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16 gennaio 2009

Metano marziano

Mettiamo le mani avanti: questa può essere una scoperta sensazionale o l'ennesima delusione. Nel senso che potrebbe finire come la vecchia storia dei (presunti) fossili di batteri trovati su un meteorite marziano nel 1996. Quella volta si scomodò persino Bill Clinton per annunciare al mondo la grande notizia, ma col passare del tempo i dubbi aumentarono e a tutt'oggi non è stata messa una parola conclusiva sulla questione.

Ieri c'è stata una conferenza stampa della NASA (seguita in diretta da Carl Zimmer sul suo blog) nella quale è stata annunciata la scoperta di grandi quantità di metano emesse dal sottosuolo di Marte. Emissioni ripetute e continuate, nel corso di diverse stagioni, dal 1999 al 2003. Siccome il metano è distrutto facilmente una volta in superficie, la sua presenza è indice di un processo di formazione in corso.

Ora, i casi sono due. Tutto quel metano può essere dovuto ad attività geologica. Oppure, tenetevi forte, può essere un indizio di attività biologica. Dal punto di vista geologico, Marte è praticamente morto. L'attività vulcanica è cessata da milioni di anni. Ma potrebbero comunque essere in corso fenomeni geochimici capaci di creare sacche di metano sotterraneo, che potrebbe riaffiorare in superficie nelle giuste condizioni ambientali. Oppure, il metano potrebbe accumularsi in seguito all'attività di colonie di batteri nel sottosuolo marziano. Secondo gli scienziati coinvolti nella scoperta, sembrerebbe — sottolineiamo il condizionale — che il meccanismo biologico sia più plausibile di quello geochimico. Ma sicuramente i pareri contrari non mancheranno.

La cosa intrigante è che il metano è emesso in una zona che è nota per avere avuto presenza di acqua liquida e attività vulcanica in passato. Un ambiente particolarmente adatto alla vita, quindi. L'unico modo per sapere cosa c'è lì sotto sarebbe quello di scavare in profondità e riportare campioni in superficie. Prospettiva che, per il momento, sembra piuttosto lontana.
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