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23 settembre 2013

Dimenticare Marte?

La mia risposta a chi mi chiede quando vedremo esseri umani camminare sul suolo marziano è sempre stata "non molto presto", un eufemismo per dire "scordatevelo". Sono pronto a scommettere che non avverrà nei prossimi cinquant'anni, ma non sarei sorpreso se non avvenisse neppure in un secolo (a quel punto però dubito di essere lì a dirvi "ve l'avevo detto"). La ragione non sta solo nelle difficoltà tecniche ed economiche, che pure sono formidabili, ma nel fatto che passare molti mesi in viaggio, e poi altri sulla superficie del pianeta, esporrebbe gli astronauti a dosi letali di radiazioni, a meno di non schermarli per bene, cosa che al momento non sapremmo come fare in modo realistico. (Guardacaso, due mesi fa ho scelto proprio questo argomento per inaugurare la rubrica su Wired.)

È la scomoda verità, e ora la NASA lo dice a chiare lettere:
An American expedition to Mars is the Holy Grail of U.S. human spaceflight, but more than a half-century after the dawn of the Space Age, the reality is this: NASA is "no-go," at least for now.

To send an expedition to Mars today, NASA would have to knowingly expose astronauts to cancerous, or even lethal, levels of space radiation. It's an ethical quandary for those involved in NASA's renewed push toward deep-space exploration. 
Se ci mettiamo che le sonde automatiche fanno molto bene il loro mestiere, e che in qualche decennio i robot potrebbero essersi evoluti al punto da sostituire quasi perfettamente un equipaggio umano, non sarei sorpreso se il primo piede a calpestare la terra rossa fosse quello di un Armstrong sintetico.
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