A ingrossare la lista di sciagure profetizzate dagli amanti del catastrofismo, periodicamente si riaffaccia il rischio che qualche asteroide sia in rotta di collisione imminente con il nostro pianeta. Va detto che, al contrario di tanti altri allarmi ingiustificati, questo una base scientifica ce l'ha. Nel sistema solare ci sono migliaia di piccoli ammassi rocciosi (i cosiddetti "corpi minori", rimasti in giro dopo la formazione dei pianeti) di cui è difficile rivelare la presenza e calcolare le traiettorie. Ci sono prove documentate che oggetti di questo tipo abbiano colpito la Terra più volte in passato (un esempio ben noto è l'impatto che sessantacinque milioni di anni fa con ogni probabilità contribuì all'estinzione di massa del Cretaceo-Terziario e alla scomparsa dei dinosauri). Quindi, è sempre bene tenere occhi e telescopi puntati in alto per controllare la situazione. Fino a oggi, comunque, l'unico asteroide noto che abbia dato qualche piccolo motivo di preoccupazione è Apophis, un sasso di circa 300 metri che passerà dalle parti della Terra nel 2029 e poi nel 2036: abbastanza vicino da raccomandare di tenere sotto controllo la situazione, ma non tanto da creare allarmi reali. E infatti il rischio di impatto è classificato al livello 0 della scala di Torino (ovvero: rischio di impatto nullo o talmente piccolo da essere trascurabile).
Detto questo, la notizia che un ragazzino tedesco, partecipando a una competizione scientifica, avrebbe ricalcolato il rischio di impatto di Apophis correggendo al rialzo le stime della NASA, è una bufala bella e buona. (Qui c'è la pagina della NASA con le stime aggiornate. Se guardate in fondo all'articolo c'è una nota che smonta la faccenda.)
20/04/08
Accontentavi di Armageddon
03/01/08
Colpa della Luna
Una delle cose che rendono difficile capire quanto sia probabile che la vita si sia sviluppata su altri pianeti è che non abbiamo modo di separare gli eventi puramente fortuiti da quelli che seguono regole più generali, né di stabilire con certezza l'importanza di tutti i fattori in gioco.
Prendiamo il caso del sistema Terra-Luna. Quale effetto ha avuto la presenza di un satellite così grande sul mantenimento delle condizioni ambientali necessarie per l'origine e lo sviluppo della vita? La presenza della Luna influenza la distribuzione dell'acqua sulla superficie terrestre, dando origine al fenomeno delle maree. Che importanza può avere avuto questo fatto per la distribuzione dei composti organici dagli oceani alla terraferma? La Luna esercita un influsso gravitazionale anche sulla crosta terrestre. Che ruolo ha avuto questo effetto nel rendere la Terra un pianeta geologicamente attivo, in particolare per quanto riguarda la tettonica delle placche e i moti convettivi del mantello, che sono essenziali per il ciclo dell'anidride carbonica? E quanto è cruciale l'effetto di stabilizzazione dell'asse terrestre esercitato dalla Luna, che ha contribuito a mitigare le variazioni climatiche stagionali su periodi di centinaia di migliaia di anni?
Difficile quantificare l'importanza di questi e di altri fattori. Né è facile capire quanto sia comune per un pianeta roccioso avere un satellite grande come la Luna. Nel nostro sistema solare, questo è un caso unico. La formazione della Luna è probabilmente avvenuta a seguito dell'impatto di un corpo delle dimensioni di un piccolo pianeta con la Terra primordiale. Un evento presumibilmente piuttosto raro, come sembra confermare uno studio recente, che ha cercato tracce di polvere lasciate da collisioni planetarie intorno ad altre stelle della nostra Galassia. Solo il 5% circa delle stelle osservate ha mostrato qualche segno di possibili collisioni, e non è detto che questo abbia necessariamente portato alla formazione di sistemi come quello Terra-Luna. La strada per comprendere le connessioni tra origine della vita e ambiente cosmico è ancora molto lunga.
