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14 novembre 2006

La guerra di Dawkins


Nei blog scientifici anglosassoni in questi giorni si parla molto dell'ultimo best-seller di Richard Dawkins, "The God delusion" ("L'illusione di Dio") e, in generale, del confronto tra scienza e religione, che ultimamente sembra essere sempre più acceso.

Gli obiettivi dichiarati del libro di Dawkins sono due. Intanto, dimostrare che qualsiasi idea di Dio (non importa quanto sofisticata) è incompatibile con una visione razionale del mondo. Ma soprattutto, a Dawkins preme molto che gli scienziati (e gli intellettuali in genere) scendano apertamente in campo contro la religione, vista come fonte di tutti i mali del mondo. In altre parole, il bersaglio polemico di Dawkins non sono tanto i fondamentalisti (quelli che credono che l'universo sia stato fatto in sei giorni, che abbia 6000 anni, e che l'uomo sia stato creato soffiando sulla creta) ma soprattutto i moderati: tanto tra i credenti, quanto, e a maggior ragione, tra gli agnostici. Non c'è spazio per posizioni problematiche, come quelle di altri illustri scienziati (peraltro notoriamente scettici) quali Carl Sagan o Stephen Jay Gould (duramente criticato da Dawkins per aver introdotto il concetto di non-overlapping magisteria, la separazione netta e la pacifica convivenza tra cose di scienza e cose di fede).

Finora, la chiamata alle armi di Dawkins non ha avuto molta fortuna. Il critico di formazione marxista Terry Eagleton ha stroncato il libro. Un po' meno dura ma ugualmente molto critica la recensione di Jim Holt sul New York Times. Anche Lawrence Krauss su Nature, non è rimasto molto convinto dall'approccio di Dawkins. Infine, su Wired, Gary Wolf ha maturato un sofferto "no, grazie" al termine di una lunga inchiesta di copertina (ben sintetizzata qui).
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