18 novembre 2011

Confermati i risultati di Opera? Non ancora

Se non sono tornato finora sulla faccenda dei neutrini più veloci della luce, è semplicemente perché, nonostante nelle settimane passate ci siano stati parecchi lavori che provavano a fare le pulci al lavoro del team di Opera, nessuno di questi lavori mi è parso risolutivo. Se davvero è in atto un nuovo fenomeno, non lo si può semplicemente rifiutare sulla base di un'inconsistenza con le teorie attuali. Ancora peggio, non si può presumere che l'errore sperimentale sia dovuto a effetti fisici ben noti, che i tuoi colleghi sperimentali conoscono benissimo e di cui hanno sicuramente già tenuto conto. Eppure, le presunte confutazioni del risultato di Opera, per quanto ne so, finora rientrano in una delle due categorie precedenti. Per quanto mi riguarda, l'unica conferma o smentita di quel risultato può venire da esperimenti indipendenti: per esempio Minos, che starebbe lavorando per ottenere qualcosa già entro il 2012.

In questo senso, dunque, anche le nuove misure di Opera di cui si parla in queste ore sono certamente interessanti, ma non risolutive. Si tratta di verifiche che servono ad accertare se la precisione del tempo di transito dei neutrini dal Cern al Gran Sasso è stata stimata correttamente. Il dubbio nasceva dal modo in cui vengono prodotti i neutrini: si usano collisioni tra protoni, ma la produzione avviene in un intervallo di tempo finito e non è banale capire in quale istante di questo intervallo viene prodotto ciascun neutrino. Nelle scorse settimane, il team di Opera ha rianalizzato l'arrivo di neutrini prodotti al Cern da collisioni effettuate su intervalli di tempo molto più brevi (per dare un'idea: si è passati da 10,5 milionesimi di secondo a 3 miliardesimi di secondo) e la nuova analisi ha confermato che la precisione nei tempi era quella stimata inizialmente. La cosa è servita soprattutto a placare qualche scetticismo interno alla collaborazione e a ottenere una versione definitiva dell'articolo. Insomma: si tratta di un'ulteriore prova dello scrupolo nel presentare risultati così sorprendenti, non di una prova definitiva del fenomeno.

14 novembre 2011

La grandezza del cosmo

Nella seconda puntata che ho scritto per Lorem Ipsum, il tema affrontato — sempre con l'aiuto della rete — è quello delle enormi dimensioni dell'universo.

07 novembre 2011

Blog scientifici e peer-review

Qualche giorno fa, una giornalista del Corriere mi ha chiesto un parere su una questione che, in soldoni, si può riassumere così: i blog scientifici possono diventare un'alternativa al meccanismo della peer-review (quello per cui i risultati di uno studio scientifico, prima di essere accettati per la pubblicazione da una rivista, devono essere sottoposti al vaglio di esperti del campo)?

Della nostra chiacchierata, come è normale, nell'articolo finale è rimasto poco, ma la sintesi è corretta. Penso che i blog scientifici siano molto utili per divulgare i risultati di uno studio a un pubblico di non addetti, per raccontare i passi intermedi o i retroscena di una ricerca, e persino (come mostrano alcuni recenti esempi nella comunità dei matematici) come strumento collaborativo per ottenere risultati originali. Ma, come mi era capitato già di dire in passato, non mi sembra che possano sostituirsi al processo di revisione cui ci si deve sottoporre per pubblicare nelle migliori riviste scientifiche.

Processo che, peraltro, non serve a stabilire la definitiva validità di uno studio: serve solo a capire se esso sia fondato su standard scientifici adeguati e se, quindi, sia meritevole della considerazione della comunità. Comunità che poi continuerà a vagliare i risultati sul campo. Essere pubblicati da Nature o da Science è solo un passo, e non mette certo al riparo da errori. Né è pensabile che chi giudica un articolo riproduca per conto suo i risultati: cosa che non è possibile se essi sono stati ottenuti, per esempio, attraverso un esperimento complicato, durato molti anni.

Non è che ci sia chissà quale sacralità nella peer-review: è semplicemente un meccanismo consolidato che funziona da molto tempo, e che magari in futuro verrà sostituito con qualcosa di meglio. Ma per ora è il meccanismo comunemente accettato dalla comunità scientifica, una sorta di accordo tra gentiluomini in cui si dà per scontata la buona fede dei colleghi. E, almeno nella parte di mondo accademico che frequento io, è un meccanismo che fa il suo dovere bene.

03 novembre 2011

Su TuttoScienze

Felice Cimatti mi ha intervistato per l'ultimo numero di TuttoScienze de La Stampa.