L'ebook di "Il buio oltre le stelle" è finalmente disponibile su BookRepublic: è un ePub leggibile con qualunque dispositivo, senza limitazioni, e costa solo 6,90 €. Ottimo lavoro da parte di Codice. (E se tutti quelli che mi hanno chiesto quando usciva ne comprano una copia, mi sa che entra in classifica.)
La cosa capita a fagiolo, perché c'è in giro il video realizzato dal creatore di PhD Comics per illustrare una sua conversazione con due fisici a proposito della materia oscura. Prendetevi qualche minuto per guardarlo (è in inglese, ma i disegni aiutano): è semplicemente fenomenale, e oltretutto è una buona sintesi di alcune delle cose che trovate nel mio libro. Una specie di booktrailer, e a costo zero: cosa voglio di più?
29 aprile 2011
28 aprile 2011
Un apologo
"Pronto, polizia?"
"Sì."
"Salve, mi chiamo R****** G*******, vorrei fare una denuncia. Mi sono entrati i ladri in casa, mi hanno svaligiato l'appartamento e..."
"Calma, calma. Come fa a dire che sono stati dei ladri?"
"Come, scusi?"
"Lei ha appena detto che le sono entrati i ladri in casa, ma come ne può essere certo? Era lì quando sono arrivati?"
"Be', sono spariti tutti gli oggetti di valore, i soldi..."
"Quindi?"
"Quindi cosa? Chi li ha fatti sparire, se non i ladri?"
"Lei salta subito alle conclusioni. Per me, tutte le ipotesi sono ugualmente plausibili."
"Sta scherzando, vero? Non penserà mica che la cassaforte si sia aperta da sola e i soldi che c'erano dentro si siano smaterializzati?"
"Perché no? È una possibilità. Per carità, non dico di crederci davvero. Io mi limito a sollevare una domanda, un dubbio: può forse escludere che sia andata in questo modo?"
"Io... be', mi sembra che l'ipotesi più semplice sia che siano stati i ladri..."
"Sì, be', potrebbe darsi, ma solo se si usa il metodo del rasoio di Occam."
"Il rasoio di chi?"
"Ma niente, una scemenza: significa che non c'è bisogno di inventare spiegazioni arzigogolate quando ne abbiamo già di semplici che funzionano altrettanto bene. Ma invece io dico: perché limitarci alle ipotesi semplici, quando le altre sono molto più affascinanti? Che ne dice degli alieni? Potrebbero essere stati loro a prendere i suoi soldi. Magari senza nemmeno muoversi dal loro pianeta."
"Mi prende in giro? Voi dovete investigare, siete pagati per questo."
"E infatti investigheremo, stia tranquillo. Seguiremo ogni pista, anche la meno probabile, non importa quanto tempo ci vorrà. Per esempio, le chiedo, è proprio sicuro che le cose di cui denuncia la scomparsa siano davvero scomparse? Sa che c'è chi sostiene che uno scienziato moldavo avrebbe scoperto, nel diciannovesimo secolo, la formula dell'invisibilità? Io ovviamente non dico che sia vero, le chiedo solo: e se i suoi soldi fossero ancora lì, nella cassaforte, ma fossero diventati invisibili?"
"Ma le dico che non ci sono più! Venga a vedere di persona!"
"Guardi, le racconto un episodio capitato nel 1852 a una signora francese da poco emigrata in Louisiana: stava prendendo un té insieme alle sue amiche a bordo di un battello sul Mississipi, quando le si presentò un uomo vestito completamente di bianco. L'uomo chiese alla donna se volesse essere ritratta in un dagherrotipo. La donna acconsentì. L'uomo fece il ritratto, lo consegnò alla donna e, senza chiedere nulla in cambio, se ne andò. La donna non lo vide mai più."
"Scusi, ma che c'entra questa storia con i miei soldi?"