16/12/07
Silicio, era solo silicio
Mi sfugge il motivo per cui, proprio questa settimana, si sia improvvisamente ricominciato a parlare di presunte tracce di vita su Marte. Alla base della notizia c'è un annuncio della NASA originariamente uscito a maggio: se uno lo legge, però, si accorge che non ha niente a che fare con la presenza di tracce di vita. Il rover Spirit aveva trovato alte concentrazioni di silicio in un campione di suolo marziano: un forte indizio (né il primo, né l'unico, peraltro) della presenza di attività vulcanica e acqua liquida nel passato del pianeta. In altre parole, un ambiente che sarebbe stato potenzialmente adatto al mantenimento di microorganismi. Punto. Come da questo, e con sei mesi di ritardo, si sia passati a titoli come "Lo Spirit scopre casualmente residui di vita su Marte" o "Primi indizi di vita sul pianeta rosso" francamente è un mistero. Che sia partito tutto da questo articolo del solito Telegraph, che ultimamente si sta meritando un premio per i titoli più fantasiosi? O forse i titolisti hanno sentito silicio e hanno pensato a questo?
(Tra l'altro, in questo momento in realtà il rover Spirit se la passa maluccio, dopo che questa estate una tempesta di sabbia gli ha ricoperto i pannelli solari.)
21/09/07
Difficile da discernere
Pochi mesi fa la NASA annunciò con un certo clamore la possibile presenza di tracce di acqua liquida sulla superficie marziana. Nell'ultimo numero di Science, nuove analisi condotte su immagini ad alta risoluzione concludono che per ora non c'è niente che confermi davvero la presenza di acqua, e che le stesse tracce potrebbero essere state prodotte semplicemente da detriti asciutti. È un altro esempio dell'estrema cautela con cui vanno maneggiate le conclusioni di indagini scientifiche soggette a forti incertezze. Mi ha colpito che l'editoriale di Science usi praticamente la stessa scelta di vocaboli ("difficult to discern", difficile da discernere) usata recentemente dai climatologi italiani a proposito dei cambiamenti irreversibili del clima.
19/09/07
Da rosso a blu?
Dicevamo del ‘terraforming’ di Marte. Si tratterebbe di modificare artificialmente l’ambiente del pianeta, in modo da renderlo gradualmente adatto alla vita. È un’idea originariamente proposta, tra gli altri, da Carl Sagan negli anni ‘70, e più di recente propagandata da Zubrin, come si diceva ieri, nel libro ‘The case for Mars’.
È ormai opinione piuttosto condivisa tra gli esperti che Marte abbia avuto in passato un clima più caldo, simile alla Terra, e acqua liquida in superficie. Poi, Marte avrebbe perso gran parte dell’atmosfera, per varie ragioni: cessazione dell’attività vulcanica (che assicura il riciclo dei gas intrappolati nelle rocce), scarsa gravità superficiale (che fatica a trattenere i gas più leggeri) e assenza di campo magnetico (che protegge l’atmosfera dal vento solare). A quel punto, con una pressione atmosferica bassissima e senza effetto serra, la temperatura marziana è scesa a livelli incompatibili con la presenza di acqua liquida.
Zubrin e gli altri seguaci del terraforming marziano, propongono di invertire il processo, in modi teoricamente sensati ma alquanto fantasiosi dal punto di vista pratico. L’idea sarebbe di riscaldare la superficie del pianeta (attraverso specchi in orbita e con la produzione artificiale di grandi quantità di anidride carbonica e di altri gas serra: una cosa, quest’ultima, che sulla Terra purtroppo abbiamo imparato a fare piuttosto bene). In una seconda fase, si impianterebbero cianobatteri e alghe in grado di attivare la fotosintesi su scala globale, producendo ossigeno. Al termine del processo (che secondo Zubrin e soci richiederebbe solo poche centinaia di anni, una stima a dir poco ottimistica), Marte dovrebbe avere un’atmosfera respirabile, clima temperato e acqua liquida. E allora via con le colonie.
Come si vede, si tratta di fantasticherie a briglia sciolta, e non è sorprendente che per ora il loro unico risultato sia stato quello di aver ispirato gli autori di fantascienza. Per esempio Kim Stanley Robinson (peraltro socio della Mars Society di Zubrin), che nella trilogia ‘Red Mars’, ‘Green Mars’ e ‘Blue Mars’, ha immaginato le fasi del terraforming e della colonizzazione marziana, in una saga che copre duecento anni di storia futura.
