25 luglio 2007

Fine della fantascienza?

Dice oggi Luca de Biase che lui e Sandrone Dazieri hanno parlato e sono giunti alla conclusione che la fantascienza non se la passa tanto bene, oggi, ché a malapena riesce a tenere dietro alle scoperte scientifiche e ai progressi tecnologici, figuriamoci anticiparli. E proprio ieri leggevo su Discover Magazine un articolo che, partendo da considerazioni analoghe, ci andava giù ancora più pesante, decretando che la fantascienza è ormai obsoleta e ci resta solo la fantasy (orrore!). Dice: Wells e Verne profetizzavano, e dopo molto molto tempo arrivava la scoperta. Adesso la scoperta arriva prima, prevedere il futuro è diventato impossibile, e il lettore si annoia. Io ci aggiungo: è sempre più difficile inventare qualcosa di soprendente ma credibile. O è plausibile ma già vista, oppure è troppo grossa per crederci.

4 commenti:

  1. E' vero, ma una cosa interessante può essere analizzare dal punto di vista sociologico l'impatto delle nuove tecnologie, anche se ormai quasi presenti. Un esempio è il ciclo dei mendicanti di spagna di N.Kress, che racconta la storia del primo gruppo di umani "potenziati".

    Inoltre ci resta la hard sci-fi, scritta da persone competenti (e spesso con lauree in materie scientifiche), che rende un po' meno ridicole le cose "troppo grosse per crederci".

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  2. Squillo di trombe e rullo di tamburi, perché questa è la prima volta che esprimo il mio punto di vista sull'argomento science-fiction da quando sono diventato uno scrittore di science-fiction (va bene, non ci credo neanche io, ma per fortuna o per sfortuna - sua - c'è qualcuno che se ne è convinto e piano piano la psico-guerra sta penetrando la resistenza di default del mio firewall neurale). Quindi...

    Non ha alcun senso sostenere che la fantascienza debba prevedere il futuro, come si saranno resi conto tutti quelli che abbiano letto in vita loro almeno una dozzina di (buoni) libri di fantascienza. La previsione (intesa come estrapolazione) tocca alla scienza, non alla fantascienza. La fantascienza deve immaginare panorami, scrutare nel buio, speculare sul futuro. Il che la porta a essere molto simile alla scienza, assumendo la sua stessa tendenza alla precognizione, ma preservando una propria peculiarità. Il metodo scientifico si basa sui dati. La fantascienza deve immaginare i dati. E non può spararli lì, deve essere estremamente attendibile nell'immaginare i dati di domani per spingere lo sguardo fino al giorno successivo. E' la sua essenza, che così la porta a mescolarsi con l'immaginario. Perché quando ci piglia (e con Clarke, Dick, Pohl, Gibson, finora ci ha preso, e presumo ci prenderà presto anche con Vinge, Morgan, Stross, Egan, MacLeod, etc.) la fantascienza fa sentire il proprio impatto sul mondo. Mutandolo a propria immagine e somiglianza...

    E sì: è l'impatto sociologico della tecnologia che ci interessa. E' da quello che dipende il futuro. Oggi come oggi, non vale la pena pensare ad altro... Ben detto anisotropie!
    Irriverentemente ;-)
    X

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  3. Magnifico, sapevo che con questo post avrei stanato X, che di SF ne capisce parecchio. (Ma grazie anche ad anisotropie per il commento, che condivido.) Sono stato volutamente tranchant e provocatorio, già dal titolo (ma c'era il punto interrogativo). Secondo me, la SF deve immaginare (e all'occorrenza prevedere, nel senso letterale di vedere prima) scenari plausibili. Anticipare, chiedersi "cosa faremmo se?". Per me, come lettore, gran parte del fascino sta proprio nella plausibilità della proiezione.

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  4. E così era una trappola... Vabbe', alla fine sono stato costretto a estendere il discorso sul mio blog ;-)

    X

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