"Non saprei. Forse c'entra, forse no. Ma non le pare una storia misteriosa? Chi era quell'uomo? Da dove veniva? Dove andava? Perché volle fare un dagherrotipo? E soprattutto: cosa diavolo è un dagherrotipo?"
"Cosa vuole che ne sappia! Perché continua a fare domande sempre più assurde?"
"Perché quando faccio domande del genere mi sento bello. Non capita anche a lei? Vuole che parliamo dei templari? Del calendario maya? E della lettura del pensiero?"
"A me interessa solo una cosa: i miei soldi."
"Me lo aspettavo. Sa che ora che ci penso mi viene un altro dubbio? Può provarmi che lei quei soldi li avesse davvero?"
"Ho capito, ci rinuncio. Lei non ha nessuna intenzione di fare un'indagine."
"Al contrario, amico mio, non vedo l'ora. Sarà un'indagine sorprendente."
"Sì."
"Salve, mi chiamo R****** G*******, vorrei fare una denuncia. Mi sono entrati i ladri in casa, mi hanno svaligiato l'appartamento e..."
"Calma, calma. Come fa a dire che sono stati dei ladri?"
"Come, scusi?"
"Lei ha appena detto che le sono entrati i ladri in casa, ma come ne può essere certo? Era lì quando sono arrivati?"
"Be', sono spariti tutti gli oggetti di valore, i soldi..."
"Quindi?"
"Quindi cosa? Chi li ha fatti sparire, se non i ladri?"
"Lei salta subito alle conclusioni. Per me, tutte le ipotesi sono ugualmente plausibili."
"Sta scherzando, vero? Non penserà mica che la cassaforte si sia aperta da sola e i soldi che c'erano dentro si siano smaterializzati?"
"Perché no? È una possibilità. Per carità, non dico di crederci davvero. Io mi limito a sollevare una domanda, un dubbio: può forse escludere che sia andata in questo modo?"
"Io... be', mi sembra che l'ipotesi più semplice sia che siano stati i ladri..."
"Sì, be', potrebbe darsi, ma solo se si usa il metodo del rasoio di Occam."
"Il rasoio di chi?"
"Ma niente, una scemenza: significa che non c'è bisogno di inventare spiegazioni arzigogolate quando ne abbiamo già di semplici che funzionano altrettanto bene. Ma invece io dico: perché limitarci alle ipotesi semplici, quando le altre sono molto più affascinanti? Che ne dice degli alieni? Potrebbero essere stati loro a prendere i suoi soldi. Magari senza nemmeno muoversi dal loro pianeta."
"Mi prende in giro? Voi dovete investigare, siete pagati per questo."
"E infatti investigheremo, stia tranquillo. Seguiremo ogni pista, anche la meno probabile, non importa quanto tempo ci vorrà. Per esempio, le chiedo, è proprio sicuro che le cose di cui denuncia la scomparsa siano davvero scomparse? Sa che c'è chi sostiene che uno scienziato moldavo avrebbe scoperto, nel diciannovesimo secolo, la formula dell'invisibilità? Io ovviamente non dico che sia vero, le chiedo solo: e se i suoi soldi fossero ancora lì, nella cassaforte, ma fossero diventati invisibili?"
"Ma le dico che non ci sono più! Venga a vedere di persona!"
"Guardi, le racconto un episodio capitato nel 1852 a una signora francese da poco emigrata in Louisiana: stava prendendo un té insieme alle sue amiche a bordo di un battello sul Mississipi, quando le si presentò un uomo vestito completamente di bianco. L'uomo chiese alla donna se volesse essere ritratta in un dagherrotipo. La donna acconsentì. L'uomo fece il ritratto, lo consegnò alla donna e, senza chiedere nulla in cambio, se ne andò. La donna non lo vide mai più."
"Scusi, ma che c'entra questa storia con i miei soldi?"
"Non saprei. Forse c'entra, forse no. Ma non le pare una storia misteriosa? Chi era quell'uomo? Da dove veniva? Dove andava? Perché volle fare un dagherrotipo? E soprattutto: cosa diavolo è un dagherrotipo?"