18/09/07
Mission to Mars
Quelli che nel deserto dello Utah si stanno esercitando per una futura missione su Marte (se ne parlava ieri a Condor) non fanno capo a nessuna delle agenzie spaziali ‘istituzionali’. Sono un gruppo di entusiasti, riuniti in una associazione privata ‘no profit’ che si chiama Mars Society, che fa lobby in favore della corsa al pianeta Rosso, e che ha tra i suoi sostenitori anche qualche vip, come il regista James Cameron. Il capo è Robert Zubrin, uno la cui filosofia è che si possano mandare uomini su Marte entro i prossimi dieci anni a prezzi irrisori, partendo senza il combustibile per il rientro e senza scorte di ossigeno. Tanto, quando arriviamo su Marte troviamo tutto quello che ci serve per sopravvivere lì e per tornare a casa, dice lui. Zubrin è un visionario o un sognatore, vedete voi. Tra le altre idee che tenta di far passare c’è quella del ‘terraforming’ e della conseguente colonizzazione di Marte, su tempi inferiori a un secolo (di questo ne riparliamo).
In realtà, i piani ufficiali della NASA e dell’ESA per mandare uomini su Marte sono molto più laboriosi e a lunga scadenza. Servono una serie di passi intermedi: missioni robotizzate, prelevamento e trasferimento sulla Terra di campioni di suolo marziano, probabilmente installazione di basi abitate permanenti sulla Luna. Non se ne parla, nella migliore delle ipotesi, prima del 2030. E anche con tutto l’ottimismo, vista la situazione complessiva dei programmi spaziali e i ritardi accumulati negli ultimi anni, sembra difficile immaginare di vedere un nuovo Armstrong su Marte prima di quella data.
31/08/07
Mistero risolto
Come mi segnala anche Carletto Darwin, quelli del Mars Reconnaisance Orbiter sono andati a guardare meglio dentro uno dei buchi sulla superficie marziana di cui si era parlato un po' di tempo fa. E hanno concluso che si tratta, con ogni probabilità, dei residui di passati fenomeni vulcanici. Dalle nuove foto si vede bene che il buco non si apre su una caverna sotterranea, ma è proprio un pozzo verticale. Le dimensioni sono notevoli: almeno 78 metri di profondità e 150 metri di diametro.
27/06/07
"Fascinating"
Non si discute, i filmati promozionali della NASA sono inarrivabili. Questo, poi, ha come narratore Leonard Nimoy (per i più giovani, o per chi torna da un viaggio di quarant'anni in un sottomarino: il signor Spock di Star Trek, di lato mentre introduce una puntata dei Simpsons). A questo punto, 1) cosa sia esattamente la missione Dawn, che sta per essere lanciata, tutto sommato diventa secondario, comunque potete leggerne qui 2) per Planck, come minimo dovremo reclutare il capitano Kirk in persona.
29/05/07
La porta dell'abisso
Stanchi delle solite immagini di Marte? Paesaggi sempre uguali, sassi rossi, sabbia, montagne spoglie, crateri? Roba tipo questa, insomma:
Beh, guardatela meglio. Vedete il punto nero verso il centro? (Potete cliccare sull'immagine per vederne una versione a risoluzione maggiore). Ancora niente? Guardate qui allora:
È un ingrandimento della stessa struttura. (Di nuovo, se ci cliccate sopra la ingrandirete ulteriormente). Vi dice niente, adesso? E' un buco nel terreno. Un buco molto grande, circa 100 metri di diametro. E, cosa ancora più fantastica, è talmente profondo che non si riesce a vederne la fine (la foto a sinistra è ottenuta aumentando talmente il contrasto da perdere completamente il dettaglio del terreno, ma anche così non si vede niente). Le foto le ha fatte la camera HiRISE, a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter, che è capace di vedere dettagli piccolissimi della superficie di Marte: nella foto a massima risoluzione, ogni pixel sullo schermo equivale a soli 25 cm sul suolo marziano! Comunque, il punto è che il buco deve essere profondo almeno quanto la larghezza dell'entrata, probabilmente molto di più. Con ogni probabilità, si tratta dell'ingresso di una caverna naturale sotterranea (e ce ne sono altre). Che ci sarà lì sotto? L'unico modo per saperlo, ma non sembra qualcosa fattibile nell'immediato futuro, sembra andare a guardarci dentro. Se questo non vi fa pensare a un romanzo di Verne, non so cos'altro!
(Comunque, se l'avventura non vi interessa, e quello che cercate sono sono belle immagini del pianeta rosso, la NASA ha messo in piedi un sito che si chiama Mars As Art, con le foto più belle selezionate fra le tante ottenute dalle varie sonde negli ultimi anni.)
