Come se non fosse bastata la lettura de
I misteri del tempo, subito dopo mi sono avventurato in
La fine del tempo, di Julian Barbour. Ora, se il libro di Davies era un tentativo tutto sommato onesto di divulgazione sul tema del tempo (secondo me
non ben riuscito, ma non voglio ripetermi), con il libro di Barbour siamo dalle parti dell'oggetto non identificato. Barbour è convinto che lo scorrere del tempo sia solo un'illusione e che la fisica andrebbe rifondata, arrivando a una descrizione atemporale delle leggi di natura; l'idea, mi pare di capire, è che il mondo sarebbe in realtà cristallizzato in una struttura fissa, e che sarebbe solo la nostra coscienza a organizzare le percezioni creando un'illusione di mutamento e movimento. Fin qui, niente di male: in fondo la scienza produce di frequente un superamento delle impressioni immediate, in favore di concetti meno intuitivi ma più rigorosi. Può anche darsi che il tempo non esista. Purtroppo, dal libro di Barbour risulta secondo me impossibile trarre qualsiasi conclusione. Dopo oltre trecento pagine, faticosissime non perché troppo tecniche ma, al contrario, perché troppo discorsive e qualitative, piene di analogie di cui è difficile verificare la validità, Barbour candidamente ammette:
È vero, non posso presentare prove matematiche concrete a sostegno della mia idea, ma spero che a questo punto il lettore si sia persuaso che almeno gli argomenti a favore di un universo atemporale sono validi
Il ricorso all'intuizione e ad argomenti euristici per indirizzare la ricerca non è uno scandalo: lo stesso Einstein ne fece largo uso, ma poi passò anni a scontrarsi con i dettagli matematici. Chiaramente, Barbour non è uno di quei mattacchioni che ti intasano la casella di posta vantandosi di aver risolto l'unificazione delle forze o di aver dimostrato che Einstein aveva torto. È uno che sa di cosa parla e, nonostante non abbia una posizione accademica convenzionale (e qui bisognerebbe aprire un discorso sulla leggenda del "ricercatore indipendente", ma sarà per un'altra volta), vanta frequentazioni e corrispondenze con scienziati di grosso calibro, come Lee Smolin o Roger Penrose. Magari un giorno il punto di vista atemporale si rivelerà corretto. E però, una volta le teorie si divulgavano dopo essere state accettate, non prima. Per essere uno convinto che il tempo non esiste, forse Barbour ha avuto un po' troppa fretta.
libri,
tempo
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5 commenti:
Si potrebbe chedere al dr. Manhattan (Watchmen di Moore e Gibson). OK è OT ma non sono riuscito a resistere perché Watchmen mi è piaciuto e l'ho letto due volte.
be', non è proprio off topic: http://www.keplero.org/2009/03/tempo-bloccato.html
Complimenti per essere riuscito ad arrivarci in fondo in così poco tempo... Condivido l'analisi. Io riconosco a Barbour una grande onestà intellettuale: non cerca di vendere convinzioni e preconcetti personali come verità assodate, ma ripercorre semplicemente un percorso intellettuale, il suo, che lo ha portato a fare un'ipotesi; a volte (anzi troppo spesso) ripercorre pendantemente ogni passaggio logico e ogni analogia e metafora che lo ha aiutato ad afferrare il concetto.
Il suo spessore scientifico non è eccelso: non ha una teoria compiuta da esporre. Ma nota che per una persona che ha vissuto fuori dall'accademia per tanti anni, è già un miracolo essere in grado di scrivere articoli scientifici che non sono spazzatura. Ci sono scienziati di prima linea (e non ho problemi a fare i nomi: Sean Carrol, Leonard Susskind etc.) che hanno scritto stupidaggini divulgative molto peggiori, pur essendo in prima linea.
Inoltre apprezzo l'atteggiamento di grande "pulizia mentale" intorno ad un argomento; forse le conclusioni sono sbagliate, ma le premesse sono quelle corrette. Penso che ce ne sia bisogno in fisica teorica oggi.
PS. Curioso. La settimana scorsa avevo scritto un commento al tuo ultimo post consigliandoti di leggere il libro di Barbour, ma poi non l'ho postato. Ti segnalo che Barbour sarà al Festivaletteratura di Mantova a settembre.
@tomate, non ci ho messo pochissimo: mi ha preso oltre un mese e, come ho detto, ho fatto molta fatica. Sono abbastanza d'accordo con te: credo che questi siano tentativi (più o meno riusciti) di trovare delle strade, delle linee guida qualitative, per uscire da un momento di crisi della fisica, forse per un cambio di paradigma. Speriamo però che prima o poi ci sia anche qualcuno in grado di trovare una sintesi formale compiuta.
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