23 luglio 2010

La cosa importante

"La cosa importante è essere in grado di fare previsioni riguardo le immagini sulle lastre fotografiche degli astronomi, le frequenze delle linee spettrali, e così via, e semplicemente non importa se attribuiamo queste previsioni agli effetti fisici dei campi gravitazionali sul moto dei pianeti e dei fotoni o alla curvatura dello spazio-tempo."
— Steven Weinberg, Gravitation and cosmology, pag. 147 [Traduzione mia]

2 commenti:

  1. A me personalmente non dice granché, probabilmente nel suo contesto avrebbe un senso, anche per un non addetto ai lavori quale sono (si può dire niubbo in questo blog?).
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  2. Questa frase, che così estrapolata è del tutto condivisibile, è però un tassello di un più articolato pensiero su quale sia la natura della gravitazione. La visione che Weinberg abbraccia (e che ha dettato a generazioni di fisici) è che la natura instrinsecamente geometrica della teoria sia abbastanza irrilevante. Certo, è vero che alla prova sperimentale nei regimi che conosciamo la gravità è un campo come gli altri; ma scegliere una o l'altra interpretazione porta a strade molto diverse quando si vuole uscire dal mondo semiclassico. Senza voler essere troppo categorico, penso che l'eccessiva fiducia nel programma di unificazione (basata sull'assunto dell'esistenza del gravitone, per esempio) che per esempio la teoria delle stringhe si è prefissata abbia il suo humus culturale anche in questo testo di Weinberg. E dopo trent'anni di fallimenti sarebbe il caso di ridiscutere l'intero programma e le basi culturali su cui poggiava...
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