08 agosto 2011

Letture da ombrellone

Nel numero di Agosto de Le Scienze (attualmente in edicola) c'è un mio articolo intitolato "I limiti della cosmologia". È la versione italiana di un saggio con cui l'anno scorso avevo vinto il terzo premio in un concorso organizzato dal Foundational Questions Institute.

4 commenti:

  1. Preso stamattina! Senza saperlo, in effetti. Adesso lo leggerò con maggior piacere... ;-)
    Ciao!
    X

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  2. Già letto, caro Amedeo. Letto e riletto. Non è certo una lettura da ombrellone, piuttosto da scalata alpina, perché dà le vertigini. Inoltre è pubblicato assieme all’articolo di Vlatko Vedral sul mondo quantistico in cui viviamo, che mi è sembrato avere molti punti in comune con il tuo scritto. Sicuramente entrambi gli articoli si rafforzano a vicenda nel farci sentire sull’orlo di un precipizio insondabile.
    Ma c’è una cosa che vorrei chiederti, domande leggermente OT. Nell’articolo illustri quello che noi conosciamo e ti chiedi cosa potremo conoscere in futuro. Ma noi chi? Io e te? Tu sei più molto più giovane di me e quindi potrai sapere cose che mi saranno precluse dall’aver perso il contatto con questo universo molto prima di te. (Sappi che la cosa non mi disturba affatto. Ho avuto il privilegio di aprire gli occhi su questo mondo in un periodo storico eccezionale, con una possibilità di conoscenza e di interpretazione che mai c’era stata in precedenza. Ma soprattutto: io c’ero! Quando un uomo appoggiò per la prima volta il piede sulla Luna, lo vidi in diretta TV. Se l’umanità avrà un futuro degno della scienza che ha saputo produrre, sarò invidiato da tutte le generazioni future (assieme a un altro miliardo di persone).
    Scusa, mi son fatto prendere dall’entusiasmo.
    Il noi non siamo tu ed io, è chiaro: è l’umanità. Ma quale umanità? Sempre su questo benedetto numero delle Scienze c’è anche un articolo sui predecessori dell’ homo sapiens. Come siamo cambiati nel tempo! Quanti tipi di homo ci hanno preceduto! Uno di questi pare che mezzo milione di anni fa sia riuscito a domare il fuoco e si è differenziato da tutti gli altri esseri viventi migliorando il suo cervello con una alimentazione più ricca e digeribile, così siamo arrivati noi.
    Qualche miliardo di anni fa un pro-mitocondrio si infilò (o fu mangiato, ma non digerito) in una cellula nucleata e da lì siamo venuti tutti, ognuno di noi ricevendo dall’ovulo di mammà i mitocondri che derivano da quell’antichissimo innovatore.
    Ora quello che ti chiedo è: quanto tempo dai a questo assurdo della natura che è l’intelligenza? La mia (scarsa) potrà durare ancora una o due - tre se mi va di lusso - decine d’anni (sempre scemando), quella dell’homo sapiens forse aumenterà nei prossimi millenni o forse resterà costante, ma sufficiente a raggiungere limiti di conoscenza oggi non immaginabili, poi forse la fiaccola dell’intelligenza passerà ad altri esseri (fossero pure ibridi biologici/cibernetici) e la storia della scienza continuerà.
    Ma quanto sarà lungo il suo futuro?
    Universo: 14miliardi di anni, vita sulla terra: 3miliardi di anni, homo sapiens: 100.000 anni, storia: 5.000 anni, scienza: 400 anni.
    E’ così giovane la scienza! E’ una bambina che bisogna accudire ed allevare con passione, dovrà essere il dono che faremo all’homo che verrà (fosse pure un ibrido uomo/macchina), è quanto di più prezioso la natura abbia saputo produrre: la conoscenza di se stessa e la meraviglia di specchiarcisi.

    Quindi, giovani amici miei: Shut up and calculate!
    (come disse…, come disse chi? Mermin, Dirac o Feynman? quante cose non sappiamo!)
    Però, ogni tanto, fermatevi a scrivere dei bei libri o articoli di divulgazione! E grazie ancora!

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  3. In effetti, chi può dire quali saranno i mezzi (sia concettuali che tecnologici) che l'umanità avrà nel futuro? Anch'io vorrei esserci per saperlo. Per questo ho premesso, nell'articolo, che i limiti sono quelli che vediamo oggi: in futuro, chissà?

    Per esempio, se davvero fossimo prossimi all'esplosione tecnologica della singolarità, e alla nascita di super intelligenze artificiali (uno scenario su cui X avrebbe molto da dire), anche il progresso scientifico potrebbe subire un'accelerazione vertiginosa. Oppure potremmo raggiungere uno stallo, per aver toccato i limiti di un cervello evolutosi per sopravvivere nella savana, non certo per capire l'origine dell'universo. Vedremo!

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  4. sodinonsapere26/08/11 11:28

    C'è anche un altro problema a cui mi ha fatto pensare un "sottile" mio nipote,studente di ingegneria, ed è quello degli occhiali di Kant. E' veramente quello che obiettivamente c'è quanto osserviamo, ovvero osserviamo attraverso il filro di una nostra categoria mentale? Da questo punto di vista, ho maturato un'idea diversa rispetto a quanto pensavo prima, in relazione alle origini casuali dell'universo, che ritenevo un po' superficiali. Difatti, non ho mai saputo definire il "caso" se non in termini negativi: ciò che avviene oltre il principio di causalità. In questi termini, vedevo ancora più dogmatici i casualisti, rispetto ai sostenitori dell'origine divina. Mi sembrava più logico far derivare la razionalità dell'universo da un postulato razionale, piuttosto che da uno irrazionale, non c'era omogeneità, in quest'ultimo caso, tra il postulato e l'operazione che ne derivava. Ma se consideriamo gli occhiali di Kant, il "caso" potrebbe essere il limite, il confine della "categoria" nell'ambito della quale opera la mente umana. Saremmo al cospetto di una ipotesi ben più complessa e ricca di implicazioni di qualla di un Dio strettamente e rigidamente antromorfo, che pongono certuni. In fondo, credo che fosse proprio questo il problema che si poneva Eintestein, allorchè affermava che la cosa che più lo interessava era quella di scoprire se Dio avrebbe potuto operare con regole diverse, da quelle che voi cosmologi oggi studiate.

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