"Cosa vuole che ne sappia! Perché continua a fare domande sempre più assurde?"
"Perché quando faccio domande del genere mi sento bello. Non capita anche a lei? Vuole che parliamo dei templari? Del calendario maya? E della lettura del pensiero?"
"A me interessa solo una cosa: i miei soldi."
"Me lo aspettavo. Sa che ora che ci penso mi viene un altro dubbio? Può provarmi che lei quei soldi li avesse davvero?"
"Ho capito, ci rinuncio. Lei non ha nessuna intenzione di fare un'indagine."
"Al contrario, amico mio, non vedo l'ora. Sarà un'indagine sorprendente."
18 aprile 2011
La montagna
Dallo stesso autore del fenomenale video dell'aurora di qualche tempo fa, un altro filmato realizzato con la tecnica del time-lapse (un montaggio rapido di foto prese a intervalli di tempo regolari), da El Teide, la più alta montagna spagnola. Non importa quante cose di questo tipo avete già visto: dovete guardarla. Come al solito: schermo pieno, alta risoluzione, e via.
16 aprile 2011
Kirk e lo Shuttle
Questa settimana cadevano anche i trent'anni dal primo volo di uno Space Shuttle. La NASA ha deciso di celebrare facendo raccontare la storia del programma, che tra l'altro va in pensione quest'anno, da un'altra vecchia gloria: William "capitano Kirk" Shatner. È la chiusura ideale di un ciclo: le pressioni dei fan di Star Trek furono infatti determinanti per far chiamare Enterprise il primo Space Shuttle costruito (avrebbe dovuto chiamarsi Constitution). Però non solo l'Enterprise non fu il primo Shuttle ad andare in orbita (l'onore, il 12 aprile 1981, toccò al Columbia, poi disintegratosi nel 2003) ma in realtà non andò mai nello spazio, e fu usato solo per collaudi e prove.
15 aprile 2011
Materia oscura: ancora nessun colpevole
Per chi va in cerca delle particelle misteriose che potrebbero risolvere il problema della materia oscura — le cosiddette WIMP — i risultati possibili sono due. Le trova, e allora si becca il Nobel. Oppure non le trova, ma riesce lo stesso a portare a casa un risultato importante: quello di restringere l'insieme delle possibilità. È come la caccia al colpevole in un giallo. Si può procedere per esclusione, scartando un sospetto dopo l'altro, fino a inchiodare il responsabile.
Il risultato annunciato dall'esperimento Xenon dei laboratori del Gran Sasso (raccontato con la solita bravura da Dennis Overbye sul New York Times — qui invece c'è l'articolo tecnico, solo per addetti ai lavori) appartiene alla seconda categoria. Xenon non ha trovato niente, per ora, ma ha escluso una bella fetta di candidati, cominciando anche a rosicchiare una parte dello spazio di uno dei tipi di materia oscura preferito dai fisici teorici, quello basato sulla supersimmetria.
Certo, non è una notizia esaltante, come lo sarebbe stata quella di aver rivelato — oltre ogni ragionevole dubbio — una particella di materia oscura. Ma si fanno progressi anche in questo modo.
C'è di buono che non dovrò affrettarmi a fare modifiche al libro in vista di una ristampa. (E peraltro, se volete saperne un po' di più di materia oscura, WIMP, supersimmetria e compagnia bella, non potrei consigliarvi un punto di partenza migliore.)
Il risultato annunciato dall'esperimento Xenon dei laboratori del Gran Sasso (raccontato con la solita bravura da Dennis Overbye sul New York Times — qui invece c'è l'articolo tecnico, solo per addetti ai lavori) appartiene alla seconda categoria. Xenon non ha trovato niente, per ora, ma ha escluso una bella fetta di candidati, cominciando anche a rosicchiare una parte dello spazio di uno dei tipi di materia oscura preferito dai fisici teorici, quello basato sulla supersimmetria.
