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30 marzo 2010

Orchestre artificiali

Parecchi anni fa mi capitò di leggere uno strano libro (Measure for Measure, di Thomas Levenson), un tentativo di raccontare una storia della scienza attraverso la storia degli strumenti musicali. Si partiva dal monocordo (una semplice corda vibrante) come simbolo della matematizzazione del mondo intrapresa dalla scuola di Pitagora, passando per l'organo (uno strumento che quando fu inventato appariva mirabilante e spaventoso, per quanto era complesso), continuando con i miracoli di liuteria di Stradivari, e terminando con i sintetizzatori e il MIDI. L'idea di fondo era che gli strumenti musicali sono un indicatore del grado di progresso tecnologico dell'epoca che li produce, tanto quanto gli strumenti usati per l'indagine scientifica.

Forse la tesi era a tratti un po' forzata, ma complessivamente era un libro interessante. In ogni caso, la cosa mi è tornata in mente vedendo quello che ha fatto Pat Metheny per il suo ultimo album, Orchestrion. Un sistema MIDI collegato a strumenti acustici attraverso dei solenoidi gli permette di suonare un'intera orchestra di strumenti reali controllandola dalla chitarra. Il suono è prodotto meccanicamente, stimolato elettromagneticamente e controllato digitalmente. In pratica, da Pitagora a Turing in un solo strumento. Difficile paragonare una cosa del genere a un satellite o a un acceleratore di particelle, però il risultato è abbastanza impressionante. (E soprattutto, la musica di Metheny è sempre bella).


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