Uno dei problemi che mi affascina di più (non come argomento di ricerca, sia chiaro, ma come curiosità intellettuale) è quello del libero arbitrio (e a quanto pare non sono l'unico). Lo si può riformulare in molti modi diversi, ma in ultima analisi quello che mi pare mostri meglio l'aspetto paradossale della faccenda è: se l'universo è retto da leggi deterministiche, come mai abbiamo la sensazione di poter intervenire nel suo andamento? Facciamo parte noi stessi dell'universo, e non possiamo eludere le leggi della fisica. Siamo, in ultima analisi, un insieme di particelle, per quanto incredibilmente complesso; e il nostro stato attuale, in linea di principio, potrebbe essere calcolato a partire da condizioni iniziali arbitrariamente lontane nel passato. Cosa ci rende diversi da una galassia? Siamo anche noi, come qualunque altro sistema fisico, espressione di processi su cui non abbiamo possibilità di intervento, e il fatto di poterli governare è solo illusorio?
La riflessione su questi temi è talmente lunga e complessa che non proverò nemmeno a sintetizzarla qui: semplicemente non ne sarei capace. Ci sono in ballo moltissime sottigliezze, come la differenza tra determinismo e predicibilità (le leggi della fisica sono deterministiche, sì, anche quelle della meccanica quantistica, ma questo non significa che siamo sempre in grado di prevedere esattamente l'evoluzione di sistemi fisici arbitrari), la disputa tra riduzionismo e emergentismo; e naturalmente c'è sempre in agguato la scappatoia extra-naturalistica, secondo cui non saremmo completamente riducibili, nemmeno in linea di principio, alle leggi della fisica: scappatoia da cui uno che voglia provare a capire veramente come funzionano le cose deve tenersi alla larga. Comunque, per assaggiare la complessità della cosa, basta farsi trasportare dalle libere associazioni, partendo da un punto di partenza a caso: per esempio da questa voce di Wikipedia, che riassume i motivi per cui tanto il determinismo che l'indeterminismo, per opposte ragioni, escluderebbero la possibilità del libero arbitrio.
Naturalmente, ognuno tenderà a incaponirsi sui dilemmi della sua disciplina di riferimento: per un neuroscienziato, per esempio, la cosa interessante sarà investigare la coscienza, cercando di capire se in fondo quelle che il nostro cervello ci propina sono solo rappresentazioni di una realtà che si dipana indipendentemente da noi (come i fotogrammi di un film che persistono sulla retina) o se siamo genuinamente in grado di prendere decisioni che cambiano il corso delle cose.
A me, come cosmologo, interessano soprattutto due questioni: una, è se riavvolgendo il film dell'universo e partendo esattamente dalle stesse condizioni iniziali (enfasi su esattamente, che significa con precisione infinita) l'universo possa arrivare a un esito diverso: tenderei a dire di no. L'altra è la questione del tempo in relatività, e dell'impossibilità di stabilire la simultaneità degli eventi in modo assoluto: il mio futuro può essere il passato di qualcun altro, il che sembra non lasciare molto spazio all'idea di un futuro "flessibile". Il tempo sarebbe un blocco unico e se potessimo guardarlo tutto insieme ci renderemmo conto di essere cristallizzati come insetti nell'ambra (ma c'è dibattito anche su questo).
È ovvio che la risposta a tutte queste domande non la conosce nessuno. Ma pensarci è un buon esercizio speculativo. E comunque, forse non abbiamo altra scelta.
E' una delle questioni più interessanti in assoluto, credo. E con i passi avanti che stanno facendo le neuroscienze, in futuro anche chi se ne è sempre disinteressato si troverà a dover prendere atto che il suo 'io' è solo un'illusione e che non può non decidere ciò che è stato già deciso dalla fisica - diciamo - dell'universo.
RispondiEliminaCome dice Hoftadter, "no, il libero volere non esiste": http://some1elsenotme.wordpress.com/2011/01/10/no-il-libero-volere-non-esiste/
Eh, sì, il libro di Hofstadter è molto bello http://www.keplero.org/2008/08/strani-anelli.html
RispondiEliminaaggiungo (da epistemologo, quindi non strettamente specialista) carne al fuoco.