Certo, non è una notizia esaltante, come lo sarebbe stata quella di aver rivelato — oltre ogni ragionevole dubbio — una particella di materia oscura. Ma si fanno progressi anche in questo modo.
C'è di buono che non dovrò affrettarmi a fare modifiche al libro in vista di una ristampa. (E peraltro, se volete saperne un po' di più di materia oscura, WIMP, supersimmetria e compagnia bella, non potrei consigliarvi un punto di partenza migliore.)
13 aprile 2011
L'indice
Ammettiamolo: la cosa di cui si sente maggiormente la mancanza comprando i libri online è non poter curiosare tra le pagine. C'è la notevole eccezione di Amazon, che però ancora non dà questa possibilità sul negozio italiano. Quindi capisco perfettamente chi mi chiede se si può avere l'indice de "Il buio oltre le stelle". Stavo per fare un post per spiegare il contenuto del libro capitolo per capitolo, ma poi (fortunatamente) mi sono reso conto che sul sito di Codice sono disponibili le prime pagine. Tra queste, manco a farlo apposta, c'è proprio l'indice. Non che i titoli dei capitoli, da soli, siano particolarmente esplicativi, ma non disperate: c'è anche l'introduzione, da cui riuscirete a farvi un'idea migliore. (In più, c'è sempre tutto il primo capitolo sul sito del Post.)
(Restando in tema, stamattina sono stato a parlare del libro a Radio3scienza. La puntata si può riascoltare a questo link.)
(Restando in tema, stamattina sono stato a parlare del libro a Radio3scienza. La puntata si può riascoltare a questo link.)
11 aprile 2011
Domani
Domani fanno cinquant'anni esatti da quando Yuri Gagarin ha fatto il primo giro nello spazio intorno alla Terra. Qui c'è una cosa che ho scritto oggi per il Post. Domani invece sarò a parlare anche di Gagarin, ma non solo, alle 9 su Class News MSNBC (questo è il video), e poi alle 10.30 su Radio1, nella trasmissione Start (qui la puntata).
Sempre domani, verrà reso pubblico First Orbit, un film pensato per chi vuole provare a rivivere in prima persona l'esperienza di Gagarin: è stato realizzato usando filmati girati da Paolo Nespoli sulla Stazione Spaziale Internazionale seguendo il percorso di quella prima orbita, montati insieme all'audio originale dell'epoca e a una nuova colonna sonora.
Sempre domani, verrà reso pubblico First Orbit, un film pensato per chi vuole provare a rivivere in prima persona l'esperienza di Gagarin: è stato realizzato usando filmati girati da Paolo Nespoli sulla Stazione Spaziale Internazionale seguendo il percorso di quella prima orbita, montati insieme all'audio originale dell'epoca e a una nuova colonna sonora.
8 aprile 2011
Si fa presto a dire "wow!"
Una delle domande ricorrenti di fronte a una bella immagine astronomica è: ma i miei occhi, di fronte a un oggetto del genere, cosa vedrebbero? Quanto è "realistica" la foto che sto osservando?
Qualunque foto è un'elaborazione della realtà, è ovvio. Ma nel caso delle immagini astronomiche la questione è un po' più complessa. Intanto, c'è il problema dei "falsi colori", che vengono assegnati in modo arbitrario per isolare informazioni provenienti da diverse bande elettromagnetiche. Ma, su questo, ho già scritto qualcosa in passato.
C'è però un altro aspetto, che ha a che fare con la limitata capacità degli occhi di osservare oggetti poco luminosi. Da ragazzini, siamo rimasti tutti a bocca aperta di fronte a questa scena:
Luke e Leia (o Leila, fate voi), da quello che sembra, stanno guardando una galassia a spirale, come la nostra Via Lattea. Sarebbe bello poter assistere a uno spettacolo del genere, no? Qualcosa ci dice che nella vita reale non è possibile, e in effetti è così. Ma la ragione non è quella che ci aspetteremmo. Il problema non è che ci manca un'astronave per poter avvicinarci a una galassia (o uscire dalla nostra per guardarla da fuori). Una galassia è un oggetto molto grande: per vederla così estesa, nel cielo, Luke e Leia non devono essersi avvicinati poi molto (relativamente parlando).
