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20 giugno 2014

Pubblicato l'articolo di BICEP2, e ci sono novità

Ieri è uscita finalmente la versione definitiva dell'articolo con i risultati di BICEP2, accettato, dopo aver superato la fase di peer-reviewing, dalla rivista Physical Review Letters. E i cambiamenti sono importanti. Nell'articolo pubblicato, infatti, si ammette che l'analisi originale poteva aver sottovalutato la contaminazione dalla polvere galattica (possibilità di cui avevamo parlato qui) e si traggono conclusioni diverse rispetto a quelle dell'annuncio iniziale (la prima versione dell'articolo è ancora consultabile qui). Le differenze sono già evidenti nell'abstract, che contiene almeno un paio di frasi nuove e rilevanti. In riferimento ai modelli usati per stimare la possibile contaminazione da polvere, per esempio:
However, these models are not sufficiently constrained by external public data to exclude the possibility of dust emission bright enough to explain the entire excess signal. (Tuttavia, questi modelli non sono sufficientemente vincolati da dati pubblici esterni da escludere la possibilità di emissione di polvere sufficientemente brillante da spiegare l'intero segnale in eccesso)
Riguardo al valore stimato dell'ampiezza del segnale di onde gravitazionali primordiali (che nell'articolo originale veniva dato diverso da zero con alta significatività anche quando si teneva conto della possibile contaminazione da polvere), ora si legge:
Accounting for the contribution of foreground, dust will shift this value downward by an amount which will be better constrained with upcoming data sets. (Tenendo conto del contributo della contaminazione, la polvere sposterebbe questo valore in basso di una quantità che sarà meglio vincolata da dati futuri.) 
Più in dettaglio, è stato escluso dall'analisi il modello di polvere che aveva sollevato maggiori dubbi, ovvero quello basato su dati preliminari di Planck e dedotto da una slide mostrata in una conferenza: una nota riconosce che quel modello aveva "incertezze non quantificabili". Una nota aggiunta all'articolo dà conto delle discussioni emerse dopo l'annuncio iniziale, e in particolare dei due studi (uno e due) che avevano dimostrato che il segnale dalla polvere galattica poteva essere più grande di quanto supposto dal team di BICEP2. Rimane l'affermazione che, al momento, le evidenze porterebbero a escludere una forte contaminazione dalla polvere, ma si riconosce che non è possibile scartare questa possibilità.

Insomma, la misura del segnale di polarizzazione sul cielo è valida e significativa: quello che resta da capire e confermare, come d'altra parte si era detto fin dall'inizio, è se il segnale è davvero di origine primordiale. È indubbio che allo stato attuale delle cose le implicazioni dei risultati di BICEP2 sono più deboli di quanto affermato inizialmente, e che la probabilità che quanto osservato sia interamente attribuibile a un fondo di onde gravitazionali si è ridotta. Per capire di quanto, però, bisogna ancora aspettare.
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