12/11/08

Across the Universe

Non sono mai stato un fanatico dei Beatles, forse per motivi generazionali. Cioè, da ascoltatore occasionale i Fab Four mi piacciono parecchio, ma non sarei in grado di dirvi che stivaletti portava Paul McCartney nel 1963, o la differenza tra l'assolo di Please Please nella versione live e in quella in studio. E insomma, non sapevo neanche che ci fosse un mistero intorno all'accordo iniziale di A Hard Day's Night. L'ho scoperto ieri qui: o meglio, ho scoperto che il mistero non è più tale perché è stato risolto. Non da un musicista dall'orecchio fino, ma da un matematico.

Il matematico ha preso l'accordo misterioso, e lo ha scomposto nelle frequenze che lo compongono, usando le tecniche dell'analisi armonica. Così facendo, non solo ha ricostruito le singole note suonate da ogni strumento (le chitarre di George Harrison e John Lennon, il basso di Paul McCartney), ma ha anche scoperto che c'era uno strumento in più, impossibile da discernere a orecchio: il piano suonato dal produttore George Martin. Il tutto è spiegato in dettaglio qui.

Ecco, pur non essendo un fan dei Beatles, la cosa mi è piaciuta molto, perché ha parecchi punti di contatto con un'altra storia. Il matematico ha fatto esattamente quello che fanno i cosmologi che studiano la radiazione cosmica di fondo. (Che poi è il motivo per cui questo libro ha il titolo che ha.) Anche lì si tratta di scomporre un segnale nelle frequenze che lo compongono — le frequenze delle onde sonore presenti nel plasma che riempiva l'universo primordiale. Solo che, invece di analizzare un suono, i cosmologi analizzano l'immagine delle increspature lasciate dalle onde sonore nel plasma quando l'universo aveva solo 380 mila anni.

La radiazione di fondo è stata scoperta nel 1964, che è proprio l'anno in cui uscì A Hard Day's Night. Anche per ricostruire lo spettro delle onde acustiche primordiali ci sono voluti circa quarant'anni, ma invece di capire quali strumenti hanno suonato un accordo, si è ricostruita la composizione fisica dell'Universo e si sono studiati i meccanismi che ne governano l'evoluzione.

L'obiettivo è un po' diverso, la scienza è la stessa. La musica del Big Bang, musica, radiazione cosmica di fondo

Articoli correlati

3 commenti:

.mau. ha detto...

è perché non ti sei letto tutti i commenti dei Veri Beatlesiani che (a) hanno fatto notare che il buonanima di George Harrison aveva già detto che era "un fa con un sol in cima" e (b) si sono lamentati del fatto che l'analisi di Fourier è stata solo una DFT a partire dal CD, e quindi si è persa qualche armonica.

Amedeo Balbi ha detto...

Fantastico: vedi cosa succede a non essere un Vero Beatlesiano? Comunque, il tipo la cosa del campionamento la discute un po', ma tanto a lui le armoniche non interessano. Quanto all'accordo, la cosa è interessante: secondo l'articolo, Harrison suona ADGC (ogni nota raddoppiata, perché usa una 12 corde). Con il basso di D suonato da McCartney, quest'accordo è un D7/4 o Dsus (che mi pare giusto, perché crea la sospensione necessaria a risolvere sul G, che è la tonalità del pezzo). Il piano, invece, suonerebbe DFDGE, che è strano perché nel basso c'è il F naturale invece del diesis, insieme a E che è una nona. Qualche Vero Beatlesiano che l'ha suonata forse dovrebbe illuminarci...

Midori ha detto...

Sono d'accordo l'obiettivo è un po' diverso e mi chiedo anche se non ci siano "misteri" che sarebbe meglio rimanessero tali. Per lasciare intatto l'effetto di magia che l'ignoto (non conosciuto) si porta con sè.
Ovviamente questo lo dico per l'attacco di A hard day's night non per l'universo; forse perché l'universo per quanto lo studiate rimarrà sempre un po' misterioso: vista l'immensità del cosmo potremo sempre fantasticare con lo sguardo rivolto all'insù dietro una stella cadente.

Posta un commento