15/06/08

Del perché di notte non servono gli occhiali da sole

Magari siete in montagna, è notte, e guardate le stelle. Belle, ma sicuramente sarebbero meno belle se non ci fosse intorno tutto quel buio che le fa emergere. Ecco, scommetto che non vi siete mai chiesti perché il cielo notturno è buio. Probabilmente non ve lo siete chiesti perché sembra una domanda banale, una di quelle cui viene da rispondere "è così e basta". Invece tanto banale non lo è, e la risposta è più complicata di quello che sembra. Pare che il primo a cercarla sia stato Keplero nel '600, ma in realtà i cosmologi hanno continuato a interrogarsi sulla cosa senza successo fino al secolo scorso.

Il fatto è che verrebbe naturale aspettarsi un cielo notturno uniformemente luminoso — tutto il cielo notturno luminoso né più né meno del Sole. Magari questo a voi sembra strano, perché non vi siete mai posti il problema: ma non è strano per un cosmologo, per il quale anzi è strano che sia vero il contrario. Pensate a un universo infinito, o anche soltanto molto grande, e soprattutto a un universo che esiste da sempre. Immaginatelo riempito di stelle e galassie distribuite in modo uniforme nello spazio. (Mica vi aspetterete di trovarvi al centro del cosmo, no?) In un universo del genere, guardando in una direzione qualsiasi dovreste sempre incontrare una stella, o più in generale una galassia. Sorgenti luminose in ogni direzione e ad ogni distanza, quindi: altro che cielo buio. Direte: sì, ma le stelle più lontane sono meno luminose, quindi non le vediamo e questo spiega tutto. Sbagliato, perché è vero che le stelle più lontane appaiono meno luminose, a parità di area osservata: ma nella stessa area di cielo ce ne cadranno di più, quindi le due cose si compensano esattamente. (È un po' come stare in una foresta infinita: gli alberi più vicini coprono la vista più di quelli lontani, ma di quelli lontani ne vediamo un numero più grande.)

Insomma, per farla breve, la cosa del cielo buio è un paradosso, che si chiama paradosso di Olbers. Keplero pensava che esso dovesse portarci a concludere che l'universo è finito e contiene un numero finito di stelle. La spiegazione corretta, invece, fornita dal modello del big bang, è che l'universo non esiste da sempre, ma solo da circa 14 miliardi di anni. Guardando lontano nello spazio (e quindi indietro nel tempo) vediamo regioni dell'universo che non contengono stelle o galassie semplicemente perché l'universo era troppo giovane per averle create.

Quindi, dalla semplice constatazione che di notte non servono gli occhiali da sole, si può trarre una conclusione piuttosto importante, ovvero che l'universo ha un'età finita.

(Un'altra volta vi dirò chi è stato il primo a intuirla, questa conclusione. È una storia abbastanza sorprendente.) cosmologia

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14 commenti:

professore ha detto...

La presenza di polvere interstellare o altro materiale opaco potrebbe essere compatibile con un'età infinita? O con un numero di stelle infinito?

Amedeo Balbi ha detto...

In effetti è una delle prime spiegazioni che viene in mente (venne in mente allo stesso Olbers), ma non funziona, perché, la polvere assorbirebbe la luce e la riemetterebbe (dato abbastanza tempo si avrebbe in pratica una radiazione di corpo nero alla temperatura delle stelle).

filo ha detto...

ma quindi vuol dire che fra alcuni miliardi d'anni il cielo di notte sarà più luminoso? (è una domanda cretina la mia?)

Amedeo Balbi ha detto...

No, per niente cretina. In realtà c'è di mezzo anche l'espansione, e il conseguente spostamente verso il rosso che diminuisce ancora di più la luminosità degli oggetti lontani.

filo ha detto...

e quindi sarà sempre tutto più buio? o va tutto di pari passo e la percezione di luminosità sarà sempre la medesima?

Amedeo Balbi ha detto...

Questi discorsi sul futuro dell'universo sono sempre complicati, perché dipendono dal modello di riferimento. L'estrapolazione non è facile, ma in linea di massima la luminosità complessiva dovrebbe diminuire.

_ ch ha detto...

Quindi, eta' dell'universo a parte, si puo' dire che un'altra delle cause e' la lunghezza d'onda della luce proveniente dalle stelle piu' lontane che arriva a noi piu' *stirata*, redshiftata, e quindi meno intensa?

lud_wing ha detto...

Spero non ci farai aspettare tanto per la seconda parte!

Amedeo Balbi ha detto...

@_ch contribuiscono entrambe, ma la causa dominante è l'età finita.

@lud_wing pazienza, pazienza :-)

Phileas Fogg ha detto...

Forse dico una stupidaggine (mi scuso in anticipo) ma noi non vediamo la luce di stelle che in realtà sono morte da molto tempo? Quindi verrà un giorno in cui smetteremo di vedere quella luce mentre continueremo a vedere la luce di stelle e galassie più giovani. Insomma, una sorta di compensazione...

_ ch ha detto...

Forse la stupidaggine la dico io, ma tenendo conto che una stella medio/piccola come il nostro sole ha una vita di cirda 10 mld di anni, e visto che l'eta' dell'universo e' stimata attorno ai 13 mld... beh, ci sono parecchie stelle ancora parecchio attive la fuori... ;))

Amedeo Balbi ha detto...

@phileas_fogg e @_ch: avete ragione entrambi

Anonimo ha detto...

L'universo ha 13.73 miliardi di anni con un errore (deviazione standard) di 0.12 miliardi di anni

http://lambda.gsfc.nasa.gov/product/map/dr3/pub_papers/fiveyear/basic_results/wmap5basic.pdf

Paolo ha detto...

l Presidente Napolitano ieri 13-LU/10 alla Inaugurazione della SISSA a Trieste , ha detto chiaramente che "senza un cambiamento non c'e' futuro".
Purtroppo i criteri su cui si fonda la scienza meccanica sono obsoleti ,e la accademia si propone come un ente conservatore di concetti e privilegi che come tali non possono associarsi alle contemporanee necessita di cambiamento indicate a viva voce dal Presidente Napolitano . Paolo Manzelli 14/LUG/10
http://www.descrittiva.it/calip/dna/o_Sole_EN.pdf; http://www.edscuola.it/archivio/lre/sole.pdf ; http://www.edscuola.it/archivio/lre/UNIVERSITA_CAMBIAMENTO.pdf
Invito- Call for papers: http://www.wbabin.net/manzelli13.pdf
PAOLO MANZELLI pmanzelli.lre@gmail.com

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