RispondiEliminasul determinismo: la teoria del caos dimostra (come sottolineavi tu) che il punto fondamentale è la precisione infinita in mancanza della quale leggi deterministiche finiscono per avere effetti imprevedibili sul lungo periodo.
a mio modo di vedere il concetto di "precisione infinita" presuppone il fatto che la realtà sia continua, ma ci sono anche ottime ragioni per postulare che la realtà sia discreta (per quanto a me sembra che la realtà sia decisamente invadente) resta il fatto che la "precisione infinita" è un classico concetto da esperimento mentale, quindi questo resta uno pseudoproblema.
la decisione su questo tema presuppone anche che ci sia modo di percepire una realtà oggettiva per cui un filosofo probabilmente ridurrebbe la questione alla diatriba "realismo vs idealismo"
sul tempo: una posizione decisamente originale, se hai tempo (...) e voglia, la trovi in david deutsch "la trama della realtà".
fra le altre cose, sempre da un punto di vista filosofico, interpretare due eventi distinti come causa ed effetto, non è affatto ovvia.
per finire in bellezza: werner herzog
http://www.youtube.com/watch?v=T_86EeyMMAs
(eddie)
la posizione di deutsch la conosco, ma lì c'è di mezzo l'interpretazione "a molti mondi" della meccanica quantistica e le cose si fanno più complicate.
RispondiElimina(bello il clip di herzog)
"fra le altre cose, sempre da un punto di vista filosofico, interpretare due eventi distinti come causa ed effetto, non è affatto ovvia."
RispondiEliminaA tal proposito ho trovato molto interessante il saggio di Daniel Wegner contenuto in "Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio".
Mi permetto un contributo da una prospettiva diversa: in analisi del comportamento e più in generale nella tradizione comportamentista, il dilemma del libero arbitro è considerato, in qualche modo, un problema mal posto.
RispondiEliminaLa relazione ordinata fra i nostri comportamenti visibili e l'ambiente è indubitabile. C'è un secolo di risultati sperimentali a testimoniarlo.
Se intendiamo il libero arbitrio come sinonimo di completa libertà di scelta, di completa indipendenza dall'ambiente... da dove potrebbe mai scaturire? Dalla mente, dai pensieri? Senza bisogno di appellarsi alla neurofisiologia (col rischio di riduzionismo, perché ci spostiamo su un altro piano), la mente, il comportamento non osservabile, dimostra di funzionare secondo gli stessi principi dei comportamenti osservabili. Come è logico aspettarsi, a meno che non si ipotizzi qualcosa di magico e completamente diverso che funziona, invisibile, dentro le nostre teste.
Perché allora dicevo di un problema mal posto? Perché pur accettando la natura ordinata del rapporto organismo umano-ambiente, e dunque la prevedibilità (molto difficile per comportamenti complessi) e il controllo (in clinica qualche risultato c'è direi...) di qualunque comportamento umano, ciò non toglie che il vissuto personale sia fatto di scelte, prese di decisione, "colpi di testa" e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, sul piano naturale non avrebbe senso parlare di libero arbitrio, che invece sul piano individuale è un'esperienza comune e, a mio parere, incontrovertibile.
Consiglio anch'io una lettura!
Grazie della segnalazione. Quello del libero arbitrio è un problema affascinante proprio perché ogni disciplina ha un suo punto di vista. Per un fisico, credo, il punto di vista è il più radicale in assoluto, perché, studiando le cose al livello microscopico, è portato a giudicare il libero arbitrio macroscopico come un'illusione, magari comoda e "incontrovertibile", ma pur sempre illusione. Ma nessuno, come dicevo, ha la risposta!
RispondiEliminaMa cos'è questa sincronia?
RispondiEliminahttp://rationallyspeaking.blogspot.com/2011/07/rs-podcast-39-science-and-philosophy-of.html
Dubito che Pigliucci mi legga: è solo determinismo in azione :)
RispondiEliminaPersonalmente sono dell'idea che il "libero arbitrio" esista ma che sia ininfluente.
RispondiEliminaIn fondo come per le particelle, nessuno si sognerebbe di misurare con precisione e la traiettoria di ogni protone in un'esplosione nucleare eppure a macro livello ogni esplosione nucleare ottiene lo stesso risultato, così dovrebbe funzionare il ns libero arbitrio. Con buona pace di chi si sforza di "fare la differenza".
Quale sarebbe la definizione di libero arbitrio?
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