13 novembre 2014

Siamo scesi su una cometa


Ieri, per la prima volta nella storia dell'umanità, una sonda si è posata sulla superficie di una cometa. Dopo un inseguimento durato dieci anni, a mezzo miliardo di chilometri da qui, la sonda Rosetta ha depositato con successo il lander Philae sul nucleo della cometa Churyumov–Gerasimenko. Al momento gli strumenti scientifici stanno già raccogliendo dati importantissimi, ma resta da capire se la sonda sia in posizione stabile, dal momento che gli arpioni che avrebbero dovuto tenerla ancorata alla superficie ghiacciata parrebbero non aver funzionato (e sulla cometa, dove la gravità è molto più bassa che sulla Terra, la sonda "pesa" poco più di un grammo). In ogni caso si tratta di un'impresa straordinaria, che per qualche ora ci ha tenuto col fiato sospeso e ci ha ricordato quanto sia emozionante esplorare l'universo: congratulazioni al team di Rosetta!

E visto che credo che quello di ieri sia uno di quei giorni di cui, in futuro, potremo dire "io c'ero", copio qui sotto la piccola cronaca che ne ho fatto su Twitter.












12 novembre 2014

Perché mi è piaciuto Interstellar


Premessa: il mio film preferito è 2001: Odissea nello spazio. L’ho rivisto, negli anni, un numero imprecisato di volte, e ogni volta mi sorprendo a scoprire dettagli nuovi o interpretazioni a cui non avevo pensato le volte precedenti. Questo per dire che, nonostante il confronto tra il film di Kubrick e Interstellar sia inevitabile (e, in un certo senso, sia sollecitato dalle citazioni che lo stesso Nolan ha consapevolmente disseminato nel suo film) è meglio togliere subito di mezzo la questione: per quanto mi riguarda, si tratta di un confronto improponibile. Stiamo parlando di due campionati differenti. Insomma, non credo che rivedrò Interstellar una seconda volta, e non penso che ci troviamo di fronte a un capolavoro di cui continueremo a parlare tra cinquant’anni. Detto questo, però, a me Interstellar è piaciuto. Da qui in poi proverò a spiegare perché, ma se ancora non l’avete visto e non volete sapere altro non proseguite oltre.

C’entra la scienza, naturalmente. Non tanto quella dei wormhole e dei buchi neri, anche se sentire improvvisamente un sacco di gente che parla di gravità quantistica e relatività generale fa piacere. E in effetti: quanti altri film hanno mostrato con tanto realismo una distorsione nello spaziotempo, una lente gravitazionale o le conseguenze della dilatazione del tempo? E quanti hanno usato questi concetti integrandoli davvero nella narrazione, come fa Interstellar, invece di appiccicarli in modo più o meno posticcio a una sceneggiatura che ne avrebbe potuto fare tranquillamente a meno? Si sente senza dubbio la mano di Kip Thorne, uno dei massimi esperti di gravità, e non solo nelle equazioni scritte sulla lavagna del professor Brand. (Nel caso a qualcuno sia venuta voglia di approfondire, c’è il classico e bellissimo libro dello stesso Thorne, Black Holes and Time Warps, tradotto anche in italiano, e il nuovo The Science of Interstellar).

Ma non è tanto questo, appunto. In Interstellar la scienza è protagonista in una maniera più sottile e, mi sembra, radicalmente diversa da ciò a cui ci hanno abituato simili prodotti di intrattenimento. In apparenza, la premessa di Interstellar è comune a tanti altri film del filone catastrofico-distopico: la Terra sta morendo, le cose vanno malissimo e l’eroe deve provare a salvare l’umanità. Un cliché talmente abusato che, quando sono apparsi i primi trailer, ho temuto il peggio. Quando però si guarda il film, ci si accorge che il punto di vista scelto da Nolan è insolito. Non sappiamo mai davvero cosa abbia causato la catastrofe che affligge il pianeta. Molti, per un riflesso condizionato, hanno pensato immediatamente al riscaldamento globale, ma la verità è che la ragione del disastro che sta rendendo progressivamente incoltivabile il pianeta non è mai dichiarata apertamente. Posso sbagliarmi, ma a me sembra che i pochi indizi che Nolan dissemina nella narrazione invitino a una interpretazione esattamente opposta al consueto schema che vede nell’umanità cattiva e nella tecnologia disumana la causa di tutte le sfortune. In ogni caso, quali che siano le cause iniziali che hanno innescato la catastrofe, è evidente che il risultato è una umanità che si è ripiegata su se stessa, perdendo qualunque spinta a immaginare il futuro. “Mi ricordo quando inventavamo una cosa nuova ogni giorno”, dice a un certo punto il suocero di Cooper, il protagonista. Il quale, a sua volta, reagisce di fronte alla comparsa di un vecchio drone rimasto in giro dall’epoca pre-catastrofe con l’entusiasmo di un ambientalista messo di fronte all’esemplare di una specie ritenuta estinta. (Continua a leggere sul Post...)

