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2 febbraio 2008

Facciamocene una ragione

Da circa dieci anni ormai, i cosmologi vanno a caccia di indizi sulla natura dell'energia oscura, una misteriosa componente che potrebbe spiegare come mai l'espansione dell'Universo sembra accelerare invece che rallentare.
Ai mezzi di indagine usati finora se ne è adesso aggiunto un altro, che si basa sull'osservazione dei moti delle galassie su grande scala. Sappiamo che in media le galassie si allontanano tra loro seguendo l'espansione dell'Universo, ma esistono anche moti che si discostano leggermente dalla tendenza generale e che sono causati dalla presenza di disomogeneità locali nella densità (per esempio, se in un certo punto dell'Universo c'è più massa rispetto alla media, le galassie tendono a muoversi in quella direzione). Questa settimana Nature ha pubblicato il risultato della mappatura dei moti di parecchie migliaia di galassie effettuata usando dati raccolti dal Very Large Telescope dell'ESO. Le osservazioni provengono da circa 7 miliardi di anni fa, e coprono un volume di oltre 25 milioni di anni luce cubici. Confrontando i moti delle galassie in quell'epoca passata con quelli nell'Universo attuale, secondo lo studio, si possono ottenere informazioni sui dettagli dell'evoluzione cosmica nel corso del tempo e quindi anche sulla natura dell'energia oscura. Per il momento, i risultati danno solo una conferma indipendente della necessità di un meccanismo che acceleri l'espansione. Ma per capirne la natura esatta dovranno essere fatti studi su volumi di Universo almeno 10 volte più grandi. Resta il fatto che con l'energia oscura, o qualcosa del genere, dovremo fare i conti. L'Universo è più strano di quello che pensavamo: facciamocene una ragione.
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