30 ottobre 2007

Uno

Mi accorgo che, gira che ti rigira, questo blog è in piedi già da un anno. La cosa è iniziata un po' così, per vedere che effetto faceva. Alla fine ci ho preso gusto. Finché dura, vado avanti.

29 ottobre 2007

Festival della Scienza Blog

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Chi segue questo blog da un po' sa che qui si segue con attenzione la questione dei possibili rapporti tra scienza, comunicazione e internet (se ne era parlato, ad esempio, qui e qui). In Italia i ricercatori e gli scienziati che tengono un blog sono mosche bianche, per ragioni che sarebbe troppo complesso investigare. Anche la comunicazione della scienza tende a passare per canali più istituzionali e meno informali. Comunque, a sottolineare che c'è aumento di interesse nei confronti dei nuovi mezzi di comunicazione, quest'anno anche il Festival della Scienza di Genova ha il suo blog.

24 ottobre 2007

Mi spiego meglio

A Carletto l'articolo a proposito del global warming apparso sul Wall Street Journal non è piaciuto, e non gli sono piaciuti alcuni dei commenti all'articolo che sono circolati sulla rete, tra cui il mio. Io per la verità su quell'articolo specifico non ho espresso opinioni, così come non le ho espresse su un altro articolo, di Freeman Dyson, che avevo segnalato un po' di tempo fa. Mi sono limitato a riportare le parole di Luca: parole che, pur nella sintesi, ritengo estremamente chiare e condivisibili, sulla questione generale di come porsi nei confronti del problema del global warming. Ma l'argomento è uno di quelli su cui evidentemente non si è mai abbastanza chiari, quindi mi pare il caso di elaborare ulteriormente.

Intorno alla questione del cambiamento climatico il dibattito c'è, è inutile negarlo, ed è un dibattito molto acceso in cui spesso, per ragioni anche comprensibili, entra in gioco l'emotività. Ricordare che la scienza si fa con i dati alla mano da una parte è sacrosanto, dall'altra è una tautologia che tende a mascherare la complessità del problema. Stiamo parlando di una disciplina, la climatologia, in cui fare modelli e previsioni e interpretare i dati è questione estremamente delicata. Per cui, c'è spazio per un ampio spettro di pareri che, secondo me, vanno valutati tutti con attenzione, ovviamente quando provengono da fonte attendibile. Paragonare il dibattito sui mutamenti climatici alla polemica evoluzionismo/creazionismo è completamente fuorviante per molti motivi. Primo, perché l'evoluzionismo è una teoria scientifica matura e sostenuta da una montagna di evidenze schiaccianti, quindi con chi vuole negarla non c'è dibattito o opinione che tenga. Secondo, perché nella questione del mutamento climatico si intrecciano una quantità di considerazioni politico/economiche che complicano parecchio l'analisi obiettiva dei dati scientifici. Terzo, e collegato al punto precedente, perché il punto in discussione non è tanto la realtà dei mutamenti climatici, che ormai non viene messa in dubbio da nessun ricercatore serio, quanto la sua causa e gli eventuali rimedi che devono essere messi in atto. Secondo me, su quest'ultimo punto c'è da discutere eccome: si dovranno prendere decisioni enormi, che tirano in ballo modelli di sviluppo futuri, intere economie, e bisogna farlo in modo equilibrato e razionale, senza farsi prendere la mano da letture apocalittiche.