28 ottobre 2014

Comics & science, again

Come forse ricorderete, lo scorso anno, di questi tempi, Cosmicomic era appena uscito e stavamo per presentarlo a Lucca Comics & Game. Da allora, la nostra creatura ha fatto un bel po' di strada. Oltre alla traduzione spagnola di cui vi avevo già detto qualche mese fa, è uscita da pochi giorni anche un'edizione in coreano, e posso anticipare che i viaggi in giro per il mondo non sono finiti qui.

Una pagina dell'edizione coreana di Cosmicomic, dal profilo FB di Codice Edizioni.
Ricorderete anche che nell'edizione 2013 di Lucca Comics & Game aveva fatto il suo debutto l'iniziativa Comics & Science, che prevedeva tra le altre cose l'uscita di un albo speciale contenente un inedito di Leo Ortolani. Qui sotto c'è il video di un altro degli eventi legati a Comics & Science 2013, ovvero lo Showcase in cui avevamo parlato proprio di Cosmicomic.



Bene, la cosa ha avuto un bel successo, tanto che quest'anno si fa il bis. Ci sarà un evento Comics & Science 2014 a Lucca, con molti appuntamenti di cui potete leggere il programma dettagliato su Maddmaths. Vi segnalo in particolare l'evento speciale del 31 ottobre alle 18.30 presso la libreria Ubik, in cui Davide La Rosa dirà quanto è bello Cercatori di meraviglia e io dirò quanto è bello il suo fumetto Paco Lanciano e il fagiano crononauta. (Qui c'è un'anteprima.)

E poi, proprio come l'anno scorso, ci sarà un albo speciale, che stavolta contiene un fumetto inedito di Tuono Pettinato (che insieme a Francesca Riccioni aveva realizzato una bellissima storia grafica su Turing). Si intitola OraMai, parla della natura del tempo e di altre banalità, e questa è la copertina, semplicemente meravigliosa.


Su Fumettologica (che mette l'albo tra le cose più attese di Lucca 2014) trovate un'anteprima di alcune pagine. Siccome ho dato una mano al signor Tuono a venire a capo di alcune spinose questioni fisiche, e lì dentro c'è anche una cosa scritta da me a proposito del tempo, ho avuto la possibilità di vedere le tavole mentre prendevano forma (sono notevoli, vedrete). E la cosa mi darà il diritto di aggirarmi anche quest'anno tra gli stand e di fare comunella con i miei fumettisti preferiti. Se ci siete ci si vede lì.

23 settembre 2014

Due appuntamenti

Mercoledì 24 settembre, nell'ambito della Notte Europea dei Ricercatori e della Settimana della Scienza 2014, sarò con Antonio Pascale alle Scuderie Aldobrandini di Frascati per Dal big bang alla civiltà in sei immagini. Si inizia alle 21, l'ingresso è gratuito ma bisogna prenotarsi a questo link.

Sabato 27 settembre sarò a Bologna, all'Aula Magna di Santa Lucia (via Castiglione 36) per un evento sul tempo organizzato dal Cortile dei Gentili e dall'Università di Bologna. L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti. Il programma completo è qui

