Quello dell'origine della vita è uno dei grandi problemi irrisolti della scienza. A dispetto di una convinzione diffusa, i passi che hanno portato dal non vivente al vivente sono a tutt'oggi ancora poco chiari: nonostante si conoscano sempre meglio i meccanismi biochimici e gli ingredienti fondamentali della vita, siamo ancora ben lontani dal capire nel dettaglio come, dal livello atomico e molecolare governato da semplici leggi fisiche, si sia passati a organismi autoreplicanti che quelle leggi, talvolta, danno l'illusione di aggirarle. La difficoltà principale, finora insormontabile, è che abbiamo un solo caso di studio, la vita sulla Terra, e scarse possibilità di ricostruire le condizioni iniziali all'origine del fenomeno, ormai cancellate da miliardi di anni di evoluzione.
Negli ultimi anni si sono delineate due scuole di pensiero sul problema: una, quella classica che potremmo far risalire a Jacques Monod, vede nell'origine della vita sulla Terra la manifestazione di un caso incredibilmente improbabile, il frutto di una serie di coincidenze virtualmente irripetibili; l'altra, incarnata da Christian de Duve, sostiene che l'emergere della vita sia una conseguenza necessaria delle leggi dell'universo, un evento che si verifica facilmente ogni volta che esistano le condizioni adatte. Le differenze tra le due posizioni, anche per quanto riguarda le loro implicazioni etiche e filosofiche, sono radicali e, forse, l'unico modo per metterle davvero alla prova è rivolgere lo sguardo fuori dalla Terra. Se ha ragione Monod, le speranze di trovare vita in altri posti nell'universo sarebbero scarsissime; se invece la visione corretta è quella alla de Duve, l'universo dovrebbe pullulare di forme di vita. Avere la prova che la vita abbia avuto origine in modo indipendente in almeno un altro posto nel sistema solare (o su un pianeta intorno a un'altra stella) avrebbe perciò conseguenze straordinarie, e farebbe pendere la bilancia verso una visione in cui l'universo è essenzialmente bio-amichevole.
Il libro di Paul Davies
"Da dove viene la vita"
è un buon resoconto divulgativo del problema dell'origine della vita visto in un contesto cosmico. Ci si ritrovano accenni a tutti i grandi temi della ricerca degli ultimi decenni, dalla scoperta degli organismi estremofili alla ricerca di vita su Marte. Quando si arriva all'ultimo capitolo, si capisce chiaramente che Davies propende verso una posizione alla de Duve. Ma, nonostante quello che molti (incluso il sottoscritto) potranno considerare un salto in avanti speculativo, il libro resta una buona lettura per chi vuole una visione introduttiva ragionevolmente completa e senza troppi tecnicismi.
Leggo giusto oggi dalle news della Wikipedia inglese (come prima notizia!) che sono stati recentemente esaminati per la prima volta alcuni risultati del famoso esperimento di Miller e pare che in condizioni simili a quelle delle eruzioni vulcaniche si siano sviluppati non i "soli" 5 aminoacidi trovati da Miller, ma ben 22 aminoacidi e varie altre molecole organiche.
RispondiEliminaSì, è vero, se ne è parlato sui giornali in questi giorni. In realtà la cosa non è del tutto sorprendente: come dici giustamente tu, la differenza rispetto all'esperimento storico è essenzialmente nel numero di amminoacidi prodotti oltre che nelle condizioni in cui è stato preparato l'esperimento.
RispondiEliminaLa produzione di alcuni aminoacidi non costituisce affatto la prova che la vita abbia avuto origine per caso. Rimane da spiegare come questi aminoacidi si siano assemblati in quell'incredibile complessità che costituisce la struttura minima di una cellula vivente elementare: capace di mantenere integra la propria organizzazione per un certo tempo, assorbire elementi energetici dall'ambiente e di riprodurre esemplari identici a se stessas prima disintegrarsi.
RispondiEliminaLa mia idea è che dobbiamo ancora cominciare a capire scientificamente la vita!!!
Astro Calisi