
La prossima settimana inizio a insegnare un po' di astrobiologia (l'indagine scientifica della possibilità di vita nell'universo) agli studenti della laurea specialistica in Scienze dell'Universo a Tor Vergata. E' già il terzo anno che tengo questo corso che, per quanto ne so, è uno dei pochi del genere in Italia. All'estero come al solito sono più avanti, ma da noi ogni tanto c'è ancora qualche collega che prova a fare lo spiritoso ("Cerchi gli omini verdi?", o roba del genere...).
Ovviamente, non c'è nessuna evidenza che la vita, anche nelle sue forme più semplici, si sia sviluppata al di fuori della Terra, ma ciò non toglie che porsi il problema in modo scientifico sia molto affascinante. Una delle cose che rende l'astrobiologia interessante, secondo me, è che essa è interdisciplinare per definizione: bisogna mettere insieme competenze che vengono dall'astrofisica, dalla biologia, dalla geologia, dalla planetologia, dalla chimica e così via. Ma questo rende anche il compito estremamente arduo. Peraltro, visto che le speranze concrete di successo in questo tipo di ricerca sono eccezionalmente basse, nessuno fa l'astrobiologo come primo lavoro: per quasi tutti è un interesse collaterale rispetto all'attività di ricerca principale.
Detto questo, il materiale a disposizione non manca. La rivista Astrobiology ha appena pubblicato una guida introduttiva all'astrobiologia scritta da esperti di vari campi, che fa il punto sulla situazione attuale in modo sintetico. Si può scaricare gratuitamente qui.
Un paio di osservazioni. Ho visto che nei tuoi appunti di lezione del corso di Astrobiologia citi anche gli organismi estremofili. Ebbene, essendomene occupato in passato durante la mia tesi di dottorato, ti confido che sono un interessante sistema per studiare la possibilità di vita in ambienti estremamente lontani dalle condizioni climatiche a cui siamo abituati (come potrebbero essercene su pianeti sconosciuti). Basti pensare che Pyrococcus furiosus vive bene ad una temperatura di circa 110 gradi centigradi (!!). La cosa interessante è che a tali temperature la struttura delle proteine dei normali organismi mesofili è denaturata. Invece, negli ipertermofili (questo il nome della categoria a cui appartiene il Pyrococcus ) è invece ben stabile. Questo fenomeno è possibile (sembra) sulla base del fatto che la sequenza aminoacidica delle proteine ipertermofile differisce rispetto alle mesofile in pochissime posizioni chiave che favoriscono la stabilità della struttura da un punto di vista entropicco.
RispondiEliminaLa mia seconda osservazione invece prende spunto da una recente scoperta (che forse hai già appuntato nel tuo blog) della polvere di stelle catturata dalla sonda Stardust, pubblicata su Science. E' curioso, e al tempo stesso interessante, scoprire che alcuni dei mattoni chimici fondamentali per la presenza di forme di vita siano presenti negli spazi interstellari (ed in particolare nelle comete).