22 luglio 2010

Newton sta benissimo, grazie

Onestamente, sulle prime ho trovato sorprendente l'improvviso interesse della stampa (e di quella italiana, a maggior ragione) per l'interpretazione della gravità proposta da Erik Verlinde. Intanto, perché si tratta di roba non nuovissima (c'era un articolo su ArXiv a gennaio scorso) e poi perché l'argomento è estremamente tecnico. In poche parole, Verlinde propone che la gravità non venga trattata come qualcosa di fondamentale, ma reinterpretata come se fosse un sottoprodotto di altri fenomeni. Visto che una delle principali difficoltà della fisica moderna è quella di incorporare l'interazione gravitazionale nel formalismo quantistico che descrive bene i fenomeni microscopici, rinunciare a considerare la gravità un'interazione fondamentale potrebbe essere l'uovo di Colombo.

Il tutto è formulato in modo piuttosto vago, e lo stesso Verlinde avverte che si tratta semplicemente di idee che potrebbero servire da guida per ulteriori studi. Nella semplificazione giornalistica, la cosa invece diventa immediatamente "la gravità non esiste",  "Newton aveva torto", e così via. E in effetti, come ho capito subito dopo, è proprio questo il motivo per cui la storia è finita sui giornali. Perché, nel passaggio da ipotesi di lavoro speculativa per addetti ai lavori a pezzo per il grande pubblico, l'idea di Verlinde si presta perfettamente all'abuso di tutti quei luoghi comuni che fanno parte, purtroppo, della distorta percezione pubblica del lavoro dello scienziato geniale (incompreso rivoluzionario che combatte una solitaria battaglia contro l'establishment). Rendendo un pezzo del genere un ottimo candidato per un punteggio a tre cifre nel crackpot index.

16 commenti:

  1. Mi sono letto l'articolo (pur senza essere un esperto di teoria delle stringe, il PhD l'ho fatto in quantum graphs), e mi pare che l'articolo soddisfi solo i punti 17 e 19 del CI, raggiungendo quindi 10 (punto 17) + 10 (punto 19) - 5 (credito iniziale) = 15 CI points.

    In questo caso non criticherei nemmeno il NYT: non mi sembra in nessun momento che tentino di far passare Verlinde per un genio incompreso che lotta contro l'establishment (sarebbe pure strano per uno scienziato con migliaia di citazioni su scholar); giusto per citare alcuni stralci

    "He and his brother Herman, a Princeton professor, are celebrated twins known more for their mastery of the mathematics of hard-core string theory than for philosophic flights."

    "He made his first big splash as a graduate student when he invented Verlinde Algebra and the Verlinde formula, which are important in string theory, the so-called theory of everything, which posits that the world is made of tiny wriggling strings."

    Secondo me questa volta sei troppo duro con la stampa.
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  2. 10 100 1000 Amedeo Balbi!!!

    Premetto che non sono esperto di fisica però anche io avevo letto la notizia "la gravità non esiste", "Newton aveva torto", ecc.

    ODIO questo linguaggio giornalistico! Ammesso che si tratti di "giornalismo"...

    Queste notizie per quanto sconvolgenti possano essere dovrebbero sempre essere tratta con i guanti, invece come disse un vecchio editore (che mi pare di aver visto in una puntata di Report):

    <>

    Maledetti.
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  3. [Qui bisogna creare informazione e non dare informazione]
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  4. Non ho letto l'articolo, ho letto solo l'abstract ma non credo sia il primo che dà un'interpetazione dello spazio tempo come emergente. Per quanto riguarda il resto non ho alcuna nozione per giudicare.
    Per quanto riguarda i giornali credo il problema sia tutto lì, nel rendere accessibile al pubblico la scienza. Alle volte certi concetti vengono dati come calati dall'alto, inconfutabili.
    Forse è per questo che il grande pubblico si aspetta verità assolute dagli scienziati e quando questi sbagliano è pronto a bastonarli?
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  5. Che Newton abbia torto marcio si sa senza bisogno di scomodare Verlinde e Repubblica (al solito!). Mai sentito parlare di Caduta Intelligente? E al Corriere dormono?
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  6. L'articolo pubblicato su Repubblica è stato giustamente bacchettato da un dottorando e l'articolista, che è Rampini, quindi non certo un pagliaccio qualsiasi, ha molto professionalmente ammesso la leggerezza. Sono d'accordissimo con le critiche all'articolo (lo avevo pure segnalato a gravità-zero), ma almeno va riconosciuto il merito a Rampini di aver chiesto scusa. Un errore può capitare a tutti, e la differenza tra un giornalista autorevole ed un pagliaccio, sta anche nella capacità di ammettere pubblicamente gli errori, invece di continuare ad arrampicarsi sugli specchi.
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  7. A scanso di equivoci: Dennis Overbye è uno dei migliori giornalisti scientifici in circolazione (e chi segue il mio blog sa che non lo dico ora per la prima volta) e Rampini, pur non essendo un giornalista scientifico, è un professionista serio. Il punto del mio post è un altro, una semplice constatazione: un lavoro scientifico speculativo, non nuovissimo nella sostanza, e di interesse per quattro gatti (facciamo anche otto, non cambia la sostanza del discorso) diventa una notizia degna di attenzione per un grande quotidiano se c'è di mezzo la remota possibilità che le sue conclusioni mettano in discussione una teoria consolidata. Poi, quella del crackpot index era solo ironia (e però, ad esempio, "50 points for claiming you have a revolutionary theory but giving no concrete testable predictions").
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  8. Più che il sensazionalismo scientifico, dell'articolo di Rampini mi ha dato fastidio il fatto che originalmente (almeno su Repubblica online) non era dichiarato da nessuna parte che l'articolo era una rielaborazione (chiamiamola così) di un migliore articolo del NYTimes. In materia scientifica trovo che Repubblica sia anche più superficiale di altri giornali, e supplire con dei copia-incolla dalle testate amiche non le fa certo onore.
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  9. Ti seguo da un po' di tempo, ho scoperto il tuo blog per caso e mi ha interessato molto e ora è presenza fissa nel mio feed rss.... complimenti :)
    A parte questo, vorrei capire una cosa, date le mie conoscenze approssimative di fisica (dopo aver dato l'esame un numero di volte non commensurabile, le mie conoscenze sono per forza relative :P): avrebbe effettivamente senso considerare la gravità come una interazione non fondamentale? Devo ancora leggere l'articolo, e lo farò appena possibile, ma vorrei capire con quali ipotesi (anche speculative) Verlinde supporta la tesi in questione. Il fatto che "così è più facile" sa un po' di comico, parlando di scienza, per cui immagino che sia arrivato a questa idea attraverso una serie di assunzioni. Ora queste assunzioni, sono valide?

