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6 agosto 2010

Ma lo ha fatto anche Einstein!



Ero incerto se ritornare sulla questione Verlinde, quando ho visto questo post che è perfetto per introdurre esattamente quello che avevo intenzione di dire. È il resoconto di una conferenza che Verlinde è andato a fare nella sede di Google, come strascico della popolarità ottenuta grazie all'articolo sul New York Times. Il racconto termina così:

Finora, dice Verlinde, tutto questo è solo una "intuizione". Ora, ha bisogno di trovare la matematica per dimostrarlo. Poi, alza le spalle e dice come se niente fosse che questo è il modo in cui anche Einstein ha cominciato.

Il che è esattamente tutto il punto della questione. Tra quella che Einstein chiamava "l'intuizione più felice della mia vita" (ovvero il fatto che non ci fosse differenza, localmente, tra un sistema di riferimento accelerato e uno sottoposto all'azione un campo gravitazionale) e l'esito finale di quell'intuizione, ovvero la pubblicazione della relatività generale (che, tra le altre cose, reinterpretava la gravità come una conseguenza delle proprietà geometriche dello spazio-tempo), passano quasi dieci anni. Anni di lotte con la geometria differenziale e il calcolo tensoriale, tecniche che Einstein trovava particolarmente ostiche e che dovevano essere adattate a un contesto fisico completamente nuovo. Ma Einstein, che peraltro era già uno scienziato piuttosto famoso, per finire sulla prima pagina del New York Times dovette aspettare ancora quattro anni, fino a quando le osservazioni di Eddington durante l'eclissi del 1919 dimostrarono che la luce delle stelle lontane curvava passando accanto al Sole, confermando le previsioni della relatività generale.

Poi, per carità, va tutto bene. Se uno ha un'idea, ha interesse che circoli il più possibile, con qualsiasi mezzo, e non solo tra la ristretta cerchia dei colleghi; e magari tra quindici anni potremo dire di avere avuto il privilegio di assistere in diretta ai primi passi di una nuova teoria fisica. D'altra parte non siamo all'inizio del '900, le cose vanno molto più veloci, si sgomita molto di più per un po' di visibilità (e lo stesso Overbye, autore del pezzo sul NYT, mostra di essere amaramente consapevole di tutto questo). Il rischio però è di mettere il carro avanti ai buoi (vedi anche Julian Barbour, che scrive un intero libro per divulgare la sua idea che il tempo non esiste, sostenendo però di non averne ancora le prove matematiche) e, soprattutto se si tira in mezzo Einstein, di sembrare uno di quelli che ti dicono di avere avuto un'idea per raggiungere Alfa Centauri in una settimana, ma che devono solo finire di lavorare su alcuni piccoli dettagli.
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