Prendiamo la galassia di Andromeda. È la più vicina alla nostra. Vicina si fa per dire: due milioni e mezzo di anni luce, ma insomma. È comunque abbastanza vicina da occupare una regione di cielo piuttosto grande: tra i tre e i quattro gradi. Per dare un'idea di quanto è grande, possiamo confrontarla con il disco lunare:
Più o meno ci siamo: quanto a grandezza, sembra proprio come la galassia che stanno guardando Luke e Leia. Ma perché, allora, alzando gli occhi al cielo non vediamo una cosa del genere? Ancora un po' di pazienza, ci stiamo arrivando.
Per specificare quanto ci appare luminoso un oggetto celeste, gli astronomi usano un numero: la magnitudine apparente. È un'unità di misura un po' strana. Più un oggetto appare luminoso, più è piccola la magnitudine. Il Sole, visto dalla Terra, è talmente luminoso che la sua magnitudine apparente è negativa: -26.74. La Luna piena ha una magnitudine apparente di -12.92. Ed ecco un'altra stranezza della magnitudine: è un'unità logaritmica. Quando la magnitudine aumenta di 1, la luminosità diminuisce di circa 2,5 volte. Quindi, la Luna è molto meno luminosa del Sole: ci sono circa 14 magnitudini di differenza, il che significa che la Luna è 2,5 elevato alla 14 volte meno luminosa del Sole. Ovvero, quasi quattrocentomila volte meno luminosa.
Bene, ci siamo quasi. Cerchiamo informazioni sulla magnitudine apparente della galassia di Andromeda, e troviamo 3.4. Ci sono circa 16,32 magnitudini di differenza con la Luna piena. Quindi, a conti fatti, la galassia di Andromeda è circa tre milioni di volte meno luminosa della Luna. Il confronto di sopra tra la Luna e Andromeda, dunque, è realistico per quanto riguarda le dimensioni, ma non per la luminosità.
Ma non è finita. Infatti, in buone condizioni di visibilità, si possono vedere a occhio nudo stelle di magnitudine compresa tra 3 e 4. Ma la galassia di Andromeda non è un puntino, come una stella: è un oggetto esteso. Questo significa che la stessa luminosità è "diluita" su un'area più grande, e i nostri occhi fanno più fatica a vederla chiaramente. Anche usando un telescopio, la luce della galassia dovrebbe depositarsi per un tempo sufficientemente lungo sul sensore di una fotocamera, prima di formare un'immagine del genere. Quando guardiamo un'immagine astronomica, quindi, dobbiamo sempre tenere presente che c'è voluto un certo tempo di osservazione, magari molto lungo, per ottenerla.
Morale della favola: né Luke né Leia potrebbero assistere direttamente a uno spettacolo del genere, e nemmeno noi. Ma non escluderei che R2-D2 e C-3PO possano farcela, beati loro.
Qualunque foto è un'elaborazione della realtà, è ovvio. Ma nel caso delle immagini astronomiche la questione è un po' più complessa. Intanto, c'è il problema dei "falsi colori", che vengono assegnati in modo arbitrario per isolare informazioni provenienti da diverse bande elettromagnetiche. Ma, su questo, ho già scritto qualcosa in passato.
C'è però un altro aspetto, che ha a che fare con la limitata capacità degli occhi di osservare oggetti poco luminosi. Da ragazzini, siamo rimasti tutti a bocca aperta di fronte a questa scena:
Luke e Leia (o Leila, fate voi), da quello che sembra, stanno guardando una galassia a spirale, come la nostra Via Lattea. Sarebbe bello poter assistere a uno spettacolo del genere, no? Qualcosa ci dice che nella vita reale non è possibile, e in effetti è così. Ma la ragione non è quella che ci aspetteremmo. Il problema non è che ci manca un'astronave per poter avvicinarci a una galassia (o uscire dalla nostra per guardarla da fuori). Una galassia è un oggetto molto grande: per vederla così estesa, nel cielo, Luke e Leia non devono essersi avvicinati poi molto (relativamente parlando).
