La BBC, televisione pubblica inglese, non è certo avara di ottime trasmissioni scientifiche. Tra le altre, manda in onda in prima serata un programma sull'osservazione del cielo. Oltre a spiegare il lavoro degli astronomi professionisti e a dare suggerimenti agli appassionati, gli autori della trasmissione hanno coinvolto il pubblico a casa nella ricerca di pianeti extrasolari, guardando nei dati di Kepler attraverso il sito Planethunters (di cui avevamo parlato qui). In 48 ore, gli spettatori hanno individuato 34 candidati. Nell'ultima puntata, è stato annunciato che almeno uno dei candidati sembra essere particolarmente interessante.
A questo punto, senza polemica, mi pongo qualche domanda: cos'è, gli spettatori inglesi sono antropologicamente superiori a quelli italiani? Il pregiudizio secondo cui la scienza è difficile, o annoia, o non interessa, o interessa solo se c'è di mezzo qualche presunta spaventosa minaccia, o se la si avvolge in una nube di misteri da ciarlatani, tutto questo, insomma, non vale più appena si attraversa la Manica?
Sacrosanto. Due cose che pochi sanno, probabilmente tu si, ma che, a mio vedere, vanno sempre ricordate. Agli inizi della TV (prima uno poi , dopo parecchio 2 e in bianco e nero) , il numero di ore di trasmissione era bassissimo, circa 8. Di queste in certi giorni 2 erano dedicate a vari programmi che possono pure essere ricondotti alla divulgazione della scienza: animali esotici mostrati dal vero dal leggendario Lombardi con Andalù e così via. I fatti sono questi, poi fu bollata come televisione democristiana e pedagogica
RispondiEliminaAl giorno d'oggi, poichè per contratto la RAI deve dare un tot di trasmissioni di "divulgazione scientifica" , ricordiamo che è pagata e come dallo stato, fanno passare per tale di tutto, dalle partite di pallone a cazzenger, pardon Voyager.
in sostanza non siamo noi diversi, in questo, dagli inglesi, sono molti dirigenti rai che sono dei delinquenti messi li' da una politica oramai capace solo di rendite di posizione
E oltre a Keplero venne Galileo… a guardar le stelle non fummo secondi a nessuno. E già, sono i geni che ogni tanto fioriscono qua e là dare lustro ad un popolo altrimenti pigro e mediocre? Eppure certe attitudini creative, o l’arte d’arrangiarsi con quel che c’è a disposizione e via dicendo sono doti che possiamo riconoscere in molti dei nostri amici. Sarà poi vero che un popolo ha i governanti che si merita, per riprendere il commento precedente?
RispondiEliminaIl discorso poi non vale solo per la scienza ma anche per la musica e l’arte, anche queste branche dove a ben guardare siamo stati eccelsi. In una puntata del programma di Philippe Daverio dove s’illustra il museo Poldi Pezzoli, è raccontato che questo come altri musei di Milano furono mirato bersaglio dei bombardamenti degli alleati e per volere proprio degli inglesi che volevano dispettosamente colpirci in ciò che più c’invidiano, ma gli italiani nemmeno lo compresero.
Se non sbaglio, un sano razionalismo scientifico è più radicato nella cultura inglese rispetto a qui da noi.
RispondiEliminaTant'è vero che solo qui diciamo "dare i numeri" per indicare chi dice assurdità.
Probabilmente per impostare un programma scientifico serio e allo stesso tempo divulgativo; ricco di contenuti e allo stesso tempo interessante, bisognerebbe trovare giornalisti e conduttori con una preparazione e forse una passione che purtroppo al momento non è presente nelle nostre televisioni o forse ancor peggio non è cercata perché farebbe ritrovare a molti il senso dell'analisi e del pensiero critico... e non sia mai...dobbiamo essere diretti altrove.
RispondiEliminaTra bbc e rai, è il concetto di televisione pubblica ad essere differente. Tempo fa Piero Angela in una intervista disse chiaramente che tutti i programmi di divulgazione avevano il problema di trovare uno sponsor, la pubblicità insomma. Lui propose alla rai di fare degli sconti per tramettere gli spot che avessero sostenuto un certo tipo di programmazione più consona al sevizio pubblico, ma la risposta non fu positiva. E si vede. lorella
RispondiEliminaCredo che nel Regno Unito esista da sempre una maggiore diffusione della cultura tecnico-scientifica. Questo aspetto mi colpì particolarmente anni fa quando lessi "Zio tungsteno" l'autobiografia del neurologo e scrittore inglese Oliver Sacks. Inoltre il migliore livello della cultura e della ricerca scientifica è dimostrato anche dagli oltre settanta premi Nobel vinti dai ricercatori del Regno Unito in Fisica, Chimica e Medicina contro la dozzina vinta dagli italiani.
RispondiEliminaleo rotundo
@Kustor: "dare i numeri" deriva dalla Smorfia e dal gioco del Lotto, visto che chi dava i numeri in passato diceva di averli sognati. Insomma, era un tipo un po' eccentrico.
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