23 gennaio 2012

Festival delle Scienze 2012: un'appendice

Un loop nel tempo? 
Per quelli che non ce l'hanno fatta a essere all'Auditorium di Roma per il Festival delle Scienze terminato ieri, ma anche per chi c'è stato e vuole qualche ricordo delle quattro giornate, di seguito ci sono i link per riascoltare le puntate di Radio3Scienza con interviste a molti dei protagonisti (io sono stato ospite nella prima): prima, seconda, terza e quarta.

Qui sotto, invece, c'è la trascrizione più o meno fedele delle cose che ho detto per introdurre la lectio magistralis di Richard J. Gott sui viaggi nel tempo (che Gott ha condito con momenti "mostra e dimostra", tra cui un loop temporale riprodotto con una pista per macchinine - vedi foto).

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“Se un uomo passa un’ora con una bella ragazza, quell’ora gli sembrerà un minuto. Fatelo invece sedere su una stufa bollente, e un minuto gli sembrerà un’ora”.

Pare che Einstein usasse questa metafora per far comprendere l’idea di tempo in relatività: una metafora un po’ fiacca, se posso permettermi, perché in realtà il cambiamento che Einstein ha introdotto rispetto alla nostra nozione intuitiva di tempo è molto più radicale. Il tempo scorre davvero in maniera diversa per diversi osservatori, non semplicemente per il risultato di un’impressione soggettiva. Due eventi che sono simultanei per un osservatore, non lo sono per un secondo osservatore che si muove rispetto al primo. Questa, e altre conseguenze temporali della relatività einsteiniana, sono state provate sperimentalmente molte volte nell’ultimo secolo. Insomma, il tempo non scorre in modo uniforme e immutabile.

Solo 10 anni prima che Einstein formulasse la teoria della relatività, HG Wells aveva fantasticato sulla possibilità di muoversi nel tempo così come ci si muove nello spazio. Scommetto che ognuno di voi, prima o poi, ha pensato che gli piacerebbe poter usare una macchina del tempo, magari per riparare a qualche errore fatto in passato, o per conoscere il futuro in anticipo. Ecco: dopo Einstein, questa idea assurda, l’idea di poter viaggiare nel tempo, non è poi così assurda, almeno in linea di principio – in pratica è un altro paio di maniche.

In realtà, il merito di aver dimostrato la possibilità teorica dei viaggi nel tempo non è solo di Einstein, ma anche di altri fisici che sono venuti molto dopo di lui. E se vi interessano i viaggi nel tempo siete fortunati, perché uno di questi fisici è qui su questo palco. Richard Gott, professore di astrofisica a Princeton, qualche anno fa ha trovato una soluzione delle equazioni della relatività generale di Einstein che permette di viaggiare nel tempo, o meglio – come dicono i fisici – di creare linee temporali chiuse: degli anelli nel tempo, che possono essere usati per tornare indietro nel passato. I dettagli ve li spiegherà meglio il professor Gott tra qualche istante, ma intanto vi anticipo che ci sono di mezzo degli oggetti chiamati stringhe cosmiche. E qui iniziano le note dolenti: primo, perché i cosmologi non hanno finora trovato prove che questi oggetti esistano davvero; secondo, perché per manipolare oggetti di questo tipo e usarli per viaggiare nel tempo ci vorrebbero capacità tecnologiche inimmaginabili. Comunque, la possibilità teorica c’è, quindi non si sa mai.

Per inciso, il professor Gott ha anche ideato un argomento – chiamato “del giudizio universale” – per stimare la probabilità di sopravvivenza della specie umana. Oggi non ce ne parlerà – ed è un peccato, perché è un metodo ingegnoso ma anche controverso. Vi dico però che in base a questi calcoli l’umanità avrebbe ancora davanti a sé tra i 5100 e i 7.8 milioni di anni (al 95% di confidenza).

