03 aprile 2013

Inconvenienti del teletrasporto

Nel post precedente avevo accennato a un altro esperimento mentale citato da Hofstadter in Anelli nell'io. È altrettanto fantascientifico, ma forse ha implicazioni ancora più sconcertanti. Provo a riassumerlo.

Siamo nel futuro, hanno inventato il teletrasporto e funziona così: uno scanner analizza lo stato completo di ogni particella del corpo del viaggiatore, lo smaterializza e trasferisce l'informazione (alla velocità della luce) nel luogo di destinazione, dove, utilizzando particelle prese sul posto, viene assemblata una copia identica a quella di partenza. Dal punto di vista del viaggiatore, la sensazione è quella di entrare in una cabina per ritrovarsi, senza soluzione di continuità, nel luogo di destinazione.

Fin qui tutto bene. Siamo disposti ad accettare di buon grado una fantasia del genere. (Per inciso, questa è esattamente la modalità di funzionamento del teletrasporto di Star Trek.) D'altra parte, in un'ottica riduzionista la configurazione fisica delle particelle definisce completamente la persona da teletrasportare e, se tale configurazione è perfettamente conoscibile e riproducibile, le particelle riassemblate all'arrivo sono un clone perfetto del viaggiatore, che include tutte le sue memorie precedenti e la sua personalità.

A questo punto, modifichiamo leggermente la storia. Immaginiamo che il teletrasporto non smaterializzi il corpo del viaggiatore nel luogo di partenza, ma lo lasci integro. (Anche uno scenario del genere è stato sfruttato in un episodio di Star Trek.) Dopo il teletrasporto avremo due copie identiche del viaggiatore. E qui facciamo fatica a immedesimarci. Il viaggiatore giunto a destinazione riferirà di essere entrato in una cabina alla partenza e di essersi istantaneamente ritrovato nel luogo di arrivo. Quello rimasto nel luogo di partenza ricorderà invece di essere entrato e uscito dalla cabina nello stesso posto. I due cloni avranno esattamente le stesse memorie e esperienze fino all'entrata in cabina: chi dei due potrà pretendere di essere la persona reale? La domanda diventa ancora più drammatica se ci mettiamo nei panni del teletrasportato: chi sono io?


Naturalmente, una risposta certa non c'è, se non altro perché nessuno ha mai potuto fare davvero la prova. E forse la prova non sarà mai possibile farla, perché esistono limitazioni fondamentali alla conoscenza completa della configurazione di partenza. Ma ciò non toglie che sia concepibile porsi il problema e che, come dice Hofstadter:
"[...] non si può affermare di aver detto nulla di significativo riguardo all'enigma della coscienza se non si può proporre (e difendere) un qualche tipo di risposta a questa domanda estremamente naturale e pressante."
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