08/02/07
La discesa di Huygens su Titano
Oggi, Marcello Fulchignoni ha tenuto un seminario sull'esplorazione di Saturno con la sonda Cassini-Huygens, e ha mostrato, tra le altre cose, questa spettacolare animazione (ottenuta da immagini reali) della discesa di Huygens su Titano:
Sul sito della Nasa c'è una versione a risoluzione maggiore (il file è di oltre 90 Mb).
02/02/07
Punti di vista
Molte persone non hanno un'idea chiara delle dimensioni in gioco quando si parla di astronomia. Visualizzare diverse scale di grandezza è in realtà difficile per tutti, anche per che chi, come i cosmologi, ha a che fare tutti i giorni con distanze tipo 100 Megaparsec (100 milioni di parsec, ovvero circa 300 milioni di anni luce). Per chi non si occupa di queste cose per professione deve essere ancora più complicato. Allora, pensavo che sarebbe utile cominciare una serie di post sull'abc delle grandezze astronomiche.
Partiamo dal cortile di casa nostra: il Sistema Solare, e le dimensioni dei vari pianeti. Sembra roba familiare, no? Eppure vedrete che è incredibile quanto cambino le prospettive. (Le immagini che mostrerò girano su internet da un po' di tempo, e non so da dove siano partite in origine).
Allora: cominciamo con i pianeti rocciosi: la Terra (il nostro puntino blu chiaro), Venere, Marte, Mercurio (e Plutone, che come saprete è stato declassato e non è più considerato un pianeta). Mettiamoli uno vicino all'altro: le distanze fra i pianeti non sono in scala, ma la dimensione dei pianeti sì. Ecco:
Ok, adesso è il momento di allargare un po' il punto di vista. Includiamo nell'immagine gli altri pianeti del sistema solare. Ne mancano quattro: Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Sono tutti pianeti gassosi, e ora capirete perché non c'erano nell'immagine di sopra: non c'era abbastanza spazio. Facciamoli entrare:
Adesso ci siamo tutti, e cominciamo a renderci conto che viviamo su un sassolino. Però, se cominciate a sentirvi un po' stretti, tenete a mente che manca ancora il pezzo grosso. Vi presento frate Sole:
Dov'è finita la Terra? È un puntino, appunto: uno di quelli in basso a destra. Beh, questo per il nostro Sistema Solare. In realtà dobbiamo tenere presente che il Sole stesso è un po' una mezza tacca quando si esce dal nostro cortile. Ma di questo parleremo un'altra volta.
Nel frattempo, qui c'è un link dove potete confrontare interattivamente le dimensioni della Terra con quelle degli altri pianeti del Sistema Solare (oppure di due qualsiasi pianeti fra loro).
24/01/07
Se fosse stata la lotteria...
Forse ero stato banale, ma la mia preferita ha vinto la gara per la più bella foto di Marte scattata dai rover Spirit e Opportunity; per la più bella foto di Saturno sono andato molto vicino.
18/01/07
Message in a starship
Volete mandare il vostro nome e un breve messaggio sulla Luna o su Marte? La Planetary Society sta raccogliendo adesioni da internet. Tutti i messaggi ricevuti verranno messi a bordo della sonda Phoenix, che scenderà su Marte a maggio del 2008, e della sonda Selene, che entrerà in orbita intorno alla Luna la prossima estate. Il link per Marte è questo, quello per la Luna è questo. C'è tempo fino alla fine del mese.
17/01/07
Il puntino, tra gli anelli
Anche Cassini, che ha ormai quasi due anni di attività su Saturno, ha la sua brava competizione per la foto più bella. Noi, che siamo il blog del puntino blu chiaro, non possiamo che votare per questa foto:
che mostra la Terra (e la Luna) vista attraverso gli anelli di Saturno (il box in alto a sinistra è un ingrandimento del puntino che si vede a malapena nella parte destra della foto grande, verso l'alto). Per quanto, dal punto di vista della bellezza estetica, anche questa immagine di Saturno in controluce è davvero spettacolare:
15/01/07
Tramonto marziano
Sono passati tre anni da quando i rover Spirit e Opportunity hanno iniziato a girovagare sul suolo di Marte. Di recente, è stato regalato loro un upgrade del software, in modo da renderli più furbi nell'affrontare le loro esplorazioni. Fino al 24 gennaio, giorno del terzo anniversario, si può votare per scegliere la più bella immagine ottenuta dai due robotini. Per me non c'è dubbio: il Sole che scende sull'orizzonte del pianeta rosso è imbattibile:
09/01/07
Io avrei usato il furlong
La NASA si è decisa ad adottare il sistema metrico. Quando riprenderanno le missioni sulla Luna, le distanze verrano quindi misurate in km, piuttosto che in miglia. (Qualcuno ricorderà che, a causa della confusione tra i due sistemi di unità, qualche anno fa si persero per strada il Mars Climate Orbiter.)
