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22 luglio 2010

Newton sta benissimo, grazie

Onestamente, sulle prime ho trovato sorprendente l'improvviso interesse della stampa (e di quella italiana, a maggior ragione) per l'interpretazione della gravità proposta da Erik Verlinde. Intanto, perché si tratta di roba non nuovissima (c'era un articolo su ArXiv a gennaio scorso) e poi perché l'argomento è estremamente tecnico. In poche parole, Verlinde propone che la gravità non venga trattata come qualcosa di fondamentale, ma reinterpretata come se fosse un sottoprodotto di altri fenomeni. Visto che una delle principali difficoltà della fisica moderna è quella di incorporare l'interazione gravitazionale nel formalismo quantistico che descrive bene i fenomeni microscopici, rinunciare a considerare la gravità un'interazione fondamentale potrebbe essere l'uovo di Colombo.

Il tutto è formulato in modo piuttosto vago, e lo stesso Verlinde avverte che si tratta semplicemente di idee che potrebbero servire da guida per ulteriori studi. Nella semplificazione giornalistica, la cosa invece diventa immediatamente "la gravità non esiste",  "Newton aveva torto", e così via. E in effetti, come ho capito subito dopo, è proprio questo il motivo per cui la storia è finita sui giornali. Perché, nel passaggio da ipotesi di lavoro speculativa per addetti ai lavori a pezzo per il grande pubblico, l'idea di Verlinde si presta perfettamente all'abuso di tutti quei luoghi comuni che fanno parte, purtroppo, della distorta percezione pubblica del lavoro dello scienziato geniale (incompreso rivoluzionario che combatte una solitaria battaglia contro l'establishment). Rendendo un pezzo del genere un ottimo candidato per un punteggio a tre cifre nel crackpot index.
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