01 luglio 2011

Doveva succedere, prima o poi

Ho scritto una lettera a Piergiorgio Odifreddi.

10 commenti:

  1. Bella lettera, critiche interessanti.
    Se dovesse rispondere pubblicamente non mancare di segnalarlo!

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  2. Applausi. Condivido dalla prima all'ultima parola.

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  3. Due considerazioni. La prima su Odifreddi. Ovviamente io non sono nessuno (se non un lettore) per esprimere un giudizio su Odifreddi, ma a me sembra che per essere uno scienzieto abbia un po' troppe certezze ed un po' troppi pochi dubbi. La seconda riguarda la diatriba scienza religione. Ricordo che quando studiavo all'università in una delle prime pagine del libro di meccanica c'era scritto " il compito della scienza è capire come la natura funziona non il perchè" e questo mi sembra tagli la testa al toro, anche perchè come sosteneva uno dei primi cosmologi (Kant) non si può dimostrare l'esistenza di dio, ma nemmeno il contrario è per questo che si chiama fede.

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  4. Ho apprezzato moltissimo la lettera, che condivido in pieno. Anzi, considerando l'arroganza di Odifreddi penso che sei stato persino troppo buono. In ogni caso ti ringrazio, perché sei riuscito a esprimere - e a dirlo a lui direttamente - quello che penso del suo atteggiamento dogmatico. Grazie!

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  5. sodinonsapere02/07/11 21:37

    applausi, applausi, applausi ...

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  6. Ti quoto appieno Amedeo e mi fa specie, dopo oltre 60 anni, per la prima volta usare così questa parola, ma mi piace sperimentare. ;)
    Questo tuo post è il migliore, il più profondo ed articolato che ho letto da quando ti seguo e ha fatto crescere di molto la stima già alta che avevo di te.

    Vorrei aggiungere, per soddisfare la mia logorrea, alcune osservazioni da provinciale, quale sono e mi dichiaro.
    Innanzitutto il numero e la qualità dei commenti raccolti finora: 63 sul post e 5 su Keplero. E non solo sul numero, ma sui contenuti: i 5 commenti di Keplero sono tutti di lode incondizionata, mentre sul post si è scatenato la solita bagarre con i lettori divisi in due fazioni come è classico in Italia. Gli italiani sono geneticamente e naturalmente polemisti e i più furbi (come ad esempio Sgarbi e Odifreddi) sfruttano questa peculiarità italiana per costruircisi sopra il basamento della loro popolarità e della loro fortuna economica.

    La parte che più ho apprezzato della tua lettera a Odifreddi è questo passo: “Non penserai certo che gli argomenti logici contro la teologia che esponi nella tua lettera, o il mettere in luce le incongruenze storiche e i conflitti con le verità scientifiche contenuti nelle scritture, possano scuotere le certezze del Papa in persona (a cui probabilmente quelle contraddizioni sono note meglio di chiunque altro, così come le possibili controrepliche)”.
    Pochi giorni fa, andando alla messa (come faccio saltuariamente da scomunicato) ho trovato. nel foglietto che il parroco distribuisce sulle panche per far seguire la messa, questo scritto: “Benedetto XVI scrive: …Stando alla Bibbia e ai Padri, infatti, il cuore è l’intimo dell’uomo, il luogo dove abita Dio” (Udienza Generale, 6 giugno 2007)”. Poiché escludo nel modo più categorico che Papa Ratzinger non sappia che il cuore è solo un muscolo adibito alla circolazione del sangue, ne consegue che l’interpretazione del mondo, della natura e dell’uomo nel Papa sia di natura poetica, anziché scientifica, dal che deriva che gran parte della polemica di Odifreddi è fuori bersaglio. Il Papa predica (a chi vuole ascoltarlo) teologia ed etica, non scienza.
    Dalle mie scarse letture mi sembra di poter desumere che la polemica degli scienziati-scientisti verso la Chiesa e le Verità rivelate sia una storia annosa, ma nello stesso tempo, non mi sembra questo il momento in cui la scienza (che pure ammiro incondizionatamente) possa alzare la cresta, perché dopo i progressi sconvolgenti della prima metà del secolo scorso si è arenata in un mare di affascinanti certezze e di dubbi raggelanti. Checché ne dicano Hawking e Odifreddi la risposta alle domande sul perché dell’Universo la scienza è ben lontana dal darle, anche se alcuni (ed io tra questi) sperano di arrivare, forse per un caso fortuito, forse per un colpo di genio, alla soluzione finale degli enigmi. Ma questo atteggiamento l’ho già trovato nei miti greci.
    Finisco questo troppo lungo commento con due note divertenti. La vis polemica degli italiani non si ferma davanti a nulla tanto che Wilson pensa bene di controbattere a François Marie Arouet sulla base di una sola frase e Tuttle non si perita di dare del troglodita (ovvero neolitico) ad una larga fetta degli italiani, degli occidentali, dei musulmani, ecc. ecc. Litigate, gente, litigate,! Qualcosa rimarrà (magari in tasca ai vari Odifreddi).

    P.S. Il testo cui fai riferimento è “C’è spazio per tutti” o ne è uscito uno nuovo titolato “Più spazio per tutti”? Sarei tentato dal leggerli, uno o entrambi se esistono. Li consiglieresti ad un dentista la cui matematica si ferma alla divisone ?

    P.P.S. Scusa il bis (repetita juvant alla conoscenza di post e blog).

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  7. @dentista, il titolo è "C'è spazio per tutti". Grazie, mi era sfuggito il refuso.

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  8. Vorrei postare la citazione di un "banale" libro di fantascienza (scusate la mancanza di contesto, dovrei postare tutto il libro per spiegare cosa è Mishnory etc. ;) ).
    La mano sinistra delle tenebre della LeGuin.

    "Opporsi a qualcosa significa mantenerlo.

    Qui dicono «tutte le strade portano a Mishnory». Certo, se voltate le spalle a Mishnory e vi allontanate da essa, siete ancora sulla strada di Mishnory. Opporsi alla volgarità significa inevitabilmente essere volgari. Voi dovete andare in qualche altro posto; dovete avere un'altra meta; allora potrete percorrere una strada diversa.

    Yegey nella Sala dei Trentatre oggi: «Mi oppongo con incrollabile fermezza a questo blocco delle esportazioni di grano a Karhide, e allo spirito di competizione che lo motiva.» Abbastanza giusto, ma andando da questa parte, non uscirà dalla strada di Mishnory. Lui deve offrire un'alternativa. Orgoreyn e Karhide devono entrambe smettere di seguire la strada sulla quale si trovano, sia in una direzione che nell'altra; devono andare altrove, e rompere il circolo. Yegey, secondo me, dovrebbe parlare dell'Inviato, e di niente altro.

    Essere ateo significa mantenere Dio. La sua esistenza, o la sua inesistenza, ammontano alla stessa cosa, sul piano delle prove. Perciò provare una parola che non viene usata spesso tra gli Handdarata, che hanno scelto di non trattare Dio come un fatto, soggetto sia alla prova che alla fede: ed essi hanno spezzato il circolo, e ne sono usciti, liberi.

    Imparare quali domande non hanno risposta, e non rispondere a esse; questa qualità è la più necessaria in tempi di tensione e di oscurità."

    Se mi permettere poi Odifreddi mi è sempre sembrato più anticlericale che ateo.

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  9. Meraviglioso!!!!!!!

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  10. Post molto ben articolato e condivisibile in pieno.
    Complimenti.

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