    Ancora una cosa, mentre che siamo in argomento: potresti indirizzarmi a qualche sito in cui si spiega in maniera comprensibile la teoria del campo unificato (cioè se ho capito a grandi linee cosa è, quella che cerca di collegare in una unica equazione o sistema le interazioni fondamentali... quella roba là), e che non sia wikipedia, della quale mi fido decisamente poco quando si va nello specifico?
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  10. Per farsi un'idea di cosa dice Verlinde, credo non ci sia altro modo che provare a leggere l'articolo, ma anche così non è facile giudicare. Alla fine, la fisica non è filosofia, e ciò che decide se una cosa è sensata oppure no è l'esperimento.

    Per il resto, la teoria di campo unificata non esiste, quello che esiste sono tentativi di unificare le interazioni, come la teoria delle stringhe o la quantum gravity. Ma è roba molto tecnica e dubito che da un sito si riesca a capire di che si tratta. A livello divulgativo forse potresti provare con "L'universo elegante" di Brian Greene.
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  11. «diventa una notizia degna di attenzione per un grande quotidiano se c'è di mezzo la remota possibilità che le sue conclusioni mettano in discussione una teoria consolidata»

    Premesso che Verlinde non mette affatto in discussione Newton (l'articolo si chiama "Origin of gravitation and Netwon laws", dunque ne accetta l'accuratezzza) e che l'articolo del NYT, correttamente, non dice che Verlinde lo metta in discussione, non vedo che male ci sarebbe!

    Voglio dire: mi pare una notizia molto importante il fatto che un professore serio abbia un'idea sul come derivare la gravità da principi primi. O no?
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  12. http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.5366
    "Ora quello che abbiamo fatto è che abbiamo aggiunto un termine alle equazioni di Einstein che rappresenta una forza fondamentale nello spaziotempo per la generazione di torsione, che forza lo spaziotempo a ruotare, come il motore della vostra auto deve applicare la forza di torsione alle ruote per farle ruotare. Una persona potrebbe chiedere, "Ma da dove viene la torsione dello spaziotempo?", "Dov'è il motore?"

    La risposta è, come pensiamo alla curvatura dello spaziotempo che genera la gravità come un aumento di densità in presenza di materia energia, possiamo pensare alla forza di torsione della curvatura dello spazio che aumenta con l'aumentare della densità. Quindi, la torsione viene da un cambio di densità (o gradiente) nella geometria dello spaziotempo."
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  13. Comunque il fatto che la gravità possa non essere una teoria prima è stato proposto, se non ricordo male, anche da altre persone tra cui il Prof. Ted Jacobson, professore di Fisica alla University of Virginia. So di un suo articolo in cui ricavava le equazioni di Einstein partendo dalle equazioni che legano area ed entropia di un buco nero. Quello che sarebbe venuto fuori è che la gravità è una teoria statistica come lo è la termodinamica, Però nessuno s'è sognato di dire che Newton aveva torto.
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  14. Forse a livello macrocopico esistono iterazioni che a livello microscopico semplicemente non possono esistere; quindi alla base di tutto potrebbe esserci sempre la meccanica quantistica, però se hai a che fare con dei pianeti e non con degli elettroni ne "nasce" anche una componente gravitazionale, chissà. In fondo alcune teorie "generali" se non sbaglio si sono rivelate sotto-insiemi di teorie più ampie, una volta capito meglio come funziona l'ambaradan. :)
    Sul sensazionalismo di certi strilli non mi pronuncio, in fondo è +/- cultura anche quella.
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  15. Alessandra BalenaMar 17, 2011 11:32 PM
    Interessante, con dubbio atroce a latere: invece di dare implicitamente degli ignoranti o pressappochisti a giornalisti e titolisti, non si potrebbe offrirgli dei corsi di aggiornamento professionale, del tipo "comunicazione scientifica for giornalista dummy", comprensivo di contenuti scientifici e richiami all'etica professionale?
    Nonostante la tentazione sia forte, non riesco a credere alla tesi del complotto contro il buon senso, e ho fiducia nella capacità di apprendere dell'essere umano, opportunamente stimolata ...
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