Tornando ai viaggi nel tempo, come dicevo, la macchina del tempo di Gott è solo una delle possibilità previste dalla teoria di Einstein. La prima, storicamente, è la soluzione trovata dal logico Kurt Gödel negli anni Quaranta del XX secolo, che per creare linee temporali chiuse richiedeva un intero universo in rotazione su se stesso. Negli anni Sessanta, ci sono state le soluzioni basate sui buchi neri rotanti, e negli anni Ottanta il fisico Kip Thorne ha ideato una macchina del tempo basata sui wormhole, tunnel che connettono due punti distanti dello spaziotempo. I lavori scientifici di Thorne furono stimolati dall’astronomo Carl Sagan, che in quel periodo stava scrivendo un romanzo di fantascienza, Contact, e aveva bisogno di un metodo scientificamente corretto per coprire grandi distanze cosmiche. Dopo aver risposto alla richiesta di Sagan, Thorne si rese conto che manipolando i wormhole non solo ci si poteva spostare rapidamente nell’universo, ma era anche possibile viaggiare nel tempo. Naturalmente, tutte queste soluzioni sono teoricamente corrette, ma irrealizzabili praticamente.

Un altro modo per viaggiare nel tempo è quello di inviare segnali a velocità maggiori di quella della luce. Come sappiamo, ciò non è possibile per la teoria della relatività, ma c’è chi ha ipotizzato l’esistenza di particelle ipotetiche, chiamate tachioni, in grado di muoversi più rapidamente della luce. Se fosse possibile realizzare una radio a tachioni, si potrebbe trasmettere indietro nel passato. Per quello che ne sappiamo, i tachioni non esistono: ma solo pochi mesi fa, l’esperimento Opera ha sembrato mostrare che altre particelle, i neutrini, potrebbero viaggiare più velocemente della luce, cosa che però al momento è ancora tutta da confermare.

Al di là della realizzazione pratica dei viaggi nel tempo, che al momento sembra impossibile, ci sono anche seri problemi concettuali legati ai possibili paradossi che potrebbero sorgere. Per esempio: se vado nel passato e uccido un mio antenato, io non dovrei mai nascere. Ma allora come ho fatto ad andare nel passato? Per questo, nonostante le equazioni di Einstein consentano teoricamente soluzioni che ammettono la possibilità dei viaggi nel tempo, molti fisici pensano che la natura abbia in serbo qualche principio che ne impedisca la realizzazione pratica. Altri pensano che se anche potessimo viaggiare nel passato, arrivati lì ci renderemmo conto che, qualunque azione provassimo a compiere, non saremmo in grado di alterare la storia. Oppure, c’è chi pensa che ogni cambiamento nel corso degli eventi porterebbe alla creazione di universi paralleli che evolverebbero ciascuno lungo una diversa linea temporale, evitando qualunque paradosso.

Insomma, non abbiamo molte certezze, se non quella che riflettere sui viaggi nel tempo è divertentissimo. E quindi, buon divertimento con la lectio magistralis del professor Richard Gott.

6 commenti:

  1. Per chi non voglia installare plugin vari sul proprio browser preferito, puo scaricarsi l'audio mp3 qui:
    http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-aaee447d-8a68-46e9-b13f-43525399e0d8-podcast.html

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  2. Tutto corretto l'unica cosa è che se si puo inventare la macchina del tempo, presupponendo che ci sia un passato e un futuro che viaggiano "nello stesso momento" su una linea non continua ma fissa l'anno gia inventata....
    E nello stesso tempo appena si inventa tutto il nostro passato cambia quindi probabilmente non sapremo mai dell'imvenzione stessa...
    Provo a farmi capire meglio se uno va indietro nel tempo e inventa le piramidi ma ora in questo istante... Noi non sapremo mai che un istante fa non c'erano e sono state create da uno del futuro..
    Cioè il nostro presente potrebbe mutare di un attimo in attimo senza che noi ce ne rendiamo minimamente conto.. Un attimo fa non ero neanche vivo magari :)
    Quindi anche se la inventano questa straordinaria macchina non si saprebbe mai proprio per il fatto che funziona
    E la cosa bella è che visto che teoricamente si puo inventare in un futuro l'anno gia inventata grazie alle tecnologie avanzate e noi non ce ne accorgiamo.. Scusate il trip e se non sono stato chiaro ma io è da anni che mi faccio ste turbe come penso tanti lettori di questo splendido blog

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  3. E il tempo interiore? quello da S.Agostino a Kant, quello che anche se nulla cambia o si muove inorno a me "io so" che è passato del tempo? Oppure... come fa dire Dickens ad un suo personaggio: che ogni mattina vede allo specchio un estraneo che si fa la barba?

