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16 giugno 2007

Déja vu

Da queste parti abbiamo già parlato di John Cramer: era quello che aveva tradotto in un suono i dati sulle fluttuazioni della radiazione cosmica di fondo raccolti dal satellite WMAP. Ma di Cramer, professore all’università di Washington e scrittore di fantascienza, si torna a parlare in questi giorni per qualcosa di molto più insolito, qualcosa che costeggia pericolosamente il confine tra scienza e… beh, diciamo scienza “controversa”. Qualcosa che ha a che fare con uno dei concetti più sfuggenti della meccanica quantistica, un campo della fisica già di per sé piuttosto difficile da afferrare anche nei suoi aspetti più consolidati. Si tratta dell’entanglement: quel fenomeno per cui due particelle elementari (per esempio due fotoni), anche se separati da distanze abissali, continuano apparentemente a comunicarsi instantaneamente informazioni sul proprio stato fisico. È una delle (tante) cose che Einstein non riusciva proprio a mandare giù della meccanica quantistica. La definiva una “inquietante azione a distanza”, esemplificata dal cosiddetto paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen.

Le interpretazioni più comuni della meccanica quantistica spiegano il fenomeno senza ricorrere a comunicazioni istantanee tra le particelle. Ma Cramer, invece, sostiene un’altra interpretazione, che prevede che le particelle effettivamente comunichino, ma attraverso segnali che viaggiano anche indietro nel tempo. Per mettere alla prova questa ipotesi, Cramer ha escogitato un complesso apparato sperimentale (descritto in qualche dettaglio in quest’articolo e, in maniera meno tecnica, qui e qui) che dovrebbe essere in grado di rivelare un segnale laser 50 microsecondi prima che esso sia stato emesso…

Confusi? Anch’io, così come tutte le agenzie a cui Cramer ha chiesto soldi negli ultimi anni per costruire l’esperimento. L’idea di Cramer è, comprensibilmente, circondata da un forte scetticismo. Ma, ehi, in fondo la scienza si basa sul metodo sperimentale, no? E allora, facciamo una prova e vediamo. Lo stesso Cramer si dice assolutamente pronto a un risultato negativo, da cui potremmo comunque imparare qualcosa. Pare che anche altri la pensino in questo modo, perché alla fine Cramer è riuscito a racimolare oltre 35 mila dollari da donazioni private, e l’esperimento si farà. In fondo, non è una grande cifra, se si pensa a quanti soldi si sprecano in modo molto più discutibile, e comunque si tratta di contributi volontari, per cui nulla è stato sottrato a ricerche sicuramente più importanti. Quindi, tutti contenti, e staremo a vedere…
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