Prendiamo la galassia di Andromeda. È la più vicina alla nostra. Vicina si fa per dire: due milioni e mezzo di anni luce, ma insomma. È comunque abbastanza vicina da occupare una regione di cielo piuttosto grande: tra i tre e i quattro gradi. Per dare un'idea di quanto è grande, possiamo confrontarla con il disco lunare:
![]() |
| Credit: REU program, N.A.Sharp/NOAO/AURA/NSF |
Più o meno ci siamo: quanto a grandezza, sembra proprio come la galassia che stanno guardando Luke e Leia. Ma perché, allora, alzando gli occhi al cielo non vediamo una cosa del genere? Ancora un po' di pazienza, ci stiamo arrivando.
Per specificare quanto ci appare luminoso un oggetto celeste, gli astronomi usano un numero: la magnitudine apparente. È un'unità di misura un po' strana. Più un oggetto appare luminoso, più è piccola la magnitudine. Il Sole, visto dalla Terra, è talmente luminoso che la sua magnitudine apparente è negativa: -26.74. La Luna piena ha una magnitudine apparente di -12.92. Ed ecco un'altra stranezza della magnitudine: è un'unità logaritmica. Quando la magnitudine aumenta di 1, la luminosità diminuisce di circa 2,5 volte. Quindi, la Luna è molto meno luminosa del Sole: ci sono circa 14 magnitudini di differenza, il che significa che la Luna è 2,5 elevato alla 14 volte meno luminosa del Sole. Ovvero, quasi quattrocentomila volte meno luminosa.
Bene, ci siamo quasi. Cerchiamo informazioni sulla magnitudine apparente della galassia di Andromeda, e troviamo 3.4. Ci sono circa 16,32 magnitudini di differenza con la Luna piena. Quindi, a conti fatti, la galassia di Andromeda è circa tre milioni di volte meno luminosa della Luna. Il confronto di sopra tra la Luna e Andromeda, dunque, è realistico per quanto riguarda le dimensioni, ma non per la luminosità.
Ma non è finita. Infatti, in buone condizioni di visibilità, si possono vedere a occhio nudo stelle di magnitudine compresa tra 3 e 4. Ma la galassia di Andromeda non è un puntino, come una stella: è un oggetto esteso. Questo significa che la stessa luminosità è "diluita" su un'area più grande, e i nostri occhi fanno più fatica a vederla chiaramente. Anche usando un telescopio, la luce della galassia dovrebbe depositarsi per un tempo sufficientemente lungo sul sensore di una fotocamera, prima di formare un'immagine del genere. Quando guardiamo un'immagine astronomica, quindi, dobbiamo sempre tenere presente che c'è voluto un certo tempo di osservazione, magari molto lungo, per ottenerla.
Morale della favola: né Luke né Leia potrebbero assistere direttamente a uno spettacolo del genere, e nemmeno noi. Ma non escluderei che R2-D2 e C-3PO possano farcela, beati loro.
7 aprile 2011
Arretrati
Un paio di cose legate in qualche modo all'uscita del libro. Nell'inserto culturale del Fatto Quotidiano di due settimane fa c'era un mio articolo sul multiverso: si può leggere qui. Poi, la settimana scorsa, ho fatto una (lunga) intervista per la Radio Vaticana, che si può riascoltare qui.
2 aprile 2011
Il buio oltre le stelle
Dunque: è uscito il mio nuovo libro. Si chiama "Il buio oltre le stelle"
In anteprima, sul Post, potete leggere tutto il primo capitolo.
Il resto, come si dice, nelle migliori librerie, anche online.
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