22 settembre 2014

BICEP2 probabilmente non ha osservato le onde gravitazionali primordiali



Qualche giorno fa sono stato ospite di Radio3Scienza, in una puntata che verteva sulle difficoltà di comunicare la scienza senza cadere nel sensazionalismo (l'audio è qui sopra, oppure a questo link). Siamo partiti da un paio di casi recenti, l'ultimo dei quali è quello che riguarda Stephen Hawking e le sue dichiarazioni sul bosone di Higgs, che molti mezzi d'informazione hanno riportato come un annuncio del rischio di una possibile catastrofe cosmica provocata dall'esperimento LHC. Le cose naturalmente non stanno così e ho provato a spiegarlo in trasmissione, ma la sintesi per chi va di fretta è: Hawking ha semplicemente (e correttamente) commentato che, in base a quello che sappiamo sul campo di Higgs e sul modello standard, c'è la possibilità che l'universo non si trovi attualmente in uno stato stabile (ovvero quello di minima energia). C'è una probabilità non nulla che esso passi repentinamente a uno stato più stabile tra qualche migliaio di miliardi di anni: vedete voi se sia il caso di non dormirci la notte. La cosa, comunque, non ha niente a che vedere con le attività del CERN, ma solo con il modo in cui è fatto, ed è sempre stato fatto, l'universo.

Venendo a cose un po' più concrete, l'altro caso che abbiamo discusso brevemente è stato quello di BICEP2, di cui negli ultimi mesi abbiamo parlato più volte da queste parti. Se avete seguito la faccenda, sapete che dopo l'annuncio iniziale sono sorti seri dubbi sul fatto che il segnale osservato dall'esperimento fosse dovuto completamente alle onde gravitazionali prodotte dall'inflazione, e non potesse invece essere una contaminazione causata dalla polvere presente nella nostra galassia. Durante la puntata ho detto che nei prossimi mesi ne avremmo saputo di più, e che a questo punto mi aspettavo che la significatività dell'annuncio iniziale si sarebbe ridotta parecchio. Be', pare che l'attesa sia stata più breve del previsto, e che le cose in effetti non siano rosee per BICEP2. Oggi infatti è apparsa su arXiv l'analisi da parte di Planck della polarizzazione prodotta dalla polvere galattica su quasi tutto il cielo, inclusa la regione osservata da BICEP2. Il risultato è che la contaminazione della polvere può spiegare completamente il risultato di BICEP2. Ci sono naturalmente varie sottigliezze tecniche e a quanto pare è in corso un'analisi congiunta di Planck e BICEP2 che dovrebbe ridurre ulteriormente le incertezze, ma la conclusione a questo punto sembra piuttosto chiara: BICEP2 ha osservato un segnale, ma molto probabilmente non proviene dai primi istanti di vita dell'universo.

17 settembre 2014

Un po' di cose dal Festival della Comunicazione

Lo scorso fine settimana sono stato ospite del primo Festival della Comunicazione, che si è tenuto a Camogli. Un paio di giorni piacevoli e piuttosto fitti di incontri interessanti (un tentativo di sintesi lo ha fatto Annamaria Testa su Internazionale). Da parte mia, ho parlato della mia esperienza di comunicazione dell'astrofisica e, più in generale, della scienza: ho messo sul Post il testo delle cose che ho detto nel mio intervento. (Bonus track: qui c'è il video di una breve chiacchierata che ho fatto con Massimo Mantellini su divulgazione e rete, e qui un'intervista apparsa nelle pagine culturali di Avvenire.)
Di mestiere faccio l’astrofisico. Sono cioè uno scienziato, e perciò appartengo a una categoria che, nel sentire comune, non è esattamente associata alla comunicazione, a farsi capire fuori della cerchia degli esperti. Voglio dire: lo scienziato è colui che nei film, tipicamente, compare nel momento in cui serve qualcuno che dica una cosa incomprensibile. Nei film peggiori l’espediente si usa addirittura per mascherare un buco di sceneggiatura, oppure per rendere plausibile uno snodo narrativo che plausibile non è. A un certo punto arriva lo scienziato — generalmente un tizio trasandato, con una capigliatura discutibile — e dice una cosa tipo “dobbiamo invertire la polarità del flusso canalizzatore”. C’è anche un termine inglese per queste frasi incomprensibili: “techno-babble”, che in italiano si potrebbe rendere con “tecno-bla-bla”. Insomma, lo scienziato fa un po’ la parte dello sciamano, del santone, di quello che tutti rispettano ma che nessuno capisce davvero. (Continua a leggere sul Post...)

