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1 agosto 2011

Nessuno tocchi Marty McFly

Nei giorni scorsi, è stata ripresa da più parti la notizia secondo cui un ricercatore di Hong Kong avrebbe dimostrato l'impossibilità dei viaggi nel tempo. Ora, per quanti abbiano appreso il fatto con delusione (il pensiero corre soprattutto a Roberto Giacobbo), vorrei provare a spendere qualche parola di conforto. La cosa, infatti, è un po' più complicata.

Quello che il professor Shengwang Du ha dimostrato con il suo esperimento (l'articolo che racconta il risultato è apparso su Physical Review Letters) è che un singolo fotone non può superare la velocità della luce. Dice: bella scoperta. Be', lo è, in effetti, per ragioni che sono piuttosto tecniche e che non mi azzardo a spiegare in poche righe qui (non è un campo di ricerca semplicissimo, ma soprattutto non è il mio campo di ricerca). Ci sono di mezzo, tra le altre cose, sottigliezze legate alla definizione della velocità di un'onda (il fotone è sia particella che onda, come si sa).

Tuttavia, l'impossibilità di trasmettere informazione a velocità maggiori di quella della luce è solo uno dei limiti posti ai viaggi nel tempo: salvaguarda i rapporti di causa-effetto e impedisce che qualcosa accada prima della sua causa. Restano, a livello teorico, altre possibilità. Se si passa dalla relatività ristretta (che tratta solo moti a velocità costante) alla relatività generale (che tiene conto di moti accelerati o della presenza della gravità) si possono trovare soluzioni compatibili con la possibilità di viaggiare nel tempo o di trasmettere informazioni nel passato, senza superare mai la velocità della luce nel vuoto. (I lettori più fedeli e antichi di questo blog forse ricorderanno una mini-serie di post sui viaggi nel tempo, in cui tra l'altro accennavo a una di queste soluzioni.) Questo non significa che i viaggi nel tempo siano realizzabili, per carità (salvo che al cinema, voglio dire); significa, però, che l'esperimento con la velocità del fotone elimina solo la possibilità più ovvia.

In effetti, il comunicato stampa dell'università di Hong Kong menziona solo di passaggio i viaggi nel tempo, e non afferma mai che il risultato di Shengwang Du abbia escluso una volta per tutte la loro fattibilità. Il resto è stato aggiunto da chi ha ripreso la notizia, e il motivo si può comprendere facilmente: era l'unico modo per attirare l'attenzione su un esperimento piuttosto ostico.
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