27 luglio 2009

Pausa estiva

Il blog va in animazione sospesa per un po'; ci si ritrova a settembre.

20 luglio 2009

16 luglio 2009

È quasi ora

Come era prevedibile, ci sono molte occasioni in rete per ricordare la missione Apollo 11. Oltre al Twitter già segnalato, è online già da un po' di giorni We choose the moon, uno straordinario sito da dove si potrà seguire la ricostruzione completa della missione in tempo reale, con, tra l'altro, l'audio originale delle comunicazioni tra gli astronauti e la base. In questo momento, il conto alla rovescia segna poco più di tre ore. Soprattutto per quelli di noi che nel luglio del 1969 non c'erano o erano troppo piccoli, è un'occasione emozionante.

Poi, quelli di Big Picture non potevano lasciarsi scappare l'occasione di una galleria di foto spettacolari. Sono tutte bellissime, ma a me piace soprattutto questa. Nella sua semplicità, ci ricorda che sulla Luna, quarant'anni fa, ci sono andate delle persone.

E poi, pare che la Nasa abbia in serbo per i prossimi giorni qualche altra sorpresa. C'è chi ipotizza che siano filmati inediti della camminata lunare.

15 luglio 2009

La fine del tempo

Come se non fosse bastata la lettura de I misteri del tempo, subito dopo mi sono avventurato in La fine del tempo, di Julian Barbour. Ora, se il libro di Davies era un tentativo tutto sommato onesto di divulgazione sul tema del tempo (secondo me non ben riuscito, ma non voglio ripetermi), con il libro di Barbour siamo dalle parti dell'oggetto non identificato. Barbour è convinto che lo scorrere del tempo sia solo un'illusione e che la fisica andrebbe rifondata, arrivando a una descrizione atemporale delle leggi di natura; l'idea, mi pare di capire, è che il mondo sarebbe in realtà cristallizzato in una struttura fissa, e che sarebbe solo la nostra coscienza a organizzare le percezioni creando un'illusione di mutamento e movimento. Fin qui, niente di male: in fondo la scienza produce di frequente un superamento delle impressioni immediate, in favore di concetti meno intuitivi ma più rigorosi. Può anche darsi che il tempo non esista. Purtroppo, dal libro di Barbour risulta secondo me impossibile trarre qualsiasi conclusione. Dopo oltre trecento pagine, faticosissime non perché troppo tecniche ma, al contrario, perché troppo discorsive e qualitative, piene di analogie di cui è difficile verificare la validità, Barbour candidamente ammette:
"È vero, non posso presentare prove matematiche concrete a sostegno della mia idea, ma spero che a questo punto il lettore si sia persuaso che almeno gli argomenti a favore di un universo atemporale sono validi"

Il ricorso all'intuizione e ad argomenti euristici per indirizzare la ricerca non è uno scandalo: lo stesso Einstein ne fece largo uso, ma poi passò anni a scontrarsi con i dettagli matematici. Chiaramente, Barbour non è uno di quei mattacchioni che ti intasano la casella di posta vantandosi di aver risolto l'unificazione delle forze o di aver dimostrato che Einstein aveva torto. È uno che sa di cosa parla e, nonostante non abbia una posizione accademica convenzionale (e qui bisognerebbe aprire un discorso sulla leggenda del "ricercatore indipendente", ma sarà per un'altra volta), vanta frequentazioni e corrispondenze con scienziati di grosso calibro, come Lee Smolin o Roger Penrose. Magari un giorno il punto di vista atemporale si rivelerà corretto. E però, una volta le teorie si divulgavano dopo essere state accettate, non prima. Per essere uno convinto che il tempo non esiste, forse Barbour ha avuto un po' troppa fretta.

3 luglio 2009

Tempo sprecato

Come diceva qualcuno:
"Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so bene: ma se volessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so".
Ecco: I misteri del tempo, di Paul Davies, è un esempio cristallino di quello che succede quando uno, pur non sapendo, scrive un libro di trecento pagine per spiegarlo.

Ovviamente, la colpa non è di Davies, che ha dalla sua sia la bravura del divulgatore che le competenze necessarie per illustrare quello che la fisica oggi sa sulla natura del tempo. Il punto è proprio questo. Cosa sa la fisica del tempo? Ben poco, in realtà. Lo sa misurare, e sa interpretare le misure. Ma non si avvicina nemmeno lontanamente a capire la sua vera natura. Forse è anche un problema mal posto, forse non c'è proprio niente da capire. Non so. Ma allora, leggere un libro non tecnico di questo tipo su un tema così sfuggente e ostico, alla fine non può che lasciare la sensazione di aver impiegato male il proprio tempo.

1 luglio 2009

Atlas Coelestis

Giovanni Renzo è un pianista e compositore con la passione per l'astronomia. Ha fatto un dvd/libro di sue musiche ispirate all'universo e alle straordinarie immagini che i mezzi di osservazione moderni ci hanno regalato negli ultimi anni. È una cosa che, nella parte musicale, spazia da improvvisazioni alla Keith Jarrett a temi minimalisti alla Steve Reich o alla Terry Riley, dal free-jazz alla world music; nella parte visiva e scientifica, sfrutta la collaborazione con Gianluca Masi, del Planetario di Roma, per mettere insieme il catalogo di animazioni e foto astronomiche che accompagnano la musica. Si chiama Atlas Coelestis, e a me è piaciuto parecchio.