E qui entra in gioco un'altra questione, che a me sta particolarmente a cuore, ed è il modo in cui si comunica la scienza al grande pubblico. Quando io sento (come ho sentito) un dj radiofonico, tra una canzonetta e l'altra, dire una cosa del tipo "Oggi Roma era tutta allagata, venire in moto è stato un incubo. Ringraziamo gli americani che non firmano i protocolli di Kyoto", be', un po' mi preoccupo, perché significa che da qualche parte c'è stato un serio problema di comunicazione. Qualcuno a un certo punto deve aver semplificato eccessivamente il modo in cui si instaurano i rapporti di causa/effetto. Che lo abbia fatto consapevolmente o no è secondario, tutto sommato: ma quando si tagliano i concetti con l'accetta prima o poi la cosa torna indietro come un boomerang, finendo per incidere sulla credibilità di chi ha il dovere di raccontare con serietà il modo in cui procede la scienza. Con esiti sotto gli occhi di tutti, come nel recente caso dell'allarme sulla temperatura italiana in crescita accelerata. Chi crea allarmi ingiustificati è sempre condannabile: se lo fa uno scienziato, anche per motivi che possono apparirgli nobili, la cosa è ancora più grave. E infatti nel caso di cui sopra sono stati proprio i climatologi i primi a preoccuparsi dalle possibili ricadute negative di sparate che di scientifico avevano proprio poco, e a invitare tutti a tornare nell'ambito della razionalità. Insomma, equilibrio non significa necessariamente equidistanza. A me non sembra che dare ascolto a qualche voce critica, se la voce critica pone problemi sensati, possa configurare un'accusa di lesa maestà.

22 ottobre 2007

Più chiaro di così

Quando posso evitare la fatica di scrivere un post perché le cose che volevo dire, con le parole giuste, le ha già scritte qualcun altro, ne approfitto volentieri (e grazie a Luca):
"A domanda chiarisco la linea politica di questo blog. Cioè, la linea politica sul global warming. Bene, sul global warming questo blog non ha nessuna certezza. Ad accrescere le sue cautele, questo blog guarda con fastidio i catastrofismi e le manipolazioni apocalittiche, come anche gli scetticismi capricciosi e bastian contrari.
Nella sua pretesa di equilibrio, però, questo blog non può non notare che circola un certo conformismo pigro rispetto al fatto che possiamo prevedere esattamente cosa succederà tra dieci, venti, e cento anni (ovvero che moriremo tutti e cose così): e siccome questa quasi unanime certezza cozza con una delle poche idee di questo blog, ovvero che un batter d'ali di farfalla a Tokyo eccetera e che quindi gli eventi seguano corsi continuamente e imprevedibilmente modificabili, questo blog si limita a bilanciare un po' il dibattito. E quindi non perché se ne faccia convincere, ma per dar loro spazio paragonabile a quello dei titoloni sul fatto che moriremo bolliti o surgelati da un momento all'altro, questo blog privilegia la segnalazione di articoli come questo."

20 ottobre 2007

Master in Comunicazione della Scienza e della Tecnologia

Venerdì scorso ho tenuto la prima lezione per il Master in comunicazione della scienza e della tecnologia che è stato attivato a Tor Vergata da quest'anno accademico. (Qui c'è la lista dei docenti.) Le mie lezioni, sull'evoluzione del cosmo, rientrano nell'ambito di un ciclo di seminari sul concetto di evoluzione nella scienza. Per me queste sono occasioni preziose per capire quale sia la percezione pubblica di argomenti che da addetto ai lavori si rischia di dare per scontati. Spero che per gli studenti le due ore di discussione sulla moderna visione scientifica dell'universo siano state altrettanto utili. Prossima puntata giovedì.

15 ottobre 2007

Un post di sofferto ottimismo


Dice che oggi è il Blog Action Day e allora si deve tutti parlare dell'ambiente. Io il film di Gore non l'ho visto, ché avevo già visto 'The Day After Tomorrow' e credevo che 'An Inconvenient Truth' fosse il sequel ma senza Dennis Quaid. Poi però mi hanno detto che ha vinto l'Oscar e allora stavo per ripensarci. Solo che quando ho saputo che avevano dato il Nobel a uno che aveva vinto l'Oscar ho fatto ancora più confusione perché pensavo avessero dato il Nobel a Benigni. Ma sto divagando.

