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12 luglio 2008

Previsioni

Nel ciclo di romanzi della Fondazione, Isaac Asimov immaginava la nascita di una disciplina, la psicostoria, in grado di fare previsioni accurate sull'evoluzione delle società umane, un po' come fa la fisica con i sistemi materiali. Nessuno pensa seriamente che la psicostoria di Asimov possa essere altro che una scienza immaginaria, eppure molti ripongono una qualche fiducia nelle capacità predittive di esperti in economia, storia o sociologia. (Esistono addirittura individui che si fanno chiamare "futurologi", forse perché questa etichetta conferisce loro una rispettabilità leggermente superiore ad "astrologi".) "Il cigno nero", di Nassim Nicholas Taleb, è un libro che tenta di spiegare perché non dovremmo prendere troppo sul serio questo tipo di previsioni, e come in realtà tutti i veri cambiamenti storici e sociali scaturiscano sempre da un evento raro e inaspettato: un cigno nero, appunto. Un evento che a posteriori ci illudiamo di capire costruendo narrazioni più o meno complicate e coerenti, ma che in realtà sfugge totalmente al nostro controllo. La storia non è maestra, insomma.

Taleb, che scrive in modo divertente (anche se parecchio gradasso), fa un lungo elenco di distorsioni a cui si rischia di andare incontro quando si interpretano dati socioeconomici. Si va dalla trappola del ragionamento induttivo, che fa immaginare una legge generale e inattaccabile laddove invece c'è solo una precaria regolarità, all'applicazione di strumenti statistici idealizzati, non adeguati alla complessità dei problemi da affrontare (come la famigerata curva a campana, per la quale Taleb nutre una vera e propria avversione). C'è poi il fatto cruciale che non possiamo prevedere gli andamenti sociali ed economici futuri se non sappiamo quali saranno le condizioni scientifiche e tecnologiche di contorno: e queste ultime, se potessimo prevederle fino in fondo, le avremmo già realizzate. Nessuno ha previsto il boom di internet, per dire, e anche la scienza fondamentale va spesso avanti grazie a salti imprevisti, a scoperte che hanno un'origine piuttosto casuale (come costruire un'antenna per telecomunicazioni e trovare l'eco del big bang). Sarà per questo che gli autori di fantascienza, per natura sensibili alle avvisaglie di mutamenti tecnologici, riescono spesso a vedere più lontano di umanisti e filosofi.

Alla lunga, Taleb si preoccupa forse un po' troppo di imporre la sua visione delle cose e si fa prendere la mano. Ma quello di non illuderci di sapere ciò che non sappiamo è un invito che dovremmo sempre tenere presente.
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