultori di fisica e discipline affini che pensano di aver smascherato gravi lacune nelle conoscenze accettate. A quel punto, tocca a un esperto dare una risposta che chiarisca la confusione; e indovinate a chi capita spesso di dover rimettere le cose in riga quando c'è di mezzo l'astrofisica? Questa settimana, il presunto conflitto tra scienza ufficiale e studiosi viterbesi riguardava il colore delle stelle e la temperatura. Qui c'è il podcast.