La cosa che volevo dire è un'altra. Di Terra ne abbiamo una sola e cerchiamo di trattarla bene. E fin qui, tutti d'accordo. Solo che bisogna capire cosa vogliamo fare di preciso, e qui mi sa che ognuno la pensa a modo suo. Discutiamone, però io sono abbastanza convinto di una cosa. E cioè che qualsiasi problema ci troveremo ad affrontare, ne usciremo solo andando avanti, conoscendo di più, studiando di più, capendo di più. Non si torna indietro. La scienza e la tecnica non sono mostri. Se ci sarà energia più pulita e più economica, e un mondo in cui sarà più bello vivere, lo dovremo a qualche nuova scoperta di cui oggi non sospettiamo nemmeno la possibilità, non certo al ritorno ai bei tempi andati (che poi mi sa che tanto belli non lo erano mica).

Lo so, suona ottimista, ma mi è venuto così.

13 ottobre 2007

Il ritorno di SETI

Da un paio di giorni ha iniziato a funzionare ATA, ovvero l'Allen Telescope Array. Allen sarebbe Paul Allen, il co-fondatore della Microsoft: un geek con la passione per la fantascienza che ha messo decine di milioni di dollari in un progetto dell'Università di Berkeley e del SETI Institute per la ricerca di segnali radio di origine extraterrestre. L'ultimo tentativo del genere era stato quello del Progetto Phoenix, terminato senza successo qualche anno fa, che usava parte del tempo di osservazione disponibile sul glorioso radiotelescopio di Arecibo. ATA, che per ora usa solo 42 delle 350 antenne previste come meta finale per il progetto, sarà dedicato 24 ore su 24 a SETI, contro i pochi giorni l'anno consentiti al Progetto Phoenix, e osserverà milioni di stelle invece di poche centinaia.

Comunque la si pensi su SETI (personalmente sono scettico e allo stesso tempo curioso), quella di ATA è un'impresa notevole. E va notato come negli USA, anche grazie a un'intelligente politica di detrazioni fiscali, esistono miliardari che non investono il loro denaro solo in locali per vip o in squadre di calcio, ma li donano a progetti scientifici che avrebbero poche possibilità di ottenere denaro pubblico.

9 ottobre 2007

E Scorsese è un Oscar italiano

Ieri, all'annuncio del Nobel per la medicina a Capecchi, ho pensato immediatamente "Adesso diranno che hanno dato il Nobel a un italiano". E infatti è andata così. Peccato che, come fanno notare Carletto, Orazio, Scalfarotto e tanti altri, il professor Capecchi di italiano abbia solo il cognome, essendo cresciuto negli USA dall'età di sette anni. Il vizio di appiccicare l'etichetta del 'Made in Italy', sperando di prendere un po' di luce riflessa, è duro a morire. E nei tg serali si riesce a dare un po' di risalto alla scienza solo tirando in ballo quello che resta dell'orgoglio nazionale, un po' come se si commentasse una vittoria sportiva. Ma la ricerca scientifica è sovranazionale per sua natura, e i cognomi contano poco. Raccoglie di più chi più semina, non solo in formazione ma anche in organizzazione e capacità di attirare competenze. Ecco: semmai sarà il caso di esultare (sobriamente) il giorno che da un centro di ricerca o da un'università italiana dovesse uscire un Nobel di nascita cinese o indiana. Altro che merito genetico.

8 ottobre 2007

Premi

Occhio, che dopo gli IgNobel appena assegnati, questa settimana arrivano i Nobel veri (quello per la Medicina è stato annunciato oggi, domani quello per la Fisica). E il sito della Fondazione Nobel ha anche creato un feed rss.

6 ottobre 2007

Altrove

L'ho già pensato qualche mese fa, quando in copertina c'erano le foto di Saturno. Magari non significa niente, ma a me sembra interessante che il National Geographic, che da sempre racconta posti meravigliosi e lontani, ma pur sempre di questo pianeta, dedichi un'altra copertina (bellissima) all'esplorazione dello spazio. Non so, come se la Terra cominciasse ad andarci un po' stretta.

