08 dicembre 2007

Conclusioni affrettate

Interessante, per le lezioni che se ne possono trarre sul rapporto tra mondo della scienza e mondo della comunicazione, la storia che ha recentemente coinvolto il cosmologo Lawrence Krauss (che molti conosceranno per aver scritto il libro "La fisica di Star Trek") e la rivista New Scientist (la stessa che aveva messo in copertina la storia sul "vuoto cosmico" e sugli "universi paralleli"). Circa un mese fa, Krauss e un suo collaboratore hanno scritto uno studio dal titolo "The Late Time Behavior of False Vacuum Decay: Possible Implications for Cosmology and Metastable Inflating States", che non sembrava avere niente di particolarmente attraente per il grande pubblico. Sennonché, a qualcuno della redazione di New Scientist non è sfuggita l'ultima frase del sommario:
Several interesting open questions are raised, including whether observing the cosmological configuration of our universe may ultimately alter its mean lifetime.
Cioè, osservare l'Universo potrebbe alterare la durata della sua esistenza? Una notiziona, che New Scientist si affretta a pubblicare con il solito vecchio trucco di far terminare un titolo sensazionalista con un prudente punto interrogativo ("Osservare l'Universo ha affrettato la sua fine?"). A quel punto, la notizia viene ripresa dal Telegraph ("L'umanità sta accorciando la vita dell'Universo", senza nemmeno più la foglia di fico del punto interrogativo), finisce su Slashdot, e rimbalza nei blog scientifici di mezzo mondo.

Il lavoro di Krauss ha a che fare con la possibilità che l'Universo si trovi attualmente in uno stato di 'falso vuoto': uno stato cioè in cui la densità di energia non ha ancora raggiunto il suo minimo reale. Si pensa che una fase del genere sia stata già attraversata dall'Universo in un lontano passato, durante il periodo 'inflazionario' di espansione accelerata. Alla fine della fase inflazionaria, l'energia del falso vuoto sarebbe stata tramutata in materia e radiazione (lo stato che viene comunemente chiamato Big Bang). Le osservazioni mostrano che l'espansione dell'Universo ha cominciato di nuovo ad accelerare in tempi recenti, cosa che viene intepretata con l'esistenza di una densità di energia di vuoto non nulla. Che cosa succederebbe se l'attuale densità di energia del vuoto fosse un 'falso vuoto', in procinto di transire a uno stato di 'vero vuoto'? Se la transizione avvenisse, il contenuto dell'Universo potrebbe cessare di esistere.

Questo sarebbe già abbastanza per scatenare la curiosità. Ma la ciliegina sulla torta è l'ultima frase dell'articolo di Krauss:
Put another way, could internal observations of the state of a metastable universe affect its longevity?
frase che sembrerebbe alludere al fatto che, siccome in fisica quantistica lo stato di un sistema può essere alterato da un'operazione di misura, l'osservazione della densità di energia del vuoto potrebbe aver reso più o meno probabile la transizione dal falso al vero vuoto. 

Ma a quanto pare non era questa l'intenzione di Krauss: la cosa dovrebbe invece intendersi nel senso che conoscere il valore della densità di energia del vuoto potrebbe permetterci di stimare meglio la probabilità che avvenga l'eventuale transizione. Accortosi che la cosa si era spinta un po' troppo oltre, Krauss ha scritto al Telegraph e a New Scientist per chiedere una rettifica, si è scusato per aver in parte contribuito alla confusione, e ha sostituito lo studio originale con una nuova versione in cui la frase incriminata è diventata:
Put another way, what can internal observations of the state of a metastable universe say about its longevity?
La lezione da trarre da tutto questo, se ce ne fosse bisogno, è che ci vuole un'estrema attenzione per non essere fraintesi quando si divulgano concetti tecnici non proprio intuitivi. Come dice Krauss:
I have learned that one must be extra careful in order not to cause such misrepresentations in the press, and I should know better.
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