(Ah: un furlong sono 201,168 metri).
20/12/06
Quel puntino blu chiaro

Ho già detto altrove della mia ammirazione per Carl Sagan. Oggi è il decimo anniversario della sua scomparsa, e Joel Schlosberg ha lanciato una maratona in suo onore nella blogosfera (per l'occasione, c'è anche un nuovo blog dedicato a Sagan).
Da parte mia, avevo in mente da un po' di fare una cosa, ma non avevo ancora avuto tempo: oggi è il giorno giusto. Questo blog cambia sottotitolo, e quello nuovo è ispirato proprio da Sagan. Nel 1990, il Voyager 1, giunto ai confini del sistema solare, scattò una foto del nostro pianeta da una distanza di 6.4 miliardi di km. La Terra appariva come un minuscolo puntino, immerso in un raggio di luce proveniente dal Sole.
L'idea era stata di Sagan, che più tardi commentò la foto con queste parole:
Siamo riusciti a fare questa foto: se la guardate, vedete un puntino. Quello è qui. Quella è casa. Quelli siamo noi. Ogni persona che amate, che conoscete, di cui avete sentito parlare, ogni essere umano mai esistito, ha vissuto la sua esistenza su quel puntino. Le nostre gioie e dolori messi insieme, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche sicure del fatto loro, ogni cacciatore o preda, ogni eroe o codardo, ogni creatore o distruttore di civiltà, ogni re o pezzente, ogni giovane coppia di innamorati, ogni madre o padre, ogni bimbo pieno di speranze, inventore ed esploratore, ogni maestro di morale, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "leader supremo", ogni santo o peccatore nella storia della nostra specie, ha vissuto lì: su un chicco di polvere sospeso in un raggio di sole.
La Terra è un piccolo podio nell'immenso teatro del cosmo. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori perché, nella gloria e nel trionfo, potessero momentaneamente diventare i signori di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di quel puntino sugli abitanti a malapena distinguibili di qualche altro angolo: a quanto siano frequenti le loro incomprensioni, a quanto siano desiderosi di uccidersi l'un l'altro, a quanto sia fervente il loro odio. Le nostre pose, la nostra immaginaria importanza, l'illusione di avere qualche posizione privilegiata nell'universo, sono messe alla prova da questo punto di luce pallida.
Il nostro pianeta è un granello solitario circondato dal grande buio cosmico. Nella nostra irrilevanza, in tutta questa immensità, non c'è alcun indizio che da qualche altro posto possa arrivarci un aiuto che ci salvi da noi stessi. Finora, la Terra è l'unico mondo noto che ospiti la vita. Non ce n'è un altro, almeno nel prossimo futuro, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, certo. Ma non ancora stabilircisi. Che ci piaccia o no, per il momento è la Terra il posto dove si gioca il nostro destino. Si dice che l'astronomia sia un'esperienza che rende umili e forma il carattere. Forse non c'è migliore dimostrazione di quanto sia folle l'autocompiacimento umano di un'immagine del nostro minuscolo mondo visto da lontano. Per me, ciò rafforza la nostra responsabilità di trattarci l'un l'altro con più gentilezza e compassione, e di avere cura di quel puntino blu chiaro, l'unica casa che abbiamo mai avuto.
07/12/06
Acqua su Marte/2
Ancora sull'annuncio di ieri dell'evidenza di acqua liquida su Marte. Il punto non è tanto quello della presenza o meno di acqua su Marte. Questo non è mai stato messo in discussione: l'acqua non è un elemento raro, non solo su Marte, ma anche nel resto dell'universo. L'idrogeno e l'ossigeno sono due tra gli elementi più comuni nell'universo, e formare molecole d'acqua da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno è relativamente semplice anche in condizioni estreme. C'è acqua nelle comete, nelle atmosfere di molti pianeti del sistema solare, e persino nello spazio interstellare. La questione semmai è capire se su Marte ci sia oggi acqua allo stato liquido, dove le parole chiave sono oggi e liquido. Oggi su Marte l'acqua è o ghiacciata (ai poli per esempio) oppure in forma di vapore (a pressione bassissima) nell'atmosfera. Che ci fosse acqua liquida su Marte in passato, e probabilmente addirittura oceani, è un'ipotesi molto probabile. Che ci siano segni di erosione dovuti allo scorrere di liquido in superficie è anche questo abbastanza chiaro. Ma fino a oggi non c'erano prove che acqua liquida stia scorrendo adesso sul pianeta rosso. Sia chiaro: sarebbero piccole quantità di liquido, che resterebbero in questo stato per tempi brevi. Ma perché questo è importante per la ricerca di vita? Perché se l'acqua riaffiora alla superficie da qualche deposito sotterraneo, queste sacche umide sarebbero un ambiente in cui eventuali forme antiche di vita microscopica potrebbero essere sopravvissute anche dopo che il resto dell'ambiente marziano è diventato inospitale. Oggi, basandoci sull'esperienza terrestre, sappiamo molto bene che la vita microscopica può mantenersi in ambienti che un tempo venivano considerati estremamente inospitali (ad esempio nelle rocce ghiacciate in Antartide). E se un giorno altre missioni dovessero cercare tracce di attività biologica su Marte, i crateri che mostrano tracce evidenti di attività riconducibili alla fuoriuscita di acqua liquida sarebbero i siti più adatti per un'esplorazione.
06/12/06
Acqua su Marte

In questi giorni la NASA sforna una grande notizia dopo l'altra. Oggi, il team del Mars Global Surveyor ha annunciato di avere forti evidenze che l'acqua scorre ancora oggi, sebbene solo occasionalmente, sulla superficie di Marte. Un paio di foto di crateri marziani prese a distanza di anni mostrano differenze che potrebbero essere riconducibili all'emergere di acqua liquida dal sottosuolo. Ecco il passaggio cruciale dell'annuncio:
Roughly 20 percent brighter than the surface as it appeared before the flow occurred, the new deposit exhibits characteristics consistent with transport and deposition of a fluid that behaved like liquid water and likely transported some fine-grained sediment along with it.
Su Marte l'acqua non può restare in superficie a lungo, perché evapora rapidamente oppure congela. L'unica sorgente di acqua liquida potrebbe quindi essere qualche deposito negli strati più in profondità del pianeta. L'esistenza di brevi fuoriuscite di acqua allo stato liquido su Marte era già stata ipotizzata in passato grazie a evidenze indirette, ma questa è la prima volta che si assiste al fenomeno nel suo svolgimento. La conferma della presenza di riserve di acqua liquida avrebbe ovviamente conseguenze molto importanti per la ricerca di forme di vita su Marte.
05/12/06
Men on the Moon (again)

Ieri, la NASA ha annunciato i suoi piani per mandare di nuovo uomini sulla Luna e stabilire una presenza permanente sul satellite. L'idea è quella di mandare equipaggi umani per periodi di diversi giorni a partire dal 2020 e stabilire una base alimentata dall'energia solare nei pressi di uno dei poli (che ricevono un'alta percentuale di illuminazione e sono ricchi di idrogeno e - forse - acqua). La base verrà quindi usata per permanenze di lungo periodo (molti mesi) a scopo scientifico e in preparazione della missione con equipaggio umano verso Marte. Il tutto richiederà il completamento dei razzi Ares e del modulo Orion che saranno le versioni moderne rispettivamente dei razzi Saturno e dei moduli Apollo usati nelle leggendarie missioni degli anni sessanta e settanta (lo Space Shuttle, comunque inutile in questo tipo di missione, andrà in pensione nel 2010). Tutto molto eccitante, per chi è cresciuto pensando che nel ventunesimo secolo lo spazio sarebbe stato una seconda casa per il genere umano. La NASA ce la mette tutta per accendere gli entusiasmi del pubblico che dovrà, in ultima analisi, finanziare con le sue tasse un'impresa di questo tipo. Alla domanda "Perché la Luna" risponde: "Perché il genere umano esplora". Ma c'è anche chi è preoccupato che questo tipo di progetti finiranno per sottrarre risorse già limitate a missioni spaziali meno appariscenti ma fondamentali dal punto di vista scientifico.

