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9 agosto 2008

E la chiamano estate

Agosto: tempo di parole crociate sotto l'ombrellone, di asfalto fuso, zanzare, zampironi, penniche pomeridiane e repliche televisive. Un po' per sottrarsi a tutto questo, ma soprattutto perché il lancio di Planck si avvicina a grandi passi e c'è da lavorare parecchio, il titolare qui ha preso un aereo (anzi due, per l'esattezza) e se n'è andato nell'assolata California, al JPL. Che sarebbe il posto dove fanno i robotini e le sonde che poi vanno a rovistare su Marte con le palette o si paracadutano su Titano, mica robetta insomma. Per cui, andandosene in giro nel campus con un badge NASA appeso al collo (che fa sempre la sua figura), tra fontane, alberi, scoiattoli e cerbiatti, può capitare di trovarsi di fronte a vecchi razzi, a edifici con scritto Spacecraft Development o Space Simulator, o a gigantografie dei pianeti del sistema solare (marziani niente, per ora). Insomma, tutto molto film di fantascienza anni '60. (Come se non bastasse, l'altro giorno, oltre a un breve e nostalgico ritorno a Berkeley, c'è scappata anche una visita al centro di supercalcolo scientifico del NERSC a Oakland, dove, tra il freddo dell'impianto di refrigerazione, il bianco asettico delle pareti, i muri neri di calcolatori allineati in file perfette, e il ruggito assordante e alieno dei processori, la sensazione di essere piombati nel pieno di un delirio kubrickiano c'era tutta.)

Tutto questo per dire che qui si andrà, con ogni probabilità, piuttosto a rilento, ma potrebbe anche scapparci qualche estemporaneo aggiornamento, un po' più leggero del solito. (Tanto, diciamocelo: è estate, siete tutti quanti al mare, e non mi leggereste comunque.)
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