19 settembre 2007

Da rosso a blu?

Dicevamo del ‘terraforming’ di Marte. Si tratterebbe di modificare artificialmente l’ambiente del pianeta, in modo da renderlo gradualmente adatto alla vita. È un’idea originariamente proposta, tra gli altri, da Carl Sagan negli anni ‘70, e più di recente propagandata da Zubrin, come si diceva ieri, nel libro ‘The case for Mars’.
È ormai opinione piuttosto condivisa tra gli esperti che Marte abbia avuto in passato un clima più caldo, simile alla Terra, e acqua liquida in superficie. Poi, Marte avrebbe perso gran parte dell’atmosfera, per varie ragioni: cessazione dell’attività vulcanica (che assicura il riciclo dei gas intrappolati nelle rocce), scarsa gravità superficiale (che fatica a trattenere i gas più leggeri) e assenza di campo magnetico (che protegge l’atmosfera dal vento solare). A quel punto, con una pressione atmosferica bassissima e senza effetto serra, la temperatura marziana è scesa a livelli incompatibili con la presenza di acqua liquida.
Zubrin e gli altri seguaci del terraforming marziano, propongono di invertire il processo, in modi teoricamente sensati ma alquanto fantasiosi dal punto di vista pratico. L’idea sarebbe di riscaldare la superficie del pianeta (attraverso specchi in orbita e con la produzione artificiale di grandi quantità di anidride carbonica e di altri gas serra: una cosa, quest’ultima, che sulla Terra purtroppo abbiamo imparato a fare piuttosto bene). In una seconda fase, si impianterebbero cianobatteri e alghe in grado di attivare la fotosintesi su scala globale, producendo ossigeno. Al termine del processo (che secondo Zubrin e soci richiederebbe solo poche centinaia di anni, una stima a dir poco ottimistica), Marte dovrebbe avere un’atmosfera respirabile, clima temperato e acqua liquida. E allora via con le colonie.
Come si vede, si tratta di fantasticherie a briglia sciolta, e non è sorprendente che per ora il loro unico risultato sia stato quello di aver ispirato gli autori di fantascienza. Per esempio Kim Stanley Robinson (peraltro socio della Mars Society di Zubrin), che nella trilogia ‘Red Mars’, ‘Green Mars’ e ‘Blue Mars’, ha immaginato le fasi del terraforming e della colonizzazione marziana, in una saga che copre duecento anni di storia futura.

2 commenti:

  1. Ma il problema della scarsa gravità marziana come lo risolvono? I figli dei coloni potrebbero non aver mai la possibilità di venire sulla Terra...

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  2. Secondo me l'affermazione di Glovox non ha alcun senso. Stiamo parlando di centinaia di anni nel futuro. In un futuro sicuramente oltre la singolarità tecnologica.

    I marziani del 2300 (se esisteranno) non saranno di certo semplici homo sapiens con a disposizione l'attuale tecnologia terrestre.

    Tuttavia, anche pensando a breve termine... che bisogno avranno eventuali marziani di tornare sulla Terra col proprio corpo fisico una volta messo a punto un sistema di "avatar" abbastanza avanzato. Un avatar controllato in remoto... magari non direttamente da Marte (a causa del ritardo nelle comunicazioni dovuto alla distanza tra i due pianeti) ma da un qualsiasi habitat in orbita o dalla Luna?

    Potrebbero benissimo venire in visita sulla Luna, connettersi ad un avatar (biologico, sintetico o una via di mezzo) e scorrazzare per il pianeta Terra restandosene comodamente seduti in poltrona sulla Luna. Il tutto servendosi di qualsiasi organo di senso a disposizione dell'Avatar e controllandolo mentalmente in remoto.

    Ma forse mi spingo un po' troppo oltre...

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