11 settembre 2014

Si va a Camogli #festivalcom14


Nel fine settimana mi trovate al Festival della Comunicazione di Camogli (GE). Se volete, ci vediamo alla Terrazza delle Idee sabato 13 alle 12.

14 agosto 2014

Varie d'agosto

Tra una stella cadente e l'altra, qualche segnalazione di cose che ho fatto/sto facendo/farò a breve: su Repubblica Sera (disponibile per gli abbonati di Repubblica in digitale) sta uscendo una serie in cui racconto, in ogni puntata, un oggetto celeste e la storia di un astronomo (o più di uno) che ha legato in qualche modo il suo nome a quell'oggetto: ogni venerdì, per tutto agosto (due sono già andate), con l'eccezione di questa settimana in cui uscirà giovedì (cioè oggi).

Poi, una cosa di cui sono molto contento e onorato, e che probabilmente ormai saprete già: dal numero di agosto di Le Scienze (attualmente in edicola), ho preso il posto di Roberto Battiston (che è andato a dirigere l'ASI) su quelle pagine, con una rubrica mensile che si chiama "La finestra di Keplero" e che parlerà - indovinate un po' - dell'universo e di tutto quello che c'è dentro.

Infine, dopo aver raccontato nei due anni passati "Dal big bang alla civiltà in sei immagini" (e continueremo a farlo), io e Antonio Pascale ci riproviamo con una nuova idea, un dialogo scientifico/filosofico sul libero arbitrio in cui, a occhio e croce, io rappresenterò il punto di vista del fisico determinista, e Antonio sarà l'umanista preoccupato di preservare i nostri spazi di libertà - ma chissà quali saranno le nostre posizioni dopo il confronto. Si chiama "Materia e libertà" e andrà in scena per la prima volta al Festival della Mente di Sarzana il 31 agosto.

13 luglio 2014

Galileo Pop! L'ultima puntata di "Io dico l'universo"

Quest'anno ricorrono i 450 anni dalla nascita di Galileo Galilei (15 febbraio 1564) e, per l'occasione, su Radio3 è andata in onda nei mesi scorsi Io dico l'universo, una trasmissione settimanale che, partendo ogni volta da un luogo simbolico, ha raccontato in diciotto puntate i diversi aspetti della vita di Galileo -- non solo quelli prettamente scientifici, ma anche quelli artistici, letterari, musicali, ecc. La trasmissione è terminata ieri, con una puntata sul lato pop di Galileo a cui ho avuto l'onore di partecipare (qui c'è un articolo sull'argomento che avevo scritto a febbraio per Wired.it). La puntata si riascolta qui: ma il consiglio, se le avete perse, è di recuperare anche tutte le altre da questa pagina (o scaricarle in podcast).

02 luglio 2014

Cercatori di meraviglia: aggiornamenti e appuntamenti

E insomma, a quanto pare Cercatori di meraviglia ha esaurito la prima edizione ed è in ristampa. Se ancora non lo avete letto, è il momento giusto per prenderne una copia, magari da mettere in valigia (o nel Kindle) prima di partire per le vacanze (tanto più che Wired lo ha appena indicato come uno dei 50 libri da leggere questa estate).

Se invece lo avete già comprato e letto, be', grazie davvero. Se vi è anche piaciuto, fatemelo sapere (oh, voi non ci crederete: i complimenti fanno piacere), ma soprattutto spargete la voce, lasciate in giro recensioni positive, regalatelo, ecc.

Approfitto per segnalarvi i prossimi eventi e presentazioni dove, se volete, potremo incontrarci di persona:
  • sabato 5 luglio alle 21.30 sarò all'anfiteatro naturale di Vianino a Varano De' Melegari (Parma) per il Festival Valceno Arte, insieme al Trio Amadei: loro suoneranno (soprattutto Mozart), io parlerò, e una cosa così non poteva che chiamarsi Amedeo, Amadei, Amadeus: Cercatori di Meraviglie
  • giovedì 10 luglio alle 17.30 sarò a Roma, alla libreria Mondadori del centro commerciale La Romanina (zona Università Tor Vergata), con me ci sarà Antonio Pascale 
  • mercoledì 16 luglio alle 19.00 sarò ancora a Roma, a Villa Mercede (zona San Lorenzo), per Lettori al quadrato, e ci saranno anche letture dal libro a cura di PsicopompoTeatro