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23 ottobre 2009

Nomen omen

Dare i nomi alle cose non è uno scherzo. Pensate ai pianeti. Nel sistema solare ce la siamo cavata per secoli con la mitologia, con risultati più o meno azzeccati. Ma con gli oltre quattrocento pianeti extrasolari scoperti negli ultimi anni, invece, per ora il branding è stato, come dire, un po' carente. Nomi come OGLE-2005-BLG-390Lb o MOA-2007-BLG-400L difficilmente resteranno nell'immaginario collettivo. Ecco perché c'è chi suggerisce che sarebbe ora di occuparsi della cosa, continuando ad attingere dal pantheon greco-romano.

Altra storia sono gli acronimi scelti per i vari esperimenti e progetti di astrofisica. Ci si spreme le meningi per trovare una sigla che resti (e di solito il trucco è: prima si trova il nome, poi lo si giustifica con un acronimo ragionevole). Ma quando il risultato include cose come DIRT, MACHO e WET, allora forse viene il dubbio che ci si sia spinti un po' oltre.
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