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  4. Avrei voluto partecipare a queste sessioni all'Auditorium, purtroppo il mio lavoro non me l'ha permesso.
    Riguardo ai viaggi nel tempo avrei due riflessioni che vorrei sottoporre a tutti:
    - "viaggiare nel tempo" mi sembra un controsenso in termini, in quanto la parola viaggiare già contiene in sè il concetto di tempo. Sarebbe come dire spostarsi da fermo.
    Ma questo è solo un dubbio da "vocabolario".
    - il paradosso del viaggio nel passato per cui potrei uccidere un mio avo e non poter nascere (ma allora come faccio a uccidere l'avo?) ha una contraddizione di fondo.
    Supponiamo esista una equazione f(t) che permetta, per ogni istante t, di calcolare la composizione esatta dell'universo per ogni coordinata spaziale, la sua soluzione al tempo t (attuale) è la mia presenza mentre scrivo in questo blog;l l'uccisione del mio avo al tempo t-t0 (con t0=cento anni) non sarà invece una possibile soluzione.
    In questi paradossi ci dimentichiamo sempre che noi stessi facciamo parte dell'universo e ci comportiamo come le leggi dell'universo impongono, la "volontà" è solo un modo di definire una particolare attività neuronale dettata anch'essa da leggi fisiche (i neuroni sono cellule composte da atomi che sottostanno alle leggi della meccanica quantistica come qualsiasi altra particella).
    A meno di non credere in una religione, ma questo è un altro discorso.

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  5. Ma i paradossi ci si presentano proprio perchè ci poniamo, con il nostro bel sistema nervoso, con i neuroni e le sinapsi, e perciò con la nostra forse illusoria continuità della coscienza, dentro l'universo e ci sottoponiamo alle stesse leggi fisiche.
    ... Che abbiamo scoperto grazie a quei neuroni e quelle sinapsi e agli organi di senso...
    http://piccoladorrit.blogspot.com

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  6. Riguardo al paradosso "se torno nel passato e uccido un mio antenato, non dovrei mai nascere", forse tutto dipende anche da come immaginiamo la struttura del Tempo. Ammettiamo per ipotesi che il tempo non sia fatto di un'unica linea temporale con direzione dal passato al futuro, ma immaginiamolo come un albero con un tronco e molti rami (linea temporale principale e linee temporali secondarie): in questo caso il paradosso che avremmo trovandoci su un'unica linea potrebbe non verificarsi poiché passeremmo da una diramazione all'altra senza interferire con la linea principale. Per quanto possa sembrarci fastidioso, le nostre vicende o quelle dei nostri antenati non contano moltissimo nell'economia di un intero universo o per il corso principale dello spaziotempo, e non sono sufficienti a influenzare il tronco principale. Insomma, tornando indietro e uccidendo il nostro antenato faremmo "seccare" il ramo del tempo secondario nel quale ci saremmo trovati per farne continuare un altro. Questo pone anche la questione della materia che a quanto pare sembrerebbe non esistere senza il tessuto del tempo a sostenerla. E si porrebbe anche un'altra questione: noi non siamo semplicemente osservatori ma possiamo modificare e intervenire in queste diramazioni, determinandone di nuove (anche inconsapevolmente). Poi ci si potrebbe interrogare sul perché ciò debba avvenire. Non sarebbe antieconomico? Forse no. Se l'evoluzione persegue il principio della complessità, allora queste linee secondarie dovrebbero funzionare come "tempi di prova". L'evoluzione dirà quale di queste ramificazioni debba poi svilupparsi e crescere e quale morire.

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