4 ottobre 2007

Sputnik

Una sfera di alluminio di una sessantina di centimetri, piena di azoto, con quattro antenne di circa tre metri che spuntano da un lato e la fanno somigliare a una pallina da badminton. Il tutto, un'ottantina di chili, in orbita intorno alla Terra a 250 chilometri di quota. Adesso sembra semplice, ma non lo era cinquant'anni fa. E infatti siamo tutti qui che celebriamo. Io, da cosmologo, penso a come da quel primo bip-bip lanciato dalla ionosfera vennero fuori il satellite ECHO e la scoperta casuale della radiazione di fondo a microonde, COBE, WMAP, presto Planck e chissà cos'altro ancora in futuro. (Poi, certo, anche i collegamenti dall'Isola dei Famosi, e di quelli forse se ne faceva a meno.)

2 ottobre 2007

Le Scienze

Nel numero di ottobre c'è questa recensione.

1 ottobre 2007

Prima dell'inizio

Quando dici che studi l'origine dell'universo, capita che qualcuno ti chieda se sai quello che c'era prima del big bang. Onestà vorrebbe che io dicessi che non so nemmeno quello che c'era dopo il big bang, almeno non nel senso di saperlo come "so" che oggi porto una camicia a righe. Comunque, di solito la cosa che si fa in questi casi è tentare di aggirare elegantemente la domanda. C'è per esempio chi cita Agostino, ma lo fa in modo sbagliato. Agostino non ha detto che prima dell'inizio "Dio preparava l'inferno per quelli che si fanno questo tipo di domande". Ha detto invece che il tempo nasce con la creazione e quindi non ha senso chiedersi cosa ci fosse prima dell'inizio. In effetti, anche nel modello del big bang l'inizio è l'inizio di tutto: dello spazio e del tempo. Prima del big bang non c'era niente, punto. Risalire a istanti precedenti sarebbe come voler andare più a nord del polo nord.

Potremmo finirla qui, ma in realtà la cosa è più complicata. Il fatto è che non conosciamo ancora la fisica adatta a descrivere quello che succede attorno al big bang. C'è un velo di ignoranza che avvolge gli istanti iniziali del cosmo. Esistono diverse ipotesi plausibili, ma ci mancano i mezzi per metterle alla prova. C'è per esempio lo scenario dell'inflazione — che oggi si pensa sia un ingrediente indispensabile di ogni modello cosmologico — secondo il quale quello che poi è diventato il nostro universo si è espanso per un certo periodo in modo esponenziale, cancellando ogni traccia delle condizioni di partenza. Il nostro universo potrebbe essere nient'altro che "un" universo, una bolla originatasi da un magma caotico di fluttuazioni quantistiche, in un altro universo infinito e senza origine.

Di recente, Paul Steinhardt e Neil Turok hanno proposto uno scenario alternativo. L'universo potrebbe aver avuto origine dalla collisione tra due "membrane", oggetti previsti dalla teoria delle stringhe: una delle membrane sarebbe il nostro spazio tridimensionale, l'altra sarebbe uno spazio analogo separato da un'ulteriore dimensione microscopica. Secondo il modello di Steinhardt e Turok, lo scontro tra i due "mondi" può spiegare la produzione di radiazione necessaria all'inizio "caldo" dell’universo. E l'urto tra le membrane sarebbe un evento ciclico, destinato a ripetersi innumerevoli volte in un universo eterno. Steinhardt e Turok si spingono fino a ipotizzare che l'energia oscura che sta facendo accelerare l'espansione dell'universo potrebbe essere la manifestazione di una forza di interazione fra le due membrane.

Difficile dire se e quando si potrà decidere quale è lo scenario corretto a descrivere l'origine dell'universo, e se un'origine c'è stata davvero.