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17 settembre 2014

Un po' di cose dal Festival della Comunicazione

Lo scorso fine settimana sono stato ospite del primo Festival della Comunicazione, che si è tenuto a Camogli. Un paio di giorni piacevoli e piuttosto fitti di incontri interessanti (un tentativo di sintesi lo ha fatto Annamaria Testa su Internazionale). Da parte mia, ho parlato della mia esperienza di comunicazione dell'astrofisica e, più in generale, della scienza: ho messo sul Post il testo delle cose che ho detto nel mio intervento. (Bonus track: qui c'è il video di una breve chiacchierata che ho fatto con Massimo Mantellini su divulgazione e rete, e qui un'intervista apparsa nelle pagine culturali di Avvenire.)
Di mestiere faccio l’astrofisico. Sono cioè uno scienziato, e perciò appartengo a una categoria che, nel sentire comune, non è esattamente associata alla comunicazione, a farsi capire fuori della cerchia degli esperti. Voglio dire: lo scienziato è colui che nei film, tipicamente, compare nel momento in cui serve qualcuno che dica una cosa incomprensibile. Nei film peggiori l’espediente si usa addirittura per mascherare un buco di sceneggiatura, oppure per rendere plausibile uno snodo narrativo che plausibile non è. A un certo punto arriva lo scienziato — generalmente un tizio trasandato, con una capigliatura discutibile — e dice una cosa tipo “dobbiamo invertire la polarità del flusso canalizzatore”. C’è anche un termine inglese per queste frasi incomprensibili: “techno-babble”, che in italiano si potrebbe rendere con “tecno-bla-bla”. Insomma, lo scienziato fa un po’ la parte dello sciamano, del santone, di quello che tutti rispettano ma che nessuno capisce davvero. (